Il crollo di Barletta …

“Caro Professore,

Ho sentito il dovere nei confronti della mia città natale di raccontare ciò che a 500 km di distanza ho percepito di questa terribile tragedia e della speculazione che c’è stata intorno al dolore di chi ha perso la vita, un familiare o una casa e un lavoro.

Spero possa postarlo sul suo blog”

Ettore Maria Mazzola

Il dolore non ha prezzo


Succede che, mentre una città si stringe intorno ai feretri di cinque povere vite strappate, e la donna sopravvissuta al crollo di via Roma dal suo letto di ospedale racconta si che lavorasse per 4 euro all’ora, ma che non è vero che il suo datore di lavoro fosse un negriero, la stampa locale e nazionale continuava ad accanirsi, descrivendo Barletta come un luogo in cui gli imprenditori sfruttane le operaie .. e trascurando colpevolmente la ricerca della verità sulle ragioni del crollo.

Peggio hanno fatto certi politicanti i quali, stimolati dal banchetto per sciacalli e avvoltoi allestito dalla malasorte e dalla faciloneria, hanno pensato bene di cogliere al volo l’occasione per potersela prendere con il sindaco chiedendone le dimissioni.

Che senso ha tutto ciò? Come è possibile essere così cinici da trasformare una tragedia che ha distrutto 5 famiglie in una occasione di rivincita politica? Dov’è la dignità e l’etica di certa gente il cui comportamento è paragonabile a quello degli sciacalli, se non addirittura a quello degli stercorari?

Se c’è qualcosa che certi momenti richiedono è un’unità, al di là del credo politico, è il senso di solidarietà verso chi ha perso la mamma o una figlia, verso chi ha perso la casa,  verso chi non ha più nulla. E invece certa gentaglia, assetata di “politica”, ha pensato bene di approfittare della situazione. Questa gentaglia ha trovato l’ovvio appoggio di certi media interessati allo scoop scandalistico che, nell’era della società dello spettacolo, trovano molto remunerativo usare la macchina del fango che non mira solo a distruggere la personalità dei titolari del maglificio all’interno del quale hanno perso la vita 5 giovani vite, inclusa quella della loro piccola figlia, ma ad infangare un’intera città, e se si vuole, tutto il sud d’Italia!

Ieri c’è stato il funerale, anch’esso immortalato dalle telecamere come in uso per le grandi tragedie, anch’esso preceduto e seguito da passaggi pubblicitari televisivi. I servizi degli inviati hanno “giustamente” dato ampio spazio alle rimostranze dei cittadini che chiedevano la verità … senza assicurarsi dei modi con i quali lo facevano, né a chi fossero rivolte le accuse che, purtroppo, in parte sono sembrate manipolate da chi sosse interessato solo alla testa del sindaco Maffei.

Ora cala il sipario, e probabilmente in Italia, Presidente della Repubblica incluso, non fregherà più nulla a nessuno della tragedia che si è consumata a causa del pressappochismo con cui qualcuno ha operato.

Se c’è qualcuno con cui bisognerebbe prendersela, non credo proprio che possano essere le autorità comunali, semmai bisognerebbe alzare l’indice verso quei tecnici e periti che non hanno saputo valutare il pericolo incombente, oppure verso quella cultura generale che a Barletta, come in molte altre città italiane, consente di far demolire edifici storici ritenendoli intenzionalmente “fatiscenti”, mentre nella realtà potrebbero vivere molto più a lungo di quanto non si immagini: la loro colpa è solo quella di essere dislocati in zone centrali, molto appetibili per chi voglia fare speculazione e costruire in zone molto più vivibili che non nelle orribili periferie zonizzate che la pseudo-cultura urbanistica a partire dagli anni ’50 ci ha “regalato”.

