CENTOCINQUANTESIMO …

Il Risorgimento e la nascita dell’Italia contemporanea

 

Giorgio Muratore L’architettura

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3 Responses to CENTOCINQUANTESIMO …

  1. isabella guarini ha detto:

    In quindici minuti Giorgio Muratore l’ha detta tutta sulla negazione dell’Architettura Italiana, dall’Ottocento a l Novecento,proppagandata dall’opera critica di Bruno Zevi. Personalmente ho frequentato gli studi di Architettura presso la Facoltà di Napoli, quando parlar male di Bruno Zevi equivaleva a essere etichettati da fascisti. E le sette invarianti erano un manuale obbligatorio per parlare “il linguaggio moderno dell’architettura”, ovvero:
    1.L’elenco come metodologia progettuale
    2.Asimmetria e dissonanze
    3.Tridimensionalità antiprospettica
    4.Sintassi della scomposizione quadridimensionale
    5.Strutture in aggetto, gusci e membrane
    6.Temporalità dello spazio
    7.Reintegrazione edificio-città-territorio
    Fuori da questo quadro sinottico si rischiava il monumentalismo, l’eclettismo storicista, il totalitarismo. Così ci siamo alimentati da studenti, perché i programmi dei Corsi di Storia dell’Architettura non comprendevano l’Ottocento e il primo Novecento. Che ci mancasse la nostra cultura era un pensiero non facilmente esprimibile! Perciò condivido l’intervento del prof. Muratore al convegno sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia, con il quale mette in evidenza la necessità di un riconoscimento dell’Architettura Italiana, superando il “vabbuò, è dell’Ottocento!”: giudizio selettivo che condiziona ancora oggi molti interventi delle Soprintendenze nei restauri. E non solo!

  2. ctonia ha detto:

    Ottimo intervento, grazie per la condivisione.
    buona domenica!
    c

  3. Mi sa che in quel di Roma ne ha fatti di “danni” ‘sto Zevi. E mica solo nella propria metà campo, pure in quella avversa. Tanto che ormai si può parlare di piccoli zeviani rovesci.
    Il nostro se ne andava in giro con le sue sette regolette più o meno universali, guai a quegli edifici che non le rispettavano, brutti erano e, soprattutto, anti democratici, illiberali e anti bla-bla-bla… Adesso si sente puzza di regolette uguali ma rovesce, ma sempre regolette rimangono anche se ti ci appiccicano vicino l’aggettivo universale.
    Faceva confusione, cavolo se la faceva: storia, teoria, critica, progetto, diversi? Ma va, stesso brodo, tutto mescolati, uno che giustificava l’altro, l’altra che giustificava il primo ecc ecc. Adesso? Eh, quasi uguale. Qualcuno la chiamava storia operativa, in sostanza era questo: me ne vado in giro per il mondo, quando trovo qualcosa che dimostri le mie regolette lo fotografo e comincio con la litania…. Vedi-vedi! E come dicevo! Sìsìsì! È così! È così!
    E quindi arriviamo alla iperideologizzazione: se la verità non esiste tanto vale strombazzare la propria, perché, oh, mica siam nichilisti noi eh? Eccel’abbiam la verità noi eh? Oh, basta strombazzarla! Peppereppepèèè!!!! Ogni giorno: peppereppepèèèèèèèèèè. Ogni giorno, sempre più forte: peppereppepèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè!!!!!!!!!

    Stesse, tecniche, stessi metodi, stessi strumenti (ma almeno Zevi non le spacciava per scientifiche le sue idee).
    Muratore cita un autore “poco conosciuto” Tafuri… ecco… forse val la pena rileggerlo…

    Robert

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