10 domande sull’edificio di via del Corso a Roma …

 

Da Stefano Serafini: …

10 DOMANDE SULL’EDIFICIO DI VIA DEL CORSO A ROMA

di Pietro Pagliardini
http://www.de-architectura.com/2011/06/10-domande-sulledificio-di-via-del.html

In stile Repubblica, ma in sedicesimo, avrei 10 domande da porre sul progetto dell’edificio Benetton a Roma, in via del Corso, progettato da Massimiliano Fuksas. In realtà ne avrei altre di domande da porre, ma è preferibile attenersi alla regola del 10.

Il problema è che non so a chi porle queste domande. Quindi è un messaggio dentro una bottiglia lanciato nel mare magnum della rete. Chissà che qualcuno che conosce almeno parte delle risposte non lo legga!

1) L’edificio attuale è vincolato ai sensi della ex 1089/1939?
2) L’area rientra nel vincolo paesaggistico ex legge 1497/1939
3) Se sì ad una sola delle due domande precedenti, perché la Soprintendenza ha rilasciato il nulla-osta e chi ha istruito la “pratica” e chi l’ha firmata (nome, cognome, ruolo)?

4) Il progetto è stato oggetto di un Piano Attuativo o di Recupero, magari in variante, o è stato autorizzato con Permesso di costruzione diretto?
5) Se è stato oggetto di Piano Attuativo o Piano di Recupero, esiste una commissione urbanistica che ha approvato? E con quale motivazione?
6) Come e da chi è composta questa commissione urbanistica (nomi, cognomi, ruolo)?
7) Se è stato autorizzato con Permesso di costruzione diretto, con quale motivazione la Commissione Edilizia ha approvato? Nel caso in cui a monte ci sia stato un Piano Attuativo o di Recupero, la C.E. non avrebbe potuto che prenderne atto, almeno nelle linee generali, ma possibile che nessuno dei membri abbia sentito il bisogno di esternare un disagio, dissociarsi, uscire per farsi mettere assente, far mettere a verbale qualche cosa, dare un segno di vita, insomma?
8) Da chi è composta la Commissione Edilizia (nome, cognome, ruolo)?
9) Chi ha istruito la pratica del Permesso di Costruzione e chi l’ha rilasciata (nome, cognome, ruolo)?
10) Possibile che il Sindaco, gli Assessori competenti, un Assessore qualsiasi della Giunta, qualche consigliere comunale di maggioranza o minoranza, qualche consigliere dei Municipi, qualche Presidente di commissione, qualche politico di prima, seconda o terza fila, qualche mezza tacca qualsiasi nella pletora di amministratori che ci possiamo permettere in questo straricco paese, qualche rappresentante della comunità montana, che sarà scesa anche a Roma immagino, qualche Assessore o consigliere provinciali e regionale, qualche funzionario o tecnico di uno dei numerosi enti, che ci possiamo sempre permettere in questo sempre più straricco paese, in qualche utilissima conferenza dei servizi, qualche funzionario della ASL per il NIP, dei VVFF per l’esame progetto, del Genio Civile per il deposito delle strutture, dell’ufficio commercio per le autorizzazioni, ecc. ecc. ecc., possibile, dicevo, che nessuno abbia visto, saputo, annusato, sentito dire che stava per essere o era già stato approvato un progetto di tal fatta nel centro di Roma, tra le decine di tavoli in cui è transitato, e che abbia mantenuto il segreto, anche con la moglie o il marito? Tutto si potrà dire fuorché passi inosservato!

Certo, manca la domanda regina, la più seria ma anche la più terribile cioè: possibile che sia piaciuto a tutti questo progetto? Ma questa non la voglio proprio porre.”

P.P.

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15 Responses to 10 domande sull’edificio di via del Corso a Roma …

  1. nov-ES ha detto:

    …speriamo in un’epifanica risposta…

  2. Roberto Pagani ha detto:

    Magia dell’arte di Fuksas…che ammalia tutto l’orbe terraqueo,che ci fa sentire orgogliosi di essere italiani ed inferiori a nessuno al mondo…O forse e’ merito di qualcos’altro…?