Ma c’è di più. Lo sputtanamento mondiale sul salario delle povere vittime andrebbe capito meglio. La fortunata e coraggiosa sopravvissuta ci dice che fossero proprio loro stesse, le operaie, a chiedere di non essere messe in regola: qui si tratta di una situazione di necessità di sopravvivenza! Uno Stato la cui Costituzione si apre dicendo che “l’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro” non dovrebbe consentire che certe cose possano accadere, e se accadono è perché i “moderni” politici – anni luce distanti da chi concepì e scrisse quelle parole sulla Costituzione – hanno trasformato questa “Repubblica” in una “Oligarchia fondata sul precariato e sul gioco d’azzardo”.

Ci scandalizziamo per i 4 euro l’ora delle povere ragazze di Barletta, ma quanto guadagnano le loro omologhe che lavorano nelle altre città d’Italia, nord incluso? Ce lo siamo dimenticato il servizio di Report che mostrava come gli operai delle “grandi imprese” impegnate nei cantieri “a 5 stelle” milanesi vengono pagati 2,5 euro l’ora? E quanto guadagnano i maestri di scuola e i professori delle medie e superiori? E quelli delle Università? E come è possibile accettare la sola esistenza delle Agenzie Interinali che guadagnano sul lavoro sottopagato dei loro iscritti? Quanto guadagnano gli addetti ai call-center della grandi aziende? E quanto i “tecnici” che oggi fanno le perizie per alcune banche italiane pur avendo le loro basi in Romania, togliendo lavoro ai tecnici nostrani che, tra l’altro, potrebbero visionare meglio gli immobili da periziare? Cosa dire poi della mia categoria, gli architetti, dove i grandi studi sfruttano vergognosamente i giovani laureati e abilitati pagandoli (quando li pagano) i giovani e volenterosi ragazzi molto meno di quei 4 euro l’ora?

Cosa può fare un piccolo, o piccolissimo, titolare d’azienda italiano che vuole continuare a produrre in Italia invece di farlo in Cina (magari anche prendendosi dei contributi dallo Stato Italiano)? A nord si sfruttano i lavoratori stranieri i quali, pur consentendo al loro “padrone” di mantenere in vita l’azienda nonostante il mondo globalizzato, viene anche negato il diritto a mantenere il proprio credo religioso perché, essendo in Italia, questi “sporchi stranieri” devono rinnegare le loro origini e tradizioni! Non c’è dunque da meravigliarsi se a sud la cosa avvenga, come è sempre avvenuta, coinvolgendo dei connazionali. Questo non significa voler giustificare chi lo faccia, ma semplicemente voler guardare più onestamente, e senza retorica, alla dura realtà che investe il mondo del lavoro di tutto il Paese, e non solo Barletta.

Il vero scandalo non è dunque questo, ma l’esistenza di un sistema marcio che si ricorda di queste realtà solo in occasione di certe disgrazie, disgrazie che esso stesso ha generato avendo gettato nella disperazione l’intero mondo del lavoro.

Poche ore dopo aver appreso la notizia, quasi in diretta perché me l’aveva comunicata mia madre che si era trovata a passare lì vicino quando ancora si levava in volo la nuvola di polvere avevo scritto queste parole:

“È una storia che si ripete. Spero che adesso si riescano a salvare i superstiti e si comprendano fino a fondo le cause che hanno generato questo crollo. Che si puniscano gli eventuali responsabili, se non è stato un caso dovuto all’abbandono parziale dello stabile, come sembra di capire da alcune notizie che ho potuto leggere nel web, spero soprattutto che non si speculi politicamente sul dolore e sul lutto che ha colpito Barletta. Dalle foto mi sembra comunque di capire che la malta che legava i tufi delle murature non fosse di buona qualità, mi sembra uno di quegli edifici che, come usano dire gli operai molto anziani, ha sofferto la sete, ovvero un edificio la cui malta aveva poca calce, tanta sabbia e poca, se non pochissima, acqua. In questo caso, finché l’edificio è stato abitato e vissuto, e non ha subito stravolgimenti degli orizzontamenti e delle murature portanti, nulla gli è capitato perché aveva raggiunto un suo equilibrio che lo faceva “lavorare” a compressione, nel momento in cui sono sopraggiunte delle modifiche (pare che ci fossero dei lavori in corso?) che hanno generato delle tensioni, quell’equilibrio precario è venuto meno. Diversamente non mi spiego come possano esserci la quasi totalità dei blocchi di tufo che sembrano essere usciti ieri dalla cava. Chiudo esprimendo il mio dolore ai parenti della piccola che è deceduta e all’intera cittadinanza”

