EMILIO GARRONI … AUTORITRATTO … FILOSOFICO …

“Con questa curiosità Estetica forse raccapricciante ho contratto più di
un debito in molti sensi.
Un saluto,”
Giancarlo Galassi :G

Da «Per leggere l’Autoritratto di Emilio Garroni»
di Alberto Olivetti

L’Autoritratto ad olio su tela dipinto da Emilio Garroni fra il 1983
e il 1984 si articola in tredici comparti a costituire un polittico
quadrato che misura ai lati centoquindici centimetri. Un gioco di
cesure in continuità a separare, a resecare, ad amputare condotto con
asettica fermezza a cominciare dalla dissezione autoptica dei connotati
del proprio volto.

Galleggia sbarrato l’occhio destro nello spirito che conserva le pere
in un alberello di vetrone.

Il sinistro scruta, al fiore dello sciroppo, nella trasparenza vitrea
di un vaso da farmacia, tra le immerse albicocche.

Adagiato su un tessuto di grezzo cotone, l’orecchio destro si
appoggia a due volumi, la Critica del giudizio tradotta da Alfredo
Gargiulo per i Classici della filosofia moderna di Laterza e la Kritik
der Urteilskraft, per la cura di Wilhelm Weischedel, ottavo tomo dei
Werke in Zehn Banden della Wissensschaftliche Buchgesellschaft di
Darmstadt.

In altro comparto, sulla medesima stoffa, giace l’orecchio sinistro,
il lobo infilato a una collana di vaghi turchesi e corallini.

Nel pannello centrale, sulla tovaglia, visibili le pieghe della
stiratura, sta un piattino da caffè sbreccato che nelle distrazioni del
dopopranzo non è stato sparecchiato con le altre stoviglie. È possibile
ora, forse non visti, deporvi il naso.

La bocca, intatte le labbra dischiuse, la cute lacerata, è di là, in
bagno, sul bordo di marmo del lavandino. Perché è in casa che la
vicenda si svolge. Autoritratto in un interno: «intanto vivrà così, in
questa casa, senza mutare di posto un solo oggetto…stare come un
oggetto senza nessunissima voglia di giustificarsi agli occhi degli
altri». «Questa casa estranea che abitiamo…ci appare immediatamente
familiare. È il luogo estraneo della nostra familiarità».

Ecco lo studio, illuminato dalla finestra con la tapparella alzata e,
quando il sole è calato, dalla lampada a braccio smaltata di rosso
disegnata da Jacobsen per la Naska-Loris. In un angolo della
scaffalatura la costola gialla d’un volume della Biblioteca di cultura
filosofica di Einaudi, La struttura del testo poetico di Jurij M.
Lotman e Temps et récit di Paul Ricoeur.

In altra stanza, come in uno stemma innalzato a mezz’aria, la mano
destra mozza preme la valvola del flacone d’un insetticida di largo
uso. La sua sperimentata efficacia non preoccupa la nera blatta che
attraversa il pavimento azzurro. È «la sua decisione di sparire» che fa
reclinare il capo a Samsa: «e dalle narici uscì l’ultimo, tenue
respiro».

Intanto la tronca mano sinistra s’afferra al piano d’un tavolo di
legno. Vi sono appoggiati in bilico, sul bordo, Lei di Henry Rider
Haggard e l’album illustrato La misteriosa fiamma della Regina Loana.
Loana si intravede bellissima, la chioma bionda raccolta da un nastro
di porpora piumato, un velo leggero le copre la bocca e una coppa
ricamata d’oro il seno.  […]

……………………….

“Raccapricciante”? …

per essere brutto … è brutto … anzi fa alquanto schifo, …

ma si sa … sarebbe un giudizio … puramente “estetico” …

quindi … privo di senso …

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Una risposta a EMILIO GARRONI … AUTORITRATTO … FILOSOFICO …

  1. giancarlo galassi :G ha detto:

    Come per ogni opera dell’uomo al primo giudizio forse “raccapricciante” segue una intuizione della bellezza e del mistero dell’orrido basato sulla considerazione di TUTTO QUELLO CHE C’E’.

    In questo senso meno si è capaci di fare “associazioni” meno si è in grado di stare in questo mondo meravigliosamente complesso.
    DSempre più parossisticamente complesso.

    A partire da un’incompetenza ad libitum, da un dilettantismo irrisolvibile del nostro emisfero sinistro, senza negare la prima impressione di “pancia” del nostro emisfero destro: capire,intendere, assimilare, concepire, conoscere, afferrare, penetrare,
    scusare, perdonare,percepire, fiutare, captare, presentire, sentire, mangiare la foglia, persuadersi, capacitarsi, spiegarsi, raccapezzarsi, rassegnarsi,intendersi, accordarsi… guidati dal dizionario dei sinonimi di Virgilio e da una curiosità sempre misteriosamente aperta sull’altrui (degli altri/dell’altro) infinito.

    Se tutto va bene, ormai i tempi della mia vita sento che si stringono, e con il permesso del nostro ospite comincio ad accumulare rubriche su rubriche su Archiwatch e forse è ora di “tornare” a Garroni facendo un buono e non inutile ripasso.

    Su questo argomento, a presto (forse).

    Il vs doppio punto G,

    Giancarlo Galassi :G

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