GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 7 …

Si sente il bisogno di ricominciare dall’edilizia tradizionale quando
con quella contemporanea si è andati così in là che si è fatto tutto il
giro e tutto un giro in architettura era stato bell’e fatto già tra le
due guerre. Quando ci si rende conto che la specificità del proprio
mestiere non è più “costruire”, tanto si riesce a far stare in piedi
qualsiasi cosa (pagando, s’intende). Quando si comprende che non ci
viene più richiesta una risposta, per quanto modesta, al problema del
senso dell'”abitare dell’uomo” ma piuttosto la distrazione da esso,
tanto ci si adatta ad abitare dovunque (pagando molto, s’intende).

Alcuni architetti tornano all’architettura di base quando gli diviene
insopportabile che gli sia commissionata l’espressione di uno Stile, il
“loro”, fosse anche vuoto e superficiale, l’importante è che sia
inconfondibile. La società civile paga quell’architettura (architettura
come «Emozioni costruite» – «Speranza di cose sperate») non perché ha
intenzione di riconoscersi in essa, quanto piuttosto per sentirsi
raccontare una favola in cui credere religiosamente, una «Profezia» di
un Mondo Diverso possibile grazie al lusso del Nuovo, cibo per gli
occhi con cui ingozzarsi, ignorando in mala fede, mangiata dopo
mangiata, gli inevitabili danni alle coronarie.

L’architettura, non solo svedese e non solo rurale, si può pensare di
due tipi (la possibile sintesi tra essi è già una declinazione di
variante a questi due schemi fondamentali): a “transenna”, realizzata
costruendo separatamente prima l’ossatura di sostegno e poi le chiusure
con tamponature non portanti, oppure “muraria” in cui il problema
statico e quello funzionale del riparo sono risolti con un’unica
operazione. In entrambi i casi i materiali sono relativamente
ininfluenti alla costruzione razionale dell’architettura. Una baita di
tronchi è muraria tanto quanto una casa mediterranea in pietra solo che
è costruita con “pietre” di legno di sezione circolare e lunghe sei
metri. In ambedue i casi le nodalità lineari all’incontro degli alzati
e alla giunzione di questi e il terreno e la copertura, sono un
problema tecnologico specializzato che richiede particolare cura. Negli
angoli tra le pareti, ad esempio,  avremo nel primo caso incastri a
intaglio eseguiti con l’accetta, nell’altro bugne adattate con lo
scalpello e legate da malta.

Generalmente basse per non opporre troppa resistenza al vento, in
Svezia le fattorie tradizionali sono un aggregato di diverse cellule
unite per il lato corto in modo che i corpi di fabbrica, della stessa
altezza e adattati degradando alla pendenza del terreno, definiscano
delle corti protette.
Quella in figura, conservata nel museo all’aperto di Skansen e
risalente al XIV secolo, è definita dalla residenza padronale,
l’edificio più grande in alto, e, in senso orario, dalla stalla, poi un
magazzino doppio, un deposito a due piani, capanni di uso diverso,
fienile, magazzino del mais, cella frigorifera e, a ricongiungersi con
la prima casa, l’abitazione dei nonni.

Giancarlo Galassi :G

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4 risposte a GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 7 …

  1. AGGIORNAMENTO LINK AI POST PRECEDENTI

    Post 0 – Premessa emotiva

    Post 1 – Razionalismo e principio di necessità

    Post 2 – Paesaggio ambiente architettura

    Post 3 – Fuori stagione

    Post 4 – Estate scandinava

    Post 5 – Karl-Erik Forsslund

    Post 6 – Carl & Karin Larsson

    vedi anche:

    Memorie nordiche : dove tra i commenti ci sono alcune mie precisazioni che sembrano più una excusatio non petita, accusatio manifesta.

    Hanno commentato “Asplund in ordine sparso” in ordine di apparizione:
    Emanuele Arteniesi, Filippo De Dominicis, Stefano Salomoni, Eugenia Penna, Il Palazzo, Antonio C., Vittorio Corvi e Ctonia che ringrazio tutti insieme e uno per uno.
    A loro sono venuti in mente Luigi Moretti, Ragnar Ostberg, Kay Fisker, San Francesco, Federico Fellini, Christian Norberg Schulz, Luciano Semerani, Ernesto Nathan Rogers, Giuseppe samonà …

    Bibliografia consultata finora e fonti delle immagini (escluso quanto trovato sul Web):

    1950 – Holmdahl Gustav e a., Gunnar Asplund Architect 1885-1940, Tidskriften Byggmästaren, Stockolm
    1959 – Capobianco Michele, Asplund e il suo tempo, Tip. R. Licenziato, Napoli
    1969 – Hansen Hans Juergen, Architetture in legno, Vallecchi, Firenze
    1980 – Wrede Stuart, The Architecture of Erik Gunnar Asplund, Mit Press, Cambridge-London
    2000 – Zevi Bruno, Erik Gunnar Asplund, Testo&immagine, Torino (1a ed.: Il Balcone, Milano 1949)
    2011 – Adams Nicholas, Gunnar Asplund, Mondadori Electa, Milano

  2. emanuele arteniesi ha detto:

    aggiungerei senz´altro all´ottimo GG che l´architettura tradizionale e´ mazzo enorme, calli e tensione sulle spalle, pause caffe´ finalmente meritate, qualche bestemmia… i famosi incastri che tanti librotti mostrano sono disegnati sul tronco con speciali compassi con bolla. Al finale, topografia, geometria, botanica, Il tronco ha due estremita’: latva e tyvi che sono diverse evidentemente, ecc.
    Poi con l´accetta c´e’ da morire.
    C´aveva ragione Tom Sawyer: se stai nel pieno mazzo, fischietta e fai vedere che ti diverti. Qualche grullo che sale sul muro e si mette a trapanarlo a mano verticalmente per inserire i tappi tra i tronchi finisci per trovarlo.

  3. emanuele arteniesi ha detto:

    Jugenstil pontino, alcuni anni dopo Parigi ´900 e il padiglione di Gallen Kallela, Saarinen, Gesellius e Lindgren.
    Alcuni anni dopo il gruppo di Scandinavi, Gallen-Kallela e Munch, con Scheerbart a Berlino nel 1894-98.

    http://www.google.fi/search?q=duilio%20cambellotti&oe=utf-8&rls=org.mozilla:fi:official&client=firefox-a&um=1&ie=UTF-8&hl=fi&tbm=isch&source=og&sa=N&tab=wi&ei=IPDFT4zDEcyO4gT9sZGzBQ&biw=1152&bih=735&sei=JPDFT-alKsSp4gSLnrjFBQ

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