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da paura per quanto è anonima, ..i rimandi al contesto.
Guardate, il senso delle cose, non che sia sbagliata la forma in sè, è l’approccio progettuale che non trova contesto (anche economico)… Perchè faccio questo sbalzo? su dove devo o voglio affacciarlo, dove deve porgersi lo sguardo del fruitore? Ma veramente lo sapeva il progettista che la visione sarebbe stata una manciata di palazzi intensivi di varie epoche? Ne valeva la pena spendere, per questo, una milionata di euro di sporto? Niente, nessun rapporto, per tanti milioni di euro, non si giustifica uno studio di analisi urbana così striminzito.
Invece la verità è che il progettista non sapeva e non gliene importava minimamente di quale orizzonte puntasse l’affaccio. Lo aveva disegnato perché gli piaceva, questo è il modo di progettare, classico nel l’animo, prima ancora che nell’aspetto. Classico nel suo significato deteriore, perché è il modo in cui i classici progetta(va)no, il disegno su un foglio come simbolo concluso in un intorno bianco.
Le sette invarianti sono tradite, nel cuore della loro ragione d’essere, quella per esempio di non generare monumenti tronfi che si sbracciano per mostrarsi…
… solo per se stessi
seconda possibilità: gli era stato detto che a Roma comunque si volgesse lo sguardo, c’era la vista su una cupola, qualora fosse stata fortunata pure sul cupolone. Purtroppo non è stata fortunata, ma ritenterà la prossima volta…:)