CENTRI MINORI DEL LAZIO … DA UN SECOLO … PIATTO FORTE DI VALLE GIULIA …

sergio 43 commented on: NUOVA CORVIALE …

“Egregio Prof. Mazzola, prima di tutto complimenti. Un riconoscimento al proprio lavoro rende gli anni trascorsi degni di essere vissuti. Però il suo lavoro mi complica la vita e vorrei trovare il bandolo della matassa. Il crollo, ieri come oggi, di tanti centri storici rende poi il suo lavoro al centro dell’attenzione per una, più che eventuale, necessaria loro ricostruzione. Nessuno, specialmente gli sfortunati abitanti (e, visti i responsi geologici che danno l’Italia tutta in movimento, può toccare a ognuno di noi, toccando ferro!), può rinunciare a ricreare i rapporti, vuoi architettonici, urbanistici e sociologici, come lei sottolinea, del proprio ambiente. Nel caso dei paesi emiliani, umbri, marchigiani, abruzzesi et cetera, qual’è, secondo lei, il punto di equilibrio tra una necessaria impostazione anti-sismica del ricostruito e la preservazione dei profili, dei volti direi, di questi paesi? Prima, per esempio, si dovrà fare un censimento per classificare gli elementi di classe superiore: Duomi, municipi, chiese, campanili, rocche, palazzi, profili delle strade più importanti poi, a scendere, tessuti urbani, piazze, mercati, servizi? Questo però è un censimento puramente estetico di elementi emergenti che, anche se fondamentali , possono essere e, quasi sempre lo sono, di poca o scarsa significanza economica mentre, più importante per la gente che oggi vive o sopravvive in quei luoghi, è la ricostruzione delle abitazioni e degli opifici. Da dove cominciare quindi e in che modo? Per esempio, un campanile, una navata, un chiostro può essere ricostruito con un telaio iperstatico da rivestire poi con gli stessi mattoni che giacciono a terra? Una rocca deve, allo stesso modo, essere rialzata in cemento armato prima di ripristinare merli e barbacani? Più facile può essere la ricostruzione del tessuto puù minuto. Case solide e resistenti, ma, in pianta, queste case come debbono essere disposte? Secondo le leggi del vicolo, della piazzetta, degli appoggi reciproci oppure secondo più attuali e ricercati standard di salubrità? Più che sicuro, é certo che, se la ricostruzione fosse lasciata solamente alle odierne leggi e rapporti economici si preferirebbe fare piazza pulita. Non dico che si riproporrebero tanti più o meno piccoli Zen, Corviali e Vele (tutti abbiamo visto gli inumani risultati di questi progetti) ma, e per chi vi deve abitare dopo aver vissuto nei, tanto scomodi il più delle volte ma tanto graziosi per i turisti, tesssuti storici, la soluzione data all’Aquila, potrebbe essere vista come altamente positiva anche se estranea alle loro abitudini. Per risolvere questa questione si potrebbe partire dal suo lavoro. Prendiamo il suo progetto per il Corviale. Il risultato è la riproposizione di tessuti famigliari. Da ragazzo venni coinvolto dal Professore di Urbanistica Mariano Pallottini in uno studio del CNR sui “Centri Storici del Basso Lazio”. Rilevammo Terracina, San Felice Circeo e Cori. Ne rilevammo prima il sistema urbano, il Corso , la Piazza, i vicoli, poi ne censimmo il costruito per cui, per esempio a Terracina potevi partire dalle cantine di epoca sillana fino alle sopraelevazioni settecentesche e oltre. Il Professor Pallottini, marchigiano come me, mi regalò poi un suo libro sui centri storici delle Marche. Tra quelle sperienze e la sua vedo una pedissequa, e lo dico con ammirazione, riproposizione di quei temi. Però al di là delle gradevoli e significative piante e prospettive, qualcosa, uno scarto ci deve pur essere, se non fosse altro per le normative urbane di oggi. Dove è la soluzione? Mi scuso se ho detto cose confuse, anzi debbo sospendere un discorso per il quale lei ha scritto tanto ma debbo andare a prendere le nipotine da scuola.
La saluto cordialmente!

L’edificio comunale di Terracina …

piccolo capolavoro di “Scuola Romana” …

artro che er postmoderno de la prateria …

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5 risposte a CENTRI MINORI DEL LAZIO … DA UN SECOLO … PIATTO FORTE DI VALLE GIULIA …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Sergio 43,
    la ringrazio per i complimenti, e mi dispiace se poss averle complicato la vita.
    vorrei avere il tempo che le sue domande richiedono per poterle rispondere in maniera completa, purtroppo in questi giorni sono combattuto tra il voler scrivere sul terremoto dell’Emilia e il dover consegnare un grande progetto per Mosca che, detestando lo sfruttamento dei giovani, sto facendo interamente da solo e devo presentare entro la fine del mese.
    Coe lei ben sa, io sono per la ricostruzione com’era dov’era, indipendentemente dal “valore” del monumento, poiché l’intero tessuto urbano è un monumento e, qualora venisse meno un determinato ambiente, anche il “monumento di valore” ne risulterebbe mortificato.
    Dopo aver visto molte immagini televisive, mi limito però a fare delle osservazioni a cui, spero, altri daranno delle risposte:
    1) come mai edifici che sono passati indenni per secoli ai movimenti tellurici sono venuti giù proprio ora e per una scossa inferiore al 6° Richter?
    2) quanti di quegli edifici crollati sono stati manomessi negli ultimi 70 anni sostituendo le strutture orizzontali originarie con solai e travi rigide il sui comportamento statico è ben diverso da quello dell’edilizia tradizionale?
    3) se non fossero stati costruiti con rigide e monolitiche pareti e solai prefabbricati, ma con muratura e travi in legno e/o ferro, quanti di quei poveri operai sarebbero sopravvissuti al terremoto?

