Picchio commented on Parallelismi …
“Abito in via Magna Grecia, non so il mio palazzo, io non mi sento offeso dall’edificio di Morandi.
E ‘grave dottor Mazzola?”
Picchio commented on Parallelismi …
“Abito in via Magna Grecia, non so il mio palazzo, io non mi sento offeso dall’edificio di Morandi.
E ‘grave dottor Mazzola?”
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il problema è che c’è chi fa “architettura” e chi fa “edilizia”.
Palmerini, Vicario e Martini facevano architettura, Morandi e Di Castro si limitavano all’edilizia.
Di Castro, tra l’altro, clonava sempre lo stesso obbrobrio sfregiando Roma dove gli capitava, credo che abbia firmato alcuni tra gli edifici più brutti di Roma.
Del resto finché ci sarà gente nihilista e intellettualoide disposta ad accettare certe porcherie edilizie in nome di un presunto significato nascosto che solo a lei è dato conoscere non possiamo sperare di migliorare le sorti dell’architettura italiana
Egregio dott. Mazzola io l’apprezzo molto per la sua difesa della storia architettonica dalla sicumera di tanti modernisti (vedi Largo della Moretta) ma penso che la sua dottrina metterebbe a segno un punto decisivo se lamentasse, più che l’edificio di Riccardo Morandi ( che cosa si poteva dire e fare in quegli anni ’50 per un progetto di mercato comunale con parcheggio sul tetto raggiungibile con una rampa aerea, con una facciata che proiettava verso la strada la sequenza dei box interni per il commercio e che intendeva riempire una delle ultime aree vuote del quartiere?), il successivo e bolso Centro Commerciale COIN degli anni ’70 che ha sciaguratamente distrutto, sostituendolo, l’edificio che ospitava il vecchio cinema Massimo, guastando e annichilendo, per la sua bruttezza e insignificanza, sia l’omogeneità del semplice e accattivante fronte di ingresso da Sud della via Appia Nuova sia il precedente rapporto più delicato con le prospicienti Porte San Giovanni e Asinara. Non credo sia utile e conveniente fare sempre pollice verso senza distinguere.
caro Sergio,
anche l’edificio della COIN fa parte della stessa serie edilizia palazzinara, senza carattere e senza cuore che ha sfigurato il volto di Roma.
Il fatto che certi edifici appartengano ai “grandi nomi” per me non fa alcuna differenza: Come ebbi modo di scrivere nel mio articolo “Non solo Corviale: rivediamo tutte le periferie!” pubblicato sul n°50 della rivista Radici Cristiane del novembre 2010, la maggior parte delle vergogne perifieriche romane sono state progettate dai “grandi” accademici romani, dando un pessimo esempio ai “piccoli”.
L’unico distinguo possibile è quello tra “ARCHITETTURA” ed “EDILIZIA”.
che belli i due gemelli diversi…
‘E’ IL BELLO DELLA “CITTA’” … CHE’ CHE OGNUNO SE LA FA’ … COME JE VA’ …’, mi permetto di aggiungere ‘SE JE LA FANNO FA’…’.
Audacissima, tra le prime stesure del progetto de La Rinascente di Albini – Helg, la soluzione dei parcheggi in copertura.
Come si dice in gergo informatico:”don’t feed the troll”. L’arroganza dell’ignoranza non va alimentata. Il male dell’antimodernismo lo cura il tempo: le brutture passatiste non sopravvivono alla storia.
Le tre righe più assurde che questo blog possa aver mai ospitato … potrebbero riassumersi nel detto popolare “il toro dice all’asino che è cornuto!”
E’ davvero patetico che ci siano ancora persone che parlino di “passatismo”.
L’unica ignoranza è quella di chi, non sapendo confrontarsi con delle regole, preferisce andare a ruota libera in nome di una visione personale e distorta della modernità.
Come ho più volte ricordato, Viollet-Le-Duc diceva: «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare»