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Però un merito non glielo si può negare a Renato. In quegli anni terribili in cui, a torto o a ragione si aveva paura a uscire la sera per Roma, durante una calda stagione, l’incantesimo in cui si era caduti svanì. Una sera di quell’Estate del 1977 mio cognato ed io decidemmo di uscire, sollecitati da una locandina, lasciando a casa, a scanzo di pericoli, le nostre preoccupate consorti. La serata alla Basilica di Massenzio era dedicata ai film di fantascienza. Sotto le arcate la gente, tanta, più che attenta al film, rideva a crepapelle sulle battute degli spettatori che arrivavano dall’arena durante il film sui “baccelloni” (L’invasione degli Ultracorpi). Sembrava di stare di nuovo nella Roma popolare del dopoguerra, quella che passava le serate riempiendo il cinema della “Parocchietta”, nascondendo con risa e lazzi le paure passate. Forse, chissà, vedevamo in quegli Ultracorpi alieni che si nascondevano nelle cantine di Santa Mira per rubare anima e corpo dei cittadini, altri più pericolosi e più vicini Ultracorpi che ci avevano tenuti in quei lontani anni in una atmosfera di “sinistra” tensione e di loro volevamo finalmente ridere. L’invenzione di Renato segnò un punto di svolta e di risveglio.