Il giorno dopo ho potuto capire qualcosa in più e ho scritto:

“ho letto stamattina un po’ di notizie che non avevo potuto leggere ieri, ed ho anche visto un video prima del crollo che mi ha lasciato alquanto perplesso: Un edificio che viene demolito in adiacenza ad un altro con il quale “collaborava” staticamente. Una demolizione avvenuta sicuramente con l’ausilio di martelli pneumatici (tassativamente vietati sugli immobili costruiti in tecnica tradizionale), un muro ad arcate che è stato demolito venerdì e che, si suppone, facesse da contrafforte alla struttura, sono tutte cose che lasciano sconvolti per la faciloneria con cui si è proceduto. Non sapevo dell’atteggiamento discutibile dei VVFF cui qualcuno ha fatto riferimento, del quale sono venuto a conoscenza solo stamattina. Fino a ieri pensavo che il crollo fosse relativo all’intero blocco che non c’è più, solo stamattina ho compreso che a crollare è stata la casa a schiera con due sole finestre. Penso che sia fin troppo chiaro come le cose siano andate, spero che lo sia altrettanto per chi farà le indagini e le perizie, e per chi emetterà delle sentenze .. nella speranza che certe cose non accadano mai più”

E poi, avendo letto un post di Niki Vendola sul crollo ho voluto puntualizzare:

“Condivido il discorso, ma voglio puntualizzare alcune cose perché potrebbe partire una campagna demonizzatrice di una certa edilizia nell’interesse di chi voglia specularci (specie in conseguenza dei Piani Casa). Voglio ricordare che certi edifici vengono giù per l’incompetenza con cui vengono fatti certi lavori e non perché sono costruiti con pietre, mattoni e calce. Tra l’altro gli edifici in tecnica tradizionale, se ben costruiti, in caso di sismi o altre sollecitazioni, adattandosi gradualmente alle mutate condizioni statiche, possono salvare molte più vite degli edifici in cemento armato e/o acciaio che, in caso di collasso, non lasciano vie di scampo. Per essere più preciso voglio ricordare che i crolli di L’Aquila e Pompei ci hanno dimostrato come, se certi edifici fossero stati restaurati con tecniche e materiali tradizionali, oggi starebbero ancora in piedi, e molte vite sarebbero state salvate. Non si deve demonizzare gli edifici antichi e/o “vecchi”, semmai si devono demonizzare le università che non formano più dei tecnici in grado di restaurare a dovere il nostro patrimonio. Non è poi ammissibile che per ragioni economiche (anche dovute alla situazione politico-economica attuale) si debba risparmiare sulle norme e i sistemi di sicurezza: Come è stato possibile demolire l’edificio accanto a quello crollato (col quale collaborava staticamente) senza nemmeno puntellare quello crollato? Chi ha vigilato sulle opere di demolizione in corso ha valutato la necessità di demolire “a mazza e piccone”? Oppure ha consentito l’uso (proibito sugli immobili costruiti in tecniche tradizionali) del martello pneumatico che crea vibrazioni pericolosissime che generano il distacco tra i blocchi di tufo e i ricorsi di malta? Come è stato possibile che, come ha raccontato un volontario, sotto gli occhi dei VVFF e della Protezione Civile, una pala meccanica si sia potuta mettere a scavare senza pensare che sotto potevano esserci ulteriori cedimenti che, come poi si è visto, probabilmente hanno portato ad estrarre solo cadaveri nonostante ci fossero stati dei contatti tra i soccorritori e le “sepolte vive”?

Riflettiamoci tutti, e stiamo vicini, almeno col pensiero, a queste famiglie straziate da un dolore che nessuna condanna potrà più colmare.

