“Devi andare a catechismo prima di fare altri danni” …

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Posso maramaldeggiare?

Mario Botta e la Chiesa del Sacro Volto

 Chiesa del Santo Volto, Torino

Camillo Langone, “Il Foglio” 12 dicembre 2006.

“Caro Mario Botta,
paragonando la tua nuova chiesa torinese ad Auschwitz io avrò “profanato la memoria della cultura operaia”, come hai pomposamente dichiarato alla Stampa, giornale notoriamente amico degli operai, tu però costruendola hai profanato il Volto Santo che dà il nome all’edificio. Il che è più grave, almeno per me che sono cristiano.

Tu non lo sei, tu sei un architetto per tutte le stagioni e tutte le religioni, hai costruito una sinagoga, stai progettando una moschea, hai trasformato il vecchio “Francia e Spagna purché se magna” nel più attuale “Dio o Allah abbiamo da campà”.
Purtroppo non sei cristiano anche se frequenti preti e cardinali nessuno dei quali, che Dio li perdoni (io non ci riesco), ha trovato il tempo per spiegarti importanza e significato delle ultime parole di Gesù agli apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Avessi leggiucchiato il Vangelo sapresti che essere cristiani è compatibile con tutto, anche con l’essere un architetto seriale e poco originale (chissà perché le tue cose migliori mi ricordano sempre Aldo Rossi), con tutto ma non con un’attività di propaganda monumentale a favore di altre religioni.

Non voglio risolvere in dileggio questa mia lettera anche se la mia stima nei confronti dell’architetto Botta è bassissima, siccome in strada Garibaldi a Parma devo passarci una volta al giorno e la tua vacua presunzione non solo la vedo ma la sento, confitta nell’anima della mia città. Nella mia anima, quindi. Al posto del Palazzo Ducale (Maria Luigia: mai sentita nominare?) tu hai messo un pratino, e delle vasche, e dei faretti che passato poco tempo dall’inaugurazione sono in buona parte rotti così che gli spacciatori africani possano meglio spacciare, e qualche volta, a loro discrezione, accoltellare.
[…]
Non voglio dileggiarti ma purtroppo le tue opere parlano da sole. Tu hai detto alla Stampa che sono un “perverso dentro” e ci hai preso. Non so come hai fatto ma ci hai preso, mi eccito in strani modi, sono proprio un cattivo ragazzo. Il problema è che tu sei un perverso fuori.
Io faccio del male a me stesso, tu a intere città. Non ho mai incontrato l’uomo Botta ma conoscenti comuni ti descrivono affabile, disponibile, alla mano. Non ne dubito. Io sono un mostro devoto e tu sei la brava persona che costruisce chiese che umiliano Dio perché lo rinchiudono in forme non proprie che potrebbero essere di banche, industrie,centri commerciali.

A Torino hai costruito una chiesa che non sembra una chiesa e anche in questo sei poco originale, Mario, perché da decenni centinaia di tuoi colleghi fanno altrettanto. Non lo dico soltanto io, lo dice anche Marcello Veneziani nel suo “Contro i barbari”: “Ma perché la chiesa di Monte Sant’Angelo mi ricorda ancora la fede, il sacro e la civiltà cristiana e quella avveniristica di San Giovanni Rotondo mi ricorda la palestra o l’auditorium?”. Ma Veneziani è di destra quindi non conta.

Lo dice anche Giovanni Lindo Ferretti nel suo “Reduce” ma Ferretti ama il latino liturgico quindi non conta nemmeno lui, i tuoi progetti sono rivolti a palati post-conciliari.
Lo dice anche Mauro Corona nel suo “I fantasmi di pietra” ma Corona è un montanaro, al massimo capirà di galli cedroni.
Purtroppo per te lo dicono anche gli scrittori urbani dell’antologia “Periferie” edita da Laterza (autori non di destra e non lefevriani, garantito). Emidio Clementi descrive sconsolato una chiesa bolognese del quartiere Barca: “Entrata di vetro più simile all’ingresso di un ambulatorio che a quello di un tempio”. Silvio Bernelli parla di una chiesa torinese, non la tua, un’altra: “La colata di cemento che sale fino al campanile sembra un trampolino per lo sci”. Insomma queste chiese anonime non convincono nessuno, né giovani né vecchi, né atei né credenti. Non convincono nemmeno il Papa: “Nell’arte sacra non c’è spazio per l’arbitrarietà. Dalla soggettività non può venire alcuna arte sacra” (Joseph Ratzinger, “Introduzione allo spirito della liturgia”).

La tua chiesa del Volto Santo non è brutta e non è bella, semplicemente non funziona come chiesa. Sarebbe un’esaltante centrale nucleare con quei grossi sfiatatoi, ricorda la centrale elettrica inglese che appare sulla copertina di “Animals” dei Pink Floyd. Disgraziatamente non esercita alcun richiamo religioso e fa venire voglia di andare a pregare da un’altra parte, magari in moschea, chissà.

E il campanile, Mario, dov’è il campanile?

A te non piacciono i campanili, lo so, perché tu vuoi la privatizzazione della fede. Già con la facciata della chiesa di Genestrerio, in Canton Ticino, dimostrasti avversione per i segni visibili del cristianesimo, impegnandoti allo spasimo per occultare il campanile pre-esistente.
A Torino al Volto Santo hai sfruttato la presenza in loco di una vecchia ciminiera, “memoria della cultura operaia”, per evitarlo del tutto, il campanile. Quella vecchia ciminiera mi ha ricordato Auschwitz e il paragone ti ha turbato. Mi dispiace ridirtelo ma Auschwitz c’entra eccome, in entrambi i casi siamo nel campo dell’estetica industriale. Disumana. A Torino al posto di una chiesa hai eretto un monumento al lavoro e ogni monumento al lavoro ha una sola didascalia possibile: “Arbeit macht frei”.

Tu e i tuoi plauditores siete convinti che per ottenere il sacro basti aggiungere retorica al nichilismo, e vi sbagliate. Solo Cristo rende liberi, Mario: devi andare a catechismo prima di fare altri danni.

Camillo Langone

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1 Response to “Devi andare a catechismo prima di fare altri danni” …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Camillo Langone, non so se si nota, non è appassionato di Botta. Fulminante il titolo dell’articolo sulla Scala che, se ricordo bene, diceva pressappoco: “Tanto rumore per un parcheggio multipiano!”
    A me è sempre parso un ferro da stiro dei ciclopi caduto, chissà come, sopra i tetti di Milano, ma anche come parcheggio non è male.
    Saluti
    Pietro

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