    Le mie sono delle accuse pesanti, ma reali: già in occasione del terremoto di L’Aquila s’è potuto vedere come il crollo della cupola e del soffitto della Chiesa delle Anime Sante è stato causato dal folle restauro di “consolidamento” terminato solo 5 mesi prima del crollo!!

    Io penso che si debba tornare ad insegnare anche altre soluzioni che non solo quelle del c.a., poiché gli edifici rimasti integri in Abruzzo, da L’Aquila a Santo Stefano in Sessanio ci dimostrano che, non solo l’edilizia tradizionale – se ben realizzata – ha un ottimo comportamento statico, ma anche che esistono tecniche pre-moderne di progettazione antisismica perfettamente valide, per esempio quelle riscontrabili in Abruzzo, che sono le stesse molto ben documentate nel Manuale del Recuper del Centro Storico di Palermo, un libro utilissimo che, a causa della nostra ignoranza, la Flaccovio ha tolto dal commercio!! (Vergogna!) Inoltre gli edifici storici tendono ad assestarsi e non a collassare effetto “pan-cake”, lasciando altissime probabilità di salvezza per gli abitanti … quelli che sono collassati in questo modo sono quelli i cui orizzontamenti erano stati cambiati più o meno recentemente.

    Per una più ampia discussione su ciò che dico, la rimando a questi miei scritti disponibili on-line:
    Sul crollo di Barletta:
    1. “Demolizioni facili” https://archiwatch.files.wordpress.com/2011/10/barletta-demolizioni-facili.pdf
    2. “Il Dolore non ha prezzo – Barletta, una Tragedia evitabile” https://archiwatch.wordpress.com/2011/10/07/il-crollo-di-barletta/
    Sul crollo di Pompei
    3. “Sui Danni Al Patrimonio Artistico Derivanti Da Una Cultura Monodirezionale” Il Covile Nr. 616 – http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_616.pdf
    Sul falso storico:
    4. “Riflessioni Sul Falso Storico” http://www.de-architectura.com/2009/07/riflessioni-sul-falso-storico.html
    Sul terremoto in Abruzzo:
    5. “Archistars per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo? Qualche suggerimento per scongiurare un possibile scempio” Covile Nr. 527 – http://www.ilcovile.it/news/archivio/00000531.html
    6. “Considerazioni di un Architetto sul terremoto in Abruzzo” Il Covile Nr. 527 – http://www.ilcovile.it/news/archivio/00000524.html
    Sul perché dovremmo tutelare l’artigianato:
    7. “Come e perché tutelare la tradizione artigiana a servizio dell’architettura” Il Covile Nr.508 – http://www.ilcovile.it/news/archivio/00000512.html

    quanto all’edilizia che io ho proposto per il Corviale, ritengo che per coerenza progettuale e metodologica, degli edifici tradizionali debbano seguire deterinati canoni, non solo per ragioni estetiche, ma soprattutto perché aiuterebbero a sviluppare una vasta manodopera specializzata che, oltre a generare opportunità di lavoro e a far sì che determinate capacità non vadano perse per sempre, aiuterebbe a ridurre il costo del restauro del nostro patrimonio grazie alla sana competizione che verrebbe a determinarsi nel settore dell’artigianato edilizio.

    Cordiali saluti
    Ettore

    PS
    Non mi chiami “professore”, diamoci del tu perché non amo le distanze, è una cosa che chiedo di fare ai miei studenti già dal primo giorno di lezioni

    • memmo54 ha detto:

      La legislazione “impone” solai infinitamente rigidi…
      Questo tipo di solaio o copertura è la ragione prima della maggior parte dei crolli (.. non dei dissesti locali : ma dei crolli si… )
      La legge è scritta da chi conosce, e riconosce, solamente i “maestri” della propria disciplina, quelli che li hanno entusiasmati con l’oratoria confidenziale, a “braccio”, di cui serbano ricordo imperituro.
      Non molto differenti dai maestri della nostra disciplina di cui molti ricordano volentieri la simpatia e l’affabilità sorvolando pietosamente sulle sciocchezze disseminate in giro per il paese.
      Costoro conoscendo in maniera teorica ma superficiale, cartacea (…”scientifica” verrebbe spontaneo dire…) le caretteristiche del c.a. lo mescolano ( …o lo lasciano mescolare…che fa lo stesso.. ) allegramente a materiali tradizionali che hanno una logica totalmente diversa; costruendo, in somma, un vero e proprio letto di Procuste cui misurare ed adattare ciò che esula dalla propria formazione.
      Saluto

    • Ogni tanto leggendo capita di incontrare un architetto.
      E siccome do’ per buono quello scrive, un architetto pure con dei principi etici oltre con delle idee chiare (non mi interessa quanto condivisibili).
      Conosco altri architetti che saranno tali ma a principi etici scarseggiano parecchio, per non dire delle idee sull’architettura.
      Ma se ce n’è uno tra tanti 140mila passacarte viene da sperare e da crederci ancora.

      Un saluto dal passacarte…
      e per lo più virtuali.
      :G

  2. Simone il polesano ha detto:

    L’autore del progetto del municipio, chi è?

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