E. M. M.

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15 risposte a Il crollo di Barletta …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Grazie per aver raccolto questo mio sfogo!

  2. Piz ha detto:

    Ho l’impressione che anche il sig. Mazzola non sherzi, coglie l’occasione della sciagura per togliersi un quintale di sassolini da tutte e due le scarpe, non si salva nessuno, dal Presidente della Repubblica in giù. Invece il sindaco e la giunta sono del tutto scagionati, come anche chi fa lavorare delle povere ragazze in una cantina, 10 ore al giorno per 4 euro all’ora. Imsomma il Sig. Mazzola ha già fatto l’istruttoria, ha celebrato il processo e ha deciso chi condannare e chi assolvere. Questa sì che è giustizia veloce!

  3. ctonia ha detto:

    Anche nei momenti più tragici bisogna sforzarsi di imputare le colpe dei fatti a persone ben precise e non a “sistemi paese” che, pur mezzi sfasciati come il nostro, certo non possono essere portati davanti ad un tribunale. Perseguiamo in tempi ragionevoli (tre anni tutto compreso?) i colpevoli, la ditta costruttrice e i tecnici direttori dei lavori, o altri se ce ne saranno. Sarà l’unico modo serio per onorare la memoria delle vittime.

  4. LdS ha detto:

    e ovviamente usare una sciagura per tirar acqua al proprio mulino andando a perdersi nelle periferie zonizzate… no, non è strumentalizzazione…

    robert

  5. ettore maria mazzola ha detto:

    Possibile che ci sia gente così stupida da non saper leggere ciò che viene scritto?
    Robert, capisco che il tuo unico scopo di vita sia quello di criticare tutto ciò che venga detto da me o da Pietro, ma sembri veramente ottuso quando fai certe affermazioni.
    Quanto a Piz, che è così vile da non firmarsi con un nome e cognome, dico che non ha minimamente capito il senso di ciò che ho scritto. Non ho approfittato, come lui dice, per togliermi dei sassolini dalle scarpe, e se ho difeso il sindaco è solo perché non ritengo possibile, in un momento come questo, prendersela con chi non c’entra nulla. A me non me ne viene nulla, visto che vivo a Roma e non a Barletta, e comunque in altra sede ho avuto modo di criticare pesantemente l’attuale giunta per la vergognosa situazione che riguarda la decisione di far utilizzare (senza aver seguito l’iter previsto) la cementeria locale, una delle più grandi esistenti, per la combustione di rifiuti tossici. Questo è un campo sul quale il sindaco e il suo seguito vanno criticati e, eventualmente cacciati, ma non di sicuro quello del crollo!
    Se me la sono presa anche con il Presidente Napolitano è perché anch’egli ha calcato la mano sul discorso del salario delle operaie, parlandone come se fosse solo un problema locale.
    Quanto alla discorso sul datore di lavoro, nel testo ho più volte detto che non intendevo giustificarlo ma che in questo momento il problema è un altro, che molti giornalisti, e tanti pseudo-politici, vogliono ignorare in malafede, ovvero quello delle responsabilità oggettive sul crollo: ci sono fin troppe prove e testimonianze che chiariscono ciò che è successo, e che “scagionerebbero” il sindaco.
    Questo non significa quindi voler prendere le sue difese, ma essere onesti e guardare al di là degli schieramenti politici.
    Quanto a Cristiano, è indubbio che si debba fare come tu dici, ma nella complessità di questa situazione, e nel tentativo di smontare la “macchina del fango che è stata utilizzata da giornalisti gossippari e politicanti assetati di ribaltone, ho ritenuto che fosse giusto fare un quadro della situazione generale italiana che chiarisse, a chi non vuole vedere oltre il suo naso, che il problema del lavoro nero, dello sfruttamento e del mancato rispetto delle norme di sicurezza, si estende in tutto il Paese.
    Almeno in questa circostanza quindi, prima di attaccare per il gusto di farlo (vista la nostra divergenza sul modo di pensare l’architettura e l’urbanistica), abbiate il buon gusto di riflettere sulla figura da sciacalli che rischiate di fare

