Da Sandro Ranellucci: …
“RICOSTRUIRE A L’AQUILA.
SCHÖFFER OPPURE MUECK?
“La tradizione ed il patrimonio culturale sono davvero ingessati in manufatti che si sono continuamente rinnovati nei secoli ed ora nelle nostre mani diventano improfanabili?
Davvero non siamo in grado di rinnovare il corpo ed il tessuto delle nostre città storiche senza impoverirle? Addirittura anche quando calamità inaudite le riducono in macerie?”
“Siete proprio convinti che il patrimonio culturale non risieda nella stratificