Quando alla realtà sembra si sia sostituito un reality in cui non so
più che valore dare alle cose per la sopravvalutazione narcisistica di
quello faccio; quando perfino l’ironia, ultima arma, diviene un rimedio
peggiore del male scavando più in profondità il fossato che mi separa
dal vero di cui, da sempre, sento il bisogno come il pane, l’unico
rimedio che conosco è tornare a un’architettura dove intuisco più
riuscito il dialogo con l’assolutamente significativo e siccome sono
lento e ignorante e non capisco al volo come quell’architetto abbia
fatto, non mi resta che rileggere, con calma, un’architettura in cui il
morrisiano «insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla
superficie terrestre, in vista delle necessità umane» celebra , del
nostro stare al mondo per appena una quindicina di lustri, laicamente,
l’aspetto sacro.
In italiano ho solo tre libretti, di cui uno specialistico sugli
arredi, e un Controspazio di trent’anni fa (forse ci sarà modo di fare
una bibliografia ragionata ma non è tra le mie priorità), così ho
deciso di fare da me: Asplund in ordine sparso. Lo pubblico qui perché
forse i vostri commenti (ad Asplund) e insulti (a me) possono tornare
utili per rimettermi a terra.
Si parte,
Giancarlo Galassi :G





Bello questo disegno. Sulla scia delle architetturine allegre e leggere dell’esposizione Stoccolma 1930. E’ interessante e un pò misteriosa la differenza tra il metodo compositivo precedente e questo modernismo allegramente portato alle estreme conseguenze di impalpabililità aerea. Sicuramente uno dei numi per gli italiani ma soprattutto il miglior esempio della passione reciproca tra Italia e Scandinavia nei primi trent’anni del novecento. Dal romanticismo modernista nordico degli anni giovanili sotto la guida di architetti come Ragnar Ostberg, che in seguito andrà anche a stuzzicare il giovane Moretti,
https://archiwatch.wordpress.com/?s=memorie+nordiche
a questa parentesi razionalista international del 1930 apparsa tra biblioteca di Stoccolma e municipio di Goteborg.
C’è un bel lotus international che illustra alcuni progetti giovanili:
Luca Ortelli, Tre progetti di Eric Gunnar Asplund, Goteborg 1917 e 1918, Stoccolma 1922, in “Lotus International” n. 61, 1989, pp. 6-23
Giorgio de Chirico. Come nasce un’opera d’arte 1973
domanda: “Cos’è un sole mediterraneo questo?”
GdC: “Mah, spero”
d.: “Ma in molti suoi quadri c’è anche una certa ispirazione nordica”
GdC: “Ah si?”
d.: “Oppure lei pensa che ci sia questa influenza, diciamo così, greca?”
GdC: ” Mah, io non c’ho mai capito niente”
Anche Kay Fisker ci ha lasciato una bella lezione. Da matricola ho avuto la fortuna di incontrare qualcuno che ne aveva studiato a fondo l’opera…del resto l’Accademia di Danimarca era di fronte ai nostri occhi tutti i giorni. Lo stesso Hornbaekhus a Copenhagen…