    • ctonia ha detto:

      Scusa, Ettore, io penso che almeno su queste cose siamo tutti d’accordo; ma hai mai pensato mentre scrivevi il tuo pezzo che quanto andavi fissando sulla carta è cosa nota a tutti noi? Ogni tanto ho l’impressione che tu creda di rivelarci scenari ignoti; per quanto io apprezzi il tuo sincero coinvolgimento nelle tematiche che tratti, e di ciò ti va dato atto anche ricordando quanti colleghi invece se ne freghino altamente di tutto, volevo dirti che i giornali e i media sono stati ricolmi in questi giorni delle stesse analisi tue. In ciò che scrivi c’è sempre un intento generalizzante, a volte apprezzabile, a volte perfettamente fuori luogo. Credo che siamo tutti consapevoli della corruzione che ormai è pervasiva come l’aria che respiriamo: qui al sud è regola di vita e spesso anche di pubblica amministrazione; ma non solo, è regola del singolo cittadino, molti architetti compresi, sennò sembra che la colpa sia sempre di quei cattivoni dei politici.
      Poi un appunto sul lavoro nero. Sicuramente, almeno credo, quando ci saranno i processi verrà discussa, separatamente, anche la causa di irregolarità nei rapporti di lavoro etc etc. Ma io credo che questo crollo assassino avrebbe ucciso anche lavoratori regolari, se lì sotto ci fossero stati, e la loro morte non sarebbe stata meno morte di quella che ha portato via le povere lavoranti di Barletta. Il crollo è avvenuto per oscena negligenza tecnica da parte di diverse figure deputate al controllo, come tu stesso ricordi, e andrebbe punita con estrema severità, al pari dell’omicidio volontario. Che poi le vittime fossero lavoratori in nero o regolari mi pare, in questo senso rigidamente “giuridico”, del tutto secondario. Sempre di un reato gravissimo, che probabilmente verrà chiamato omicidio colposo, si tratta.
      Guardiamo i fatti da “tecnici”, anche perché se ci proponiamo, con l’occasione, di risolvere i problemi dell’Italia, non avremo tempo nè modo di perseguire i singoli responsabili di questa ennesima vergognosa vicenda. Nella legislazione penale e civile italiana i fatti avvenuti hanno una chiara rispondenza in forma di reato contestabile, e non da oggi ma da decenni. Quindi ci sono tutti gli strumenti per punire i colpevoli. Mettiamoli in pratica e in fretta.
      Vogliamo divertirci a contare i giorni che ci separano dalla sentenza definitiva (italico terzo grado, oltre eventuali corti europee, diritti dell’uomo, etc…) per questo caso?
      Quando noi progettisti, noi costruttori, noi amministratori, noi vigili urbani, noi Asl, noi vigili del fuoco, vedremo che in due o tre anni per un reato del genere in Italia si prende l’ergastolo, allora giustizia sarà fatta. Senza questo, tutto è inutile.

