ELDORADO commented on PER UN’ERMENEUTICA DELLA NUVOLA …
Fiabe, fischi e nuvole
“Aspetta aspetta aspetta… che a me questo post di Galax è piaciuto apparecchio e mi ha acciso in testa un certo non so chi … fatico un po’ ma ci sto: è bella quest’erme-nautica della Nuvola quale libertà di sognare un mondo-altro-non-so-come che i ragazzi di …. che … però …
Si, proprio così: ho un amico che si chiama Ulisse. E’ un uomo dell’industria. Ha avuto nel passato grandi responsabilità a Pomigliano d’arco, all’Alfa, prima della Fiat di Marchionne. Se ne è andato da non molto sbattendo la porta. E’ “scivolato” così verso la anticipata pensione. Attiva però.
Infatti scrive fiabe. Ogni tanto me ne manda una. Quella di oggi inizia così, galaxica:
“In un giorno di festa, festa della Repubblica, 2 giugno scorso, alcuni bambini curiosavano coi genitori in un mercatino di vecchie cose. Tra i molti oggetti esposti c’era anche un canestro impolverato e coperto da giornali ingialliti dal tempo.
Incuriositi, i ragazzi sollevarono i giornali e notarono delle piccole figure che correvano a nascondersi sotto le pagine vecchie stampate. Ancora più strano era che, mentre cambiavano di posto scoperte e spaventate, queste figurine emettevano un leggerissimo suono. La curiosità cresceva. Uno dei ragazzini decise così di togliere via tutti i giornali.
A questo punto le strane forme si riunirono, tenendosi per mano per infondersi coraggio e, insieme, fecero capire agli estranei scopritori che dovevano smetterla di rovistare. Rassicuratesi, uno di loro raccontò poi con un filo di voce di essere il capo famiglia di un gruppo di fischi in pensione. Ed erano per questo molto tristi: non fischiavano più, non avevano più fiato. Erano fischi sfiatati ….”
Opero un grande taglio e salto più avanti, a quando: “… i bimbi presero il canestro con il loro contenuto sfiatati e seguirono dei merli canterini nel bosco. Decisero poi di fermarsi in una vallata giulia e giuliva molto bella. Era ampia, silenziosa, colorata: invitava a giocare, a fantasticare, ad ascoltare ed essere ascoltati. I fischi del canestro ripresero coraggio e ritornarono così allegri e desiderosi di farsi sentire, si misero a fischiare ognuno a modo proprio rallegrando i bambini i quali, con il naso all’insù, li ascoltavano e tentavano di imitarli.
Le nuvole del cielo, divertite dalle evoluzioni dei merli e dall’esibizione dei fischi, chiesero di partecipare a quel fantastico gioco offrendo la propria capacità di trasformarsi nelle forme volute. Tutti insieme, allora, pensarono di utilizzarle a volte come sculture, altre volte come uno schermo per riprodurre le immagini suggerite dai fischi ri-fiatati. Ai bambini che seguivano con stupore e ammirazione, fu assegnato il compito di dare il via al quel momento di magia.
Un merlo prese dal cesto il fischio maggiore, il capo famiglia, e lo fece volare in alto nel cielo. Era il fischio dei treni dei padroni del vapore. Conservava ancora un portamento risoluto e un aspetto gagliardo e industriale anche se con tante rughe dovute all’età.
Mentre faceva sentire la sua voce robusta, una nuvola si trasformò in un trenino che correva e sbuffava da un posto all’altro, affrontava salite e discese con allegria e sicurezza, era guidato da un macchinista sporco di fuliggine, sorridente e contento del suo lavoro. Ad ogni curva il fischio soffiava e dal treno a vapore usciva un’altra nuvola che si aggiungeva alle altre.
Poi fu la volta dei fischi dei carrettieri …. e così una nuvola prese l’aspetto di una vecchia carretta che procedeva in mezzo alla campagna, fino al paese dei balocchi …. Venne poi il turno del fischio del capraio … che fischiò con forza, mentre su una nuvola si vedevano immagini di capre e pecore al pascolo sui fianchi di una montagna incantata . . .”
Vabbè poi continua… salto, taglio ancora, mi aspetta il panino e la birra …. e il caffè.
Così termina la fiaba di oggi del mio amico Ulisse: “I bambini nascosero il canestro con dentro i fischi rinnovati e rallegrati in una grotta ben protetta, salutarono con simpatia i loro amici merli e si avviarono fischiettando verso casa. La mamma aprì loro la porta … anche se non aveva udito suonare il campanello.” Magia della fiaba, mulino bianco, luna rossa.
Bella no? A me pioce.”
Saluti,
Eldorado




