OUTING … una risposta …

Da Pietro Pagliardini: …

Caro Galassi, lei è troppo intelligente, troppo scafato, troppo colto per rappresentarsi come la vittima di un raggiro. La prego, un po’ di contegno!Lei conosce senz’altro la differenza tra l’imperativo categorico e l’imperativo ipotetico, cioè la differenza tra ciò che è vero in assoluto e ciò che è scopo per raggiungere un obiettivo, che nel caso si ritenga vero, diventa “imperativo ipotetico apodittico”.
memmo54 non ha fatto altro che dirle questo, non ha negato in assoluto la validità di ciò che lei afferma, ne ha, semmai, messo in evidenza alcuni tratti di …estremismo, se mi passa il termine.
E io convengo con lui. Dove sta il raggiro? Forse è lei che ha creduto di avere fatto proselitismo alla sua “religione”, mentre si trattava solo di una discussione da cui c’è da imparare, almeno da parte mia, ma non a cui diventare fedeli fino al punto di crearsi inutili sensi di colpa.
Perchè, caro Galassi, se la prende solo con noi? Pensa forse che la maggioranza di coloro che avessero eventualmente letto il nostro scambio abbiano capito di cosa lei parlasse e convengano con lei e si comportino secondo quei principi nella pratica quotidiana? Ma lei, in che mondo vive?
Lei ha dimostrato di prendere molto più sul serio, certo criticandolo un po’, il progetto degli studenti di Purini che producono Ortinuovi, piuttosto che il progetto Marconi o quelli degli studenti di Mazzola che producono via Giulia. Questo è un fatto.
Domanda: se ipoteticamente venisse realizzato Ortinuovi come da progetto e via Giulia come da uno di quei progetti, quale dei due farebbe più danni, secondo lei?
Mi interessa molto saperlo, anche se credo di saperlo già, ma mi interessa molto di più che lei lo dichiari apertamente. Solo per chiarezza delle posizioni reciproche. Mi piace sempre sapere chi ho davanti e non mi piace farmi prendere in giro da nessuno.
Grazie
Pietro

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8 Responses to OUTING … una risposta …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Pietro,
    io ho commentato il post di Galassi come un falso e ingiustificato vittimismo.
    Ciao
    Ettore

  2. scusate… finchè lor signori discutono sui danni e compilano i moduli dell’amichevole… posso lasciarvi un volantino pubblicitario? grazie.

    http://www.legambiente.it/associazione/rassegnaStampa/articolo.php?id=15583

    rob

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    Grazie rob, però io sto parlando proprio del tema del volantino: la città modello Ortinuovi è produttrice automatica di centri commerciali. Dove diavolo dovrebbero fare la spesa se non c’è la strada, luogo naturale dei commerci?
    Comunque sono d’accordo del tutto con Legambiente sui centri commerciali. Meno sul denuclearizzato, ma non stiamo a sottilizzare troppo, altrimenti aspirando alla perfezione, come fa Galassi, dal quale attendo fiducioso risposta, non ci si accorge che il male avanza.
    Ciao
    Pietro

  4. LdS ha detto:

    non sono d’accordo pietro, la continuità del tessuto edilizio, se non è accompagnata da un alta densità, non basta, a ciò va comunque aggiunto il controllo e la pianificazione della proliferazione dei centri commerciali.

    rob

    • pietro pagliardini ha detto:

      robert, sono d’accordo, ma io non ho escluso l’alta densità, solo che non ho approfondito. Ma io credo che il ritorno della strada, quella vera, la rue corridor, quella lungo la quale si pongono gli edifici con pluralità di funzioni, quella che si unisce ad altre strade e non quella che va dal poco al niente, quella ormai abbandonata da decenni, sia il primo elemento su cui puntare per una città vera e aggiungerei “normale”. Lungo le strade gerarchicamente più importanti nascono spontaneamente i traffici commerciali e senza queste è inevitabile il centro commerciale. I prezzi alti dei fondi commerciali di certe strade nei centri storici non sono imposti da nessuno, ma dalla legge del mercato: più traffico di persone, più alti i valori immobiliari.
      Se mi passi una battuta, c’è un modo di dire locale che dice: nel negozio sul cantone ci guadagna anche un coglione!!!!
      E’, certo, condizione necessaria ma non sufficiente, perché occorre anche il controllo di cui parli te.
      Però “ritrovare la strada” è lo slogan, semplificativo di un pensiero più complesso e articolato, su cui puntare per “ritornare alla città”.
      Nelle nostre periferie, siano PEEP o lottizzazioni private, la strada è la grande assente, sempre e comunque. Lo stesso si dica dei Piani Regolatori comunali, comunque oggi si chiamino in questa povera urbanistica nominalistica.
      Quando insisto a dire che LC è il distruttore della città non è una fissazione, mia o di Mazzola, ma la semplice verità. Il Plan Voisin è l’icona della distruzione della città cui tuttora ci si riferisce( vedi CityLife, vedi la Bovisa di Rem Koohlaas, ecc.). Cambiano le forme e l’architettura ma la sostanza è la medesima: quello era “ordinato”, quelli di oggi sono anche disordinati e fantasiosi, ma l’ideologia è sempre la stessa: edifici monofunzionali, senza relazione tra loro in mezzo al vuoto.
      Ciao
      Pietro

    • biz ha detto:

      Però Rob, non possiamo negare alcune banalità, per cui mi consento di dirne alcune:
      a) Il modo di fare le città pre-moderno consentiva di fare della città stessa un centro commerciale. Anzi, si può dire che la città, in un certo qual senso fosse proprio un centro commerciale, in fin dei conti. Tant’è che molti centri commerciali di successo emulano gli spazi urbani storici.
      b) il modo “moderno” di fare le città invece si basa sulla divisione funzionale: qui lavori, lì dormi, lì vai a fare acquisti, ecc. Ti sposti in auto. Possiamo dire una buona volta infine, che questo concetto è una merda? Dobbiamo farlo, accidenti!

      • biz ha detto:

        E ancora, aggiungo: se dai la possibilità materiale alla gente di andare a comprare vicino casa a piedi, non hai bisogno di alcuna pianificazione! Nessuno andrà più ad infilarsi in auto, in stressanti orribili e immensi parcheggi, per andare nei centri commerciali.
        Tranne quelli che sono andati a vivere a villettopoli, oppure quelli che sono poveri e sono costretti a vivere nei quartieri pianificati secondo i criteri “moderni” (ossia con i criteri pensati da LC e compagnia la bellezza di 80 anni fa … quando ancora non si era capito che il modello non funzionava. eppure si insiste … e perché? Forse forse che c’è qualche interesse grosso sotto? no?

  5. pietro pagliardini ha detto:

    Caro Galassi, visto che non intende rispondere alla mia domanda, e non per questione di tempo, visto che questo lo trova per scrivere altro, si degni almeno, se non le è di troppo incomodo, di leggere questo post di memmo54 che qualcosa potrebbe spiegarle:
    http://www.de-architectura.com/2011/03/un-commento-in-chiave-antropologica-di.html
    E’ mio dovere rassicurarla sul fatto che se clicca il link non le succederà niente: nessuna malattia infettiva, nessun inquinamento intellettuale, niente di niente. Ne uscirà puro come è entrato.
    Cordiali saluti
    Pietro

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