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Cristiano,
        mi fa piacere che ci troviamo d’accordo su certi temi, e infatti avevo già detto che concordo sul fatto che la giustizia debba fare il suo corso, incluso ovviamente quello sul lavoro in nero e/o sottopagato.
        Devo però dissentire con te quando dici “ma hai mai pensato mentre scrivevi il tuo pezzo che quanto andavi fissando sulla carta è cosa nota a tutti noi? Ogni tanto ho l’impressione che tu creda di rivelarci scenari ignoti; per quanto io apprezzi il tuo sincero coinvolgimento nelle tematiche che tratti, e di ciò ti va dato atto anche ricordando quanti colleghi invece se ne freghino altamente di tutto, volevo dirti che i giornali e i media sono stati ricolmi in questi giorni delle stesse analisi tue. In ciò che scrivi c’è sempre un intento generalizzante, a volte apprezzabile, a volte perfettamente fuori luogo”
        E lo faccio perché questa punzecchiatura risulta assolutamente fuorviante e fuori luogo:
        1) non intendo far sentire gli altri ignoranti rispetto a certi scenari, semmai voglio ricordare a tutti di dar loro la giusta importanza e di diffidare di chi parli d’altro per spostare l’attenzione;
        2) non è assolutamente vero che la stampa nazionale sia “ricolma” delle cose che ho raccontato, visto che s’è limitata a dare ampio risalto e titoloni solo allo scandalo dei 4 euro, ed ha speso pochissime parole sulle responsabilità, e non ha minimamente dato importanza alle dicerie sugli edifici storici che vengono velocemente condannati come “fatiscenti” con l’intento di proporre la loro demolizione a fini speculativi;
        3) tu, come la quasi totalità degli italiani che non conoscono ciò che si sta dicendo e facendo a Barletta, non sai che ci sono stati degli esseri spregevoli che hanno approfittato della tragedia per sferrare un attacco del tutto gratuito nei confronti dei politici locali che, se pur criticabili per altre ragioni (per le quali sono io il primo ad indignarmi), in questo caso hanno l’unica colpa di esistere in quanto tali, poiché è fin troppo chiaro che il problema sia di natura tecnica e non politica.
        Detto ciò, ho ritenuto giusto esprimere il mio dolore nei confronti delle persone che hanno perso la vita e nei confronti dei loro familiari, nonché il mio disgusto nei confronti di politici e politicanti che hanno perso un’occasione buona per tenere la bocca chiusa preferendo vomitare tutto lo schifo che portano dentro nella vana illusione di un ribaltone
        Ciao
        Ettore

  6. Pietro Pagliardini ha detto:

    Immaginare, perché di immaginazione si tratta, che Ettore abbia voluto approfittare della situazione al solo scopo di ribadire le sue idee, rientra nell’attitudine nazionale a credere che tutto ciò che si dice sottenda sempre qualcosa d’altro di nascosto. Questa è la dimostrazione lampante che la cattiva politica di cui tutti parlano e di cui si indignano perfino, è solo lo specchio della nostra società: i politici, a volte comprensibilmente, a volte molto meno, si attaccano a tutto pur di ricavarne un vantaggio politico-mediatico immediato, ma se andate in giro per internet, i vari commenti nei quotidiani on line e nei blog sono tutti improntati a questo stile: indignazione, cattivi pensieri, delegittimazione, dietrologia da quattro soldi.
    Anche qui ovviamente avviene la stessa cosa.
    Non siamo noi ad essere stati influenzati dalle cattive abitudini dei politici, sono loro la nostra più limpida e genuina espressione.
    Che il testo di Ettore sia sincero e commosso lo capirebbe anche un bambino, tanto è addirittura “ingenuo” sotto certi aspetti. O forse ci vuole solo la sincerità di un bambino e non l’acrimonia di vecchi dentro.
    La verità è che pur essendo ogni opinione legittima, sarebbe bene che si leggesse con attenzione il testo prima di scrivere a vanvera con il preconcetto che esista chi, per definizione, deve avere torto.
    Nessuno che sia entrato nel merito, che abbia detto: Ettore, hai torto per questo o quest’altro. No. Hai approfittato, sei uno sciacallo, ecc..
    Non sto qui a fare una difesa d’ufficio non necessaria e non richiesta di un amico, sto qui a fare l’amara considerazione che così va il mondo, dalle nostre parti.
    Siamo vecchi, a prescindere dall’età, e quindi destinati alla decadenza.
    Meno male che adesso c’è Draghi che ci fa il pistolotto sui giovani, quasi cadesse dalle nuvole, e si accorge che la nostra società sono decenni che pensa solo ai pensionati e a chi il lavoro ce l’ha già. A cominciare dai sindacati!
    Tutti ad idolatrare Steve Job, adesso, ma l’idolo era uno stronzo capitalista che ha fatto tutto da solo e non credo proprio conoscesse la parola “indignazione”.
    Ammesso che esistano, i giovani di certo non stanno in rete a scrivere cazzate o ad indignarsi.
    Professore, per i prossimi post consiglio di mostrare molte case di riposo per anziani di ogni età: è la tipologia più ambita.
    Saluti
    Pietro

