PASTICCERIA TICINESE …

Simone commented on IL BECCO GIALLO

“Professore, ma l’ha vista la puntata di Daverio su Mario Botta?

Mario Botta Philippe Daverio

Il vulcanico ex-gallerista (che resta comunque uno dei pochi motivi per cui continuo a pagare il canone RAI) ha una predilezione tanto consolidata quanto inspiegabile per il Maestro che fa cantine che sembrano chiese e chiese che sembrano cantine (lo ammetto, ho il dente avvelenato per il Santo Volto di Torino), sarà perchè sono quasi conterranei?”

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6 Responses to PASTICCERIA TICINESE …

  1. MAURO ha detto:

    Vede, Marione Botta vanta di aver lavorato con Louis Kahn; “cita” spesso il Maestro, ma dimentica di “variare compositivamente” le sue (o di Kahn) Figure di riferimento. Tutto qui.
    Quanto alla chiesa del Sacro Volto: la prossima settimana (anche se non ve ne importa una cippa!!!) sarò a Torino e ci farò un salto. Forse la domanda più importante, potrebbe essere questa: citazioni a parte – sulla pianta centrica, dagli studi di Leonardo elle prime versioni delle chiese di Khan per Ronchester o Dacca – NELLA CHIESA DEL SACRO VOLTO SI HA IL GIUSTO RACCOGLIMENTO SPIRITUALE PER “INCONTRARE” IL PADRE”?
    La saluto
    Mauro

    • simone ha detto:

      Caro Mauro,

      se a Torino ha tempo di andare per chiese (e rimanendo nel centro storico non è difficile, si inciampa ogni due passi in un gioiello barocco dietro l’altro), faccia un salto anche allo stabilimento del Lingotto, così potrà dare un occhiata (oltre ai lavori di Piano e alla spianata velenosa dove sta crescendo il Fuksattacielo) a un paio di chiese “moderne” ma ancora “chiese”:

      Patrocinio di san Giuseppe:

      http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Torino/Chiesa_del_Patrocinio_di_San_Giuseppe

      Parrocchia Assunzione di Maria Vergine:

      http://g.co/maps/xmtbu

      Tra le due ci sarebbe anche la parrocchia di Santa Monica, dove da una cappellina ottocentesca è cresciuto come un’escrescenza mostruosa un allucinante cubo bianco-latte:

      http://www.studioamoreassociati.it/ImageHandler.ashx?pg=53268bbf-7de1-432f-95b4-3fa7b1015291&section=e8d64977-d45a-44ee-b0ff-e0f170659d55&image=santamonica.jpg&height=550&width=550

      (dietro la “striscia” nera sulla sinistra, completamente inglobata nella struttura, c’è la cappelletta originaria, dove conservano il Santissimo Sacramento, non osando imporgli il martirio successivo di piazzarlo nell’astronave).

      Se non fosse quaresima, le consiglierei anche un giro da Eataly, sempre lì nei pressi…

      • MAURO ha detto:

        Simone, grazie per le prime due indicazioni…
        Buona la definizione di “ancora chiese”…diciamo chiese “composte” da una navata, un nartece, una facciata, etc etc etc. Come dire: un unico “registro compositivo” che va dalle basiliche romane, a “novecento italiano”…il massimo

        Quanto al giro da Eataly (pessimo neologismo, così come pessimo l’edificio…): io sono un cultore del Carnevale, perchè segue sempre una Quaresima….
        Saluti
        MAURO

  2. Simone ha detto:

    Posso maramaldeggiare?

    Camillo Langone, “Il Foglio” 12 dicembre 2006.

    “Caro Mario Botta,
    paragonando la tua nuova chiesa torinese ad Auschwitz io avrò “profanato la memoria della cultura operaia”, come hai pomposamente dichiarato alla Stampa, giornale notoriamente amico degli operai, tu però costruendola hai profanato il Volto Santo che dà il nome all’edificio. Il che è più grave, almeno per me che sono cristiano.

    Tu non lo sei, tu sei un architetto per tutte le stagioni e tutte le religioni, hai costruito una sinagoga, stai progettando una moschea, hai trasformato il vecchio “Francia e Spagna purché se magna” nel più attuale “Dio o Allah abbiamo da campà”.
    Purtroppo non sei cristiano anche se frequenti preti e cardinali nessuno dei quali, che Dio li perdoni (io non ci riesco), ha trovato il tempo per spiegarti importanza e significato delle ultime parole di Gesù agli apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Avessi leggiucchiato il Vangelo sapresti che essere cristiani è compatibile con tutto, anche con l’essere un architetto seriale e poco originale (chissà perché le tue cose migliori mi ricordano sempre Aldo Rossi), con tutto ma non con un’attività di propaganda monumentale a favore di altre religioni.

    Non voglio risolvere in dileggio questa mia lettera anche se la mia stima nei confronti dell’architetto Botta è bassissima, siccome in strada Garibaldi a Parma devo passarci una volta al giorno e la tua vacua presunzione non solo la vedo ma la sento, confitta nell’anima della mia città. Nella mia anima, quindi. Al posto del Palazzo Ducale (Maria Luigia: mai sentita nominare?) tu hai messo un pratino, e delle vasche, e dei faretti che passato poco tempo dall’inaugurazione sono in buona parte rotti così che gli spacciatori africani possano meglio spacciare, e qualche volta, a loro discrezione, accoltellare.
    […]
    Non voglio dileggiarti ma purtroppo le tue opere parlano da sole. Tu hai detto alla Stampa che sono un “perverso dentro” e ci hai preso. Non so come hai fatto ma ci hai preso, mi eccito in strani modi, sono proprio un cattivo ragazzo. Il problema è che tu sei un perverso fuori.
    Io faccio del male a me stesso, tu a intere città. Non ho mai incontrato l’uomo Botta ma conoscenti comuni ti descrivono affabile, disponibile, alla mano. Non ne dubito. Io sono un mostro devoto e tu sei la brava persona che costruisce chiese che umiliano Dio perché lo rinchiudono in forme non proprie che potrebbero essere di banche, industrie,centri commerciali.

