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Questa immagine pittorica in salsa moderna, mi ricorda, con la sua carica visionaria, la “Città Ideale” urbinate. E’ sempre la storiografica onda lunga dell’italiano concetto di architettura: misura, ordine e quant’altro di derivazione classica, già confrontatosi in secoli passati e fino a all’altro ieri (anzi! anche oggi!) con le culture del Nord Europa. Si avverte un tratto e un avvertimento di alienazione, specialmente di questi tempi. Quante cose sono state dette e quante se ne potrebbero dire ora che, in un mondo globalizzato e di incontro/scontro tra culture, se ne dovrebbero riscoprire i valori più profondi e più duraturi. Avverto un eco da questa immagine ma é troppo complicato e complesso per me rintracciarne la voce vera.
Lo skyline delle due ali di palazzi della “città ideale” mi hanno colpita per la similitudine con alcuni tratti urbani fra ottocento e novecento, prima che magniloquenza e urgenze abitative e speculative sfornassero palazzoni a volte belli e a volte indigesti al passargli accanto.
Ho visto nella “Città ideale” la varietà e l’armonia che rende una città, appunto, ideale. Ma non mi piace affatto la rotonda, quella mi inquieta. (Psicopatologia del gusti architettonici”…)