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Pietro,
      grazie per la tua “difesa d’ufficio”. Non so a cosa ti riferisca quando mi definisci “ingenuo”, in ogni modo il senso ultimo delle ragioni che mi hanno mosso lo trovi nella mia replica all’ultimo commento di Cristiano
      Ciao
      Ettore

    • ctonia ha detto:

      Pietro, da Barletta a Steve Jobs passando per Draghi. Poi dite che non è un vizio :-)

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        ctonia, ma non è la modernità che parla sempre di complessità? Solo che ne parla ma non sa cosa sia, evidentemente, se non riesce a trovare nei molteplici aspetti di questa società un filo comune che li lega e che è, purtroppo, un pensiero unico e banale figlio dei media e di luoghi comuni. Cui molti si allineano, chi per opportunità, chi inconsapevolmente.
        Ma tu spippoli in internet? Vai mai a leggere i commenti dei vari quotidiani on line? E la sera del venerdì e del sabato esci mai per la città? E su facebook te la fai qualche giratina per capire il sentiment di chi scrive? Se non lo fai, fallo, se lo fai sei disattento.
        Certo: Barletta, Draghi e Steve Jobs. Potrei metterci anche altro e dimostrarti logicamente che, se è vero che molte cose accadono per caso, molte altre sono figlie della cultura del tempo e hanno una loro spiegazione o almeno una interpretazione.
        Forse è il tipo di educazione scolastica diversa, dovuta alla diversa età, che ci fa vedere il mondo diverso, ma io ho l’abitudine e il vizio di cercare di capire cosa avviene e perché avviene. Posso sbagliare, è chiaro, ma se i politici, ad esempio, avessero lo stesso atteggiamento, forse sarebbero migliori. Ma lo stesso vale per i comuni cittadini. Gli architetti dovrebbero invece cercare di capire la realtà e non fermarsi alla superficie, per mestiere direi.
        Io mi tengo il mio vizio e me lo coltivo con cura. Ho perso da tempo il gusto di essere in armonia con il pensiero altrui.
        Però ti dico che concordo con te sul rapido accertamento delle responsabilità e dei giudizi penali. E’ già qualcosa, no?
        Ciao
        Pietro

  7. ctonia ha detto:

    Ecco, è arrivata la modernità. Per questa puntata siamo a posto.
    Mancherebbe Le Corbusier figlio di Hitler, dai siete ancora in tempo.
    Pietro, forse dovresti staccare l’adsl…

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      ctonia, ti sfugge qualcosa: la modernità non ha a che fare solo l’architettura. E io, per l’appunto, non mi riferivo a quella, mi sembra abbastanza chiaro.
      Il monotematico sei te.
      Le Corbusier figlio di Hitler? Che è uno degli scoop di Voyager?
      Facciamo uno scambio: io stacco l’adsl se tu attacchi il cervello più spesso. Ci stai?
      Ciao
      Pietro

      • ctonia ha detto:

        Ah perfetto, dopo essermi beccato dell’idiota dall’esimio EMM, ora del decervellato da PP. Direi che è un bel record, considerando la fonte di cotanti giudizi.
        Bacioni!
        ps: per lo scoop, rivolgiti al tuo maestro americano, saprà illuminarti.

  8. salvatore digennaro ha detto:

    Pietro, potresti essere più preciso circa la tua opinione della “modernità” applicata alla società? Sull’architettura la posizione è abbastanza chiara.
    Visto che per moderno intendi qualcosa di negativo (giusto?), e che hai parlato di Jobs, degli indignatos e dei sindacati, deduco che si stia facendo un discorso ideologico o di società ideale.
    Per me il mondo moderno sbagliato è quello (sempre più attuale) di “TEMPI MODERNI” di Chaplin….
    e non degli indignatos che, tra l’altro non sono contrapponibili a Jobs. Sui sindacati si potrebbe anche discutere ma un tempo sono stati indispensabili per combattere la “modernità”.

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