    A Torino hai costruito una chiesa che non sembra una chiesa e anche in questo sei poco originale, Mario, perché da decenni centinaia di tuoi colleghi fanno altrettanto. Non lo dico soltanto io, lo dice anche Marcello Veneziani nel suo “Contro i barbari”: “Ma perché la chiesa di Monte Sant’Angelo mi ricorda ancora la fede, il sacro e la civiltà cristiana e quella avveniristica di San Giovanni Rotondo mi ricorda la palestra o l’auditorium?”. Ma Veneziani è di destra quindi non conta.

    Lo dice anche Giovanni Lindo Ferretti nel suo “Reduce” ma Ferretti ama il latino liturgico quindi non conta nemmeno lui, i tuoi progetti sono rivolti a palati post-conciliari.
    Lo dice anche Mauro Corona nel suo “I fantasmi di pietra” ma Corona è un montanaro, al massimo capirà di galli cedroni.
    Purtroppo per te lo dicono anche gli scrittori urbani dell’antologia “Periferie” edita da Laterza (autori non di destra e non lefevriani, garantito). Emidio Clementi descrive sconsolato una chiesa bolognese del quartiere Barca: “Entrata di vetro più simile all’ingresso di un ambulatorio che a quello di un tempio”. Silvio Bernelli parla di una chiesa torinese, non la tua, un’altra: “La colata di cemento che sale fino al campanile sembra un trampolino per lo sci”. Insomma queste chiese anonime non convincono nessuno, né giovani né vecchi, né atei né credenti. Non convincono nemmeno il Papa: “Nell’arte sacra non c’è spazio per l’arbitrarietà. Dalla soggettività non può venire alcuna arte sacra” (Joseph Ratzinger, “Introduzione allo spirito della liturgia”).

    La tua chiesa del Volto Santo non è brutta e non è bella, semplicemente non funziona come chiesa. Sarebbe un’esaltante centrale nucleare con quei grossi sfiatatoi, ricorda la centrale elettrica inglese che appare sulla copertina di “Animals” dei Pink Floyd. Disgraziatamente non esercita alcun richiamo religioso e fa venire voglia di andare a pregare da un’altra parte, magari in moschea, chissà.

    E il campanile, Mario, dov’è il campanile?

    A te non piacciono i campanili, lo so, perché tu vuoi la privatizzazione della fede. Già con la facciata della chiesa di Genestrerio, in Canton Ticino, dimostrasti avversione per i segni visibili del cristianesimo, impegnandoti allo spasimo per occultare il campanile pre-esistente.
    A Torino al Volto Santo hai sfruttato la presenza in loco di una vecchia ciminiera, “memoria della cultura operaia”, per evitarlo del tutto, il campanile. Quella vecchia ciminiera mi ha ricordato Auschwitz e il paragone ti ha turbato. Mi dispiace ridirtelo ma Auschwitz c’entra eccome, in entrambi i casi siamo nel campo dell’estetica industriale. Disumana. A Torino al posto di una chiesa hai eretto un monumento al lavoro e ogni monumento al lavoro ha una sola didascalia possibile: “Arbeit macht frei”.

    Tu e i tuoi plauditores siete convinti che per ottenere il sacro basti aggiungere retorica al nichilismo, e vi sbagliate. Solo Cristo rende liberi, Mario: devi andare a catechismo prima di fare altri danni.

    Camillo Langone

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    Però bisogna riconoscere che, a parte l’espressione dei “diritti abitativi di ogni piano” (?) che mi ricorda l’espressione “statuto dei luoghi” della legge urbanistica toscana (c’è però molto più fondamento in questa che in quella, anche se sono due formule molto retoriche), Botta è sincero nel racconto del suo processo progettuale quando dice:
    “In realtà io l’ho disegnata quadrata. Poi è stata fatta una pianificazione dell’intorno per cui io mi son visto la casa quadrata confrontata con le facciate delle case dell’intorno. Per sfuggire a questo ho detto: ora la trasformo in rotonda”.
    Codificazione del “famolo strano”.

    Se ho capito bene il piano terra ha il diritto di stare al piano terra, il primo al primo e il secondo al secondo. In effetti c’è anche chi il piano terra lo fa arrivare fino al secondo e in questo caso c’è reciprocità perchè è chiaro che anche il secondo arriva al piano terra. Il primo può appartenere poi a tutti e due o all’uno o all’altro alternativamente. La Zazà in effetti non ammette “diritti abitativi dei piani” perchè è tutto un casino
    Tradotto in italiano cosa vorrebbe dire Botta, che ha scoperto la gerarchia dei piani?
    Saluti
    Pietro

  4. stefano nicita ha detto:

    Io a dire la verità non l’ho mai amato, come progettista, sin dai tempi dell’Università. Preferivo gli originali, cioè Le Corbusier, Mies, Kahn etc…
    Adesso però sto cercando di andare oltre e ammetto che dice cose molto interessanti.
    Complimenti, si è creato un bel dibattito e io rilancio:
    http://dovelarchitetturaitaliana.blogspot.com/2011/12/architettura-e-citta.html

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