“Storia vera, giuro! Così me la raccontò mio zio Federico. Aveva avuto all’età di più di 80 anni un problema di cuore ed era stato ricoverato al San Giacomo. Andai a trovarlo e lo trovai, pur appeso a non ricordo quanti fili, come sempre di buon umore. Cominciò a raccontarmi un pò di storie della sua vita: da ragazzo, da marinaio in tempo di guerra della sempre sconfitta Marineria Italiana. Io l’ascoltavo ogni volta con piacere. Sapeva raccontare e aveva i giusti tempi comici di un Aldo Fabrizi. Capitò, tra una storia e l’altra, il ricordo di quando da ragazzino, abitando a Castel Gandolfo, era vicino di casa del grande Ettore Petrolini. Spesso la governante o lo stesso Ettore lo chiamavano per compiere qualche ambascieria. Un giorno l’attore lo chiama e gli dice: “Federi’! Il tabaccaio a Castello é chiuso! Vammi a prendere due pacchetti di sigarette a Marino. Il tabaccaio mi conosce. Eccoti dieci scudi (o lire, non ricordo come mi disse). Due pacchetti fanno otto, poi ti
dò” Zio Federico, pensando a quei due scudi di mancia, inforcò la bicicletta e si buttò giù verso Marino. Entrò in tabaccheria: ” Mi manda Sor Ettore. Vuole due pacchetti, i soliti”. “A ragazzi’! me fa specie de Sor Ettore! Che nun ce lo sa che sei minorenne e nun te le posso dà? Che me vò fa chiude bottega?”. Zio Federico risalì in sella e rifece tutta la salita. Ansando chiamò al cancello Petrolini: “Sor Ettore! Sor Ettore! Le sigarette nun ce l’ho! So’ piccolo e nun me l’ha potute dà!”. ” Che scemo che so’! C’hai ragione! Sai che fai? Torni a Marino a vai dall’amico mio Frustone e gli dici di comprarmi lui le sigarette, Poi tu me le porti”. Via! Un’altra volta giù a scapicollo verso Marino! Trova Frustone, un tipo chiamato così perchè alto allampanato: ” Frusto’! Frustò! dice Sor Ettore se je compri le sigarette” Frustone capisce, va, torna con i due pacchetti, zio Federico se li mette in saccoccia, risale in sella e, ondeggiando in salita, ritorna a Castello. Con
la lingua di fuori, richiama Petrolini: “Sor Ettore! Ecco i pacchetti e ecco i due scudi” Petrolini prende il tutto: ” Grazie, Federi’. Sei stato proprio bravo” e si mette con indifferenza i due scudi nel taschino dell’elegante panciotto. Mio zio, rosso dalla fatica e senza fiato, rimane mortificato appoggiato alla bicicletta. “Che c’è, Federi’? Ah, li due scudi! Vedi, Federi’, adesso ti dò gratis una lezione che non ti dimenticherai. Se ti davo questa moneta, tu che facevi? Ti andavi a prendere un gelato con gli amici, ti compravi un gioco e finiva lì: Adesso invece potrai sempre dire che “QUER FIJO DE ‘NA MIGNOTTA DE PETROLINI ME NEGO’ DUE SCUDI DE MANCIA”!
“Vedi, Se’ – mi disse zio Federico, aggiustandosi il cuscino dietro la testa – aveva ragione Lui. Io sto qua, incrociato su questo letto, e ancora stiamo parlando der Sor Ettore Petrolini. Hai capito la lezione? Però non é finita. Il giorno della Befana arriva a casa mia un’enorme scatola. L’apro e dentro c’era il più bel Meccano che potessi immaginare che, so’ sicuro, nun c’aveva neanche il figlio del Principe Colonna, accompagnato da un biglietto: “A FEDERICO, CON AFFETTO DA ETTORE PETROLINI”. E anche questa fu una bella lezione!”
Sergio43





Grazie per questo bel ricordo. Un personaggio è personaggio nella vita e nella scena.