  3. ctonia ha detto:

    Pietro, preparati, ma ho paura che come sempre sia tutto perfettamente “in regola”. A livello di carte, si intende… Un pò come per i concorsi a ricercatore :-)

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Caro ctonia, non vado cercando carte fuori regola, non sono un propalatore di sospetti su presunti illeciti, parto anzi dal principio che siano in regola, purtroppo viene quasi da dire, perché almeno ci sarebbe una ragione per un progetto del genere.
      Vado, anzi andrei, cercando assunzioni di responsabilità culturali e politiche. Per un aggeggio del genere a Roma credo sia doveroso sapere tutti o quasi i nomi, oltre a quello di Fuksas, che almeno ci ha messo la faccia (e anche le coordinate bancarie in verità). Per equità con il caso Ara Pacis, per non parlare della pensilina degli Uffizi di cui abbiamo discusso a lungo. Almeno in questi casi ci sono state prese di posizione, discussioni, improperi e quant’altro. C’è stata assunzione di responsabilità (culturale).
      Qui un permesso di costruire e via. Come fosse la ristrutturazione della villetta a schiera della signora Gina. Credo anche tu convenga sulla bassissima qualità del progetto, inversamente proporzionale alla grandezza dell’impatto che avrà a terra con quel salame d’angolo e dai cieli romani! E credo comunque che tu convenga che un simile progetto, comunque lo si giudichi (ma non credo lo si possa giudicare in modi molto diversi), meriti qualcosa di più che un timbro dell’ufficio edilizia! E no, dietro quel timbro c’è una storia, ci sono commissioni composte da colleghi, ci sono moltissimi, forse centinaia, di nomi. Al pari di un progettino per lo spostamento di una finestra in area vincolata. Sembra impossibile ma è così, come faceva notare un giovane collega in un precedente post: a lui hanno rotto le balle per una installazione di luce provvisoria, mi pare! E qui niente? Ma certo che devono emigrare i giovani che possono, se oltre alla mancanza di lavoro c’è l’assoluta mancanza di una scala di valori. Si potrà lottare per una istallazione provvisoria di luce o per una finestrina e per questo un timbro e via?
      Caspita, tiriamoli fuori questi nomi, vengano allo scoperto e ci spieghino perché Roma merita questo. Mettiamo in evidenza l’inutilità di così tante procedure e quindi l’inutilità di così tanti uffici, se gli esiti sono questi.
      Ciao
      Pietro

  4. ettore maria mazzola ha detto:

    nel marasma che regna a Roma, penso che le più che legittime domande di Pietro Pagliardini abbiano una semplice risposta: quando scompare l’insegnamento dell’educazione civica, quando vige la legge del più forte, quando gli interessi privati massacrano quelli pubblici, quando il senso della collettività è andato a farsi fottere in nome del tanto ambito individualismo, anche il centro della “città eterna” perde di importanza agli occhi di chi comanda. La velocità esponenziale con cui, a partire dallo stupro dell’Ara Pacis, nella città di Roma sono proliferate le “cellule tumorali architettoniche” ad opera delle archistar (vere o presunte tali) fa sì che, se non ci si dà una mossa, alla Città Eterna rimarrà ben poco di eterno!
    Ciao
    Ettore

  5. Vittorio Corvi ha detto:

    Noooo.. La domanda principe è questa: possibile che sia piaciuto al progettista questo progetto? E che lo abbia proposto?
    Non è una battuta, a giudicare dalle immagini pubblicate precedentemente questo progetto è proprio brutto, non all’altezza del talento, mal riposto, che Fuffas ha comunque dimostrato nelle altre occasioni, anche romane.
    Mi pare che questo sia l’aspetto più sconcertante.

  6. Archi-BAY-watch,
    l’architettura in Italia è una cosa viva da sempre divora e ricresce su se stessa.
    Pagliardini moralista, giustizialista, interventista è triste, quasi patetico.
    Dov’è finito il ricorso alla frase contenitore di tutte le battaglie ‘biofile’: questo è quello che vuole la gente?
    Benetton è una persona quindi ‘gente’. Faccia quello che vuole secondo i dettami etici politici di Pagliardini.
    Roma è stata bella perché ha stratificato ‘facciate’ di storia. Roma adesso è brutta perché non sta rigenerando le sue ‘facciate’.
    Roma è una fotografia antica che ha bisogno di un supporto aggiuntivo per essere raccontata.
    Un minimo di coerenza rispettate i gusti della ‘gente’.
    Perché non proponete ‘alla gente Benetton’ la vostra soluzione ‘salingarosiana’?
    Che ne so, un portico alla Pietro Pagliardini (in stile medieval aretino), una mensola Mazzoliana (in stile eclettismo tardo romano) e un’altana Salingaros (stile frattale greco).
    Per carità siete degli architetti non dei politici.
    L’architettura è un lavoro non un’agenda politico-sociale.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    • ettore maria mazzola ha detto:

      sempre meglio di una mostruosità astratta D’Agostiniana … Salvatore, non ti rendi conto di diventare ridicolo e patetico con il tuo livore nei confronti di chi, diversamente dagli architetti che piacciono a te, è in grado di dialogare con la storia stratificata, piuttosto che ignorarla? Fuksas è colui che disse di Gregotti, dopo aver visto lo ZEN, che forse avrebbe dovuto meditare di suicidarsi … che cosa direbbe ora di se stesso? Se i modernisti a te cari non sono in grado di confrontarsi con la storia, che facciano pure le loro schifezze altrove, ma che lascino il centro alla tua tanto odiata “gente”!

      • Ettore,
        io non odio la gente (non mi mettere in bocca cose che non dico).
        I miei amici fanno gli architetti non chiacchierano sui massimi sistemi del bello e del brutto.
        Soprattutto sanno rispettare il lavoro degli altri.
        Inoltre parlano di città e non di cose senza senso come il centro storico e la periferia.
        Buona domenica e smile,
        Salvatore D’Agostino

    • Alberto Blasi ha detto:

      Sono d’accordo in linea di massima sui concetti esposti, meno sul fatto che questo edificio li esprima. Mi sembra una mesh buttata alla bell’e meglio su un edificio storico tanto per. Meglio l’energy roof perugino di Coop Himmelblau allora.

  7. Pietro Pagliardini ha detto:

    Caro professore, troppo onore per dieci domande che rimarranno senza risposta.
    Credo di aver dimenticato un attore nel mio post: l’Ordine degli Architetti, che non può essere direttamente responsabile, naturalmente, ma in genere propone i nomi per le commissioni.
    Magari un’altra volta ci pensino meglio.
    Grazie
    P.P.

  8. isabella guarini ha detto:

    Non so se l’edificio, oggetto delle cure di Fuksas, sia vincolato dalla 1089, ma sicuramente rientra nel Centro Storico di Roma. Perciò la questione è semplice, come quella del bene comune acqua. Se il Centro storico è patrimonio comune, in quanto rappresentazione della memoria collettiva da conservare, a cui è preposta la Soprintendenza, non dovrebbe accadere che un intervento d’interesse speculativo alla moda ne comprometta la riconoscibilità. In un angolo della città eterna compare la maxi calza della Befana Benettion, a rete larga per far uscire i doni luminosi sulla folla incantata a bocca aperta! Roma come Las Vegas!

  9. cavolo… co’ tutto ‘sto livore… le architetture di fuksas (compresi gli errori compositivi) e il personaggio medesimo… me li state facendo diventare assai simpatici.

    robert

  10. giancarlo puppo ha detto:

    Difficile determinare il lecito e decidere qual’è l’illecito riguardo il centro storico di una città come Roma, come Parigi -recentemente straziata dai cassoni a vetrometallo- da una città qualunque con una sua immagine. Una delle leggi di Murphy era: non discutere mai con un cretino in pubblico: nessuno saprà chi è il cretino. I quesiti di Pagiardini, di Serafini e di molti noi altri architetti sono chiari. Esiste un sistema che determina che il centro storico non deve essere toccato, ma mantenuto. Questo principio è stato stuprato da Meier e iniziata la stronzata è difficile trovare chi la ferma. Le autorità, è chiaro, hanno le idee poco chiare, e va bene, chi chiede ad un funzionario che gli operi l’appendice? Lo chiederesti ad Alrmanno? Ma chi decide sono loro e continuano a decidere perchè credono di sapere. Ma non vale la pena di discutere con chi non sa distinguere non il pezzo di architettura forse ma quello che fa una città: il colore, l’ambiente,la continuità…me ne frego se il pezzo di Puffas è bello o brutto…è sempricemente FUORI DI POSTO, e questo è più grave.

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