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l’ipocrisia di questo testo è a dir poco irritante. Se provenisse da altra fonte potrebbe essere condivisibile, ma venendo dall’Ordine degli Architetti di Roma, uno dei più ideologizzati d’Italia, per non adoperare altri aggettivi fa sì che, quando l’ho letto stamattina m’è venuto un forte mal di stomaco.
Suggerisco agli autori di provvedere al più presto a farsi fare un lifting per cancellare quella profonda ruga verticale che gli separa in due il viso!!
Vuole dire che i nostri coleghi dell’ordine,architetto Mazzola, hanno la faccia come il ….? quando chiedono che “l’architetto torni ad essere riconosciuto dalla società come colui che immagina, progetta, interpreta il mondo che è e che sarà” a me, iscritto a quell’Ordine per legge, molto più prosaicamente ricordano che è vero: nel corso del tempo la prima volta che alcune cose si palesano come tragedia ( ricordiamoci di chi si è provato a progettare il mondo)ripetendosi appaiono sotto forma di farsa.
Replico il commento già lasciato su facebook in risposta ad un architetto che diceva di averci capito poco (non è che avesse proprio torto):
Questo documento è un modo per nascondere la verità sugli Ordini e per sperare di conservare lo status quo. Quali proposte vuoi che facciano! L’unica proposta seria sarebbe quella di proporre un ordine “minimo”, cioè che sia il custode dell’Albo e per il resto creare Associazioni professionali di tipo privatistico la cui iscrizione sia volontaria e non obbligatoria. Quindi un Ordine regionale che abbia solo funzione notarile e associazioni ibere. Processo da non avviare in un giorno ma da preparare con la tempistica giusta. Ogni altra soluzione non cambierebbe niente. Teniamo conto che tolte le tariffe e tolto anche il giudizio disciplinare (che come saprete è stato demandato ad un organo terzo), che ci rimane a fare l’ordine come oggi dato che come oggi non può più essere. Probabilmente gli ordini vogliono prendersi la formazione, boccone ghiotto, ma che invece si risolverà, come è ovvio, in ulteriori costi in tempo e denaro senza alcuna ricaduta positiva. Corsi obbligatori sono infatti garanzia di corsi scadenti.
Quindi questo documento è non solo tardivo, scritto sotto la paura die ssere cancellati, ma anche scadente.
Pietro
caro Cudicini,
se legge bene, nel mio messaggio dico che, se il testo fosse venuto da un’altra fonte l’avrei considerato condivisibile, ma leggendo le cose che l’intero testo recita, a proposito di rispetto, di casta, di garanzie, di etica, se permette mi viene da ridere. Giusto per farle un esempio, una volta, avendo un problema con un cliente moroso, e sapendo che l’ordine metteva a disposizione dei legali, sono andato per una consulenza … ho poi scoperto che la consulenza in sede serviva solo all’avvocato per farsi dei clienti che, per avere una vera consulenza, dovevano andare privatamente da lui. Mi sono sempre chiesto in base a quale principio l’ordine si avalesse di certi professionisti, e mi sono anche dato qualche risposta. Poi potremmo parlare dei vari corsi formativi tenuti presso l’ordine, e vedere chi li gestisce e in base a quali titoli. Poi possiamo parlare del modo ideologico in cui si decide cosa pubblicare e cosa no su AR, ecc. ecc. in poche parole, definirli con la ruga al centro del viso è un eufemismo. Questo non significa che tutti gli architetti di Roma e provincia siano tali (lo sarei anch’io), il mio riferimento va ad alcuni nomi riportati nell’elenco.
Cordiali saluti
Sì. Pietro ed Ettore hanno ragione.
L’ipocrisia in certi passaggi è così palese da essere imbarazzante e c’è da stupirsi di come tante persone di cui si stima l’intelligenza non se ne siano accorte.
Il proclama che in qualche modo vuole rimarcare un ruolo all’Ordine con argomenti tardoadolescenziali mi appare rivelatore della prospettiva di incertezze al momento che all’orizzonte comiciano a stagliarsi seriamente forme di liberalizzazione.
Però, sinceramente, sorridendo in un sospiro anche all’idea di Ettore che possa esserci una qualche altra fonte di verità in architettura da qualche parte, forse c’è un altro modo per reagire al proclama che non ironia e improperi.
Mentre i firmatari del proclama si ripetono un con l’altro le ideologiche parole che sottoscrivono, sento nelle orecchie una vecchia canzone, e i pensieri prendono a girare un po’ meglio.
Ve la passo.
e
ciao,
giancarlo.
Everybody’s talking at me
I don’t hear a word they’re saying
Only the echoes of my mind
People stopping staring
I can’t see their faces
Only the shadows of their eyes
I’m going where the sun keeps shining
Thru’ the pouring rain
Going where the weather suits my clothes
Backing off of the North East wind
Sailing on summer breeze
And skipping over the ocean like a stone
Correzione sul finale.
Funziona meglio
«tempesta» (storm)
che non «pietra» (stone)
Però il refuso, come succede con tanti refusi,
è così poetico con quell’andare a fondo,
e fregarsene,
che, per quel che mi riguarda,
quasi quasi mi ci riconosco…
TUTTI MI STANNO PARLANDO
NON SENTO LE PAROLE CHE DICONO
SOLO L’ECO DELLA MIA MENTE
LA GENTE SI FERMA GUARDANDO STUPEFATTA
NON RIESCO A VEDERE I LORO VOLTI
SOLO L’OMBRA DEI LORO OCCHI
STO BENE SE IL SOLE CONTINUA A SPLENDERE
ATTRAVERSO LA PIOGGIA SCROSCIANTE
IL TEMPO SARA’ BELLO
I MIEI VESTITI ADATTI
INDIETREGGIANDO TANTO MAESTOSAMENTE COI VENTI DI NORD-EST
NAVIGANDO NELLA BREZZA ESTIVA
VELEGGIANDO SULL’OCEANO
COME LA TEMPESTA…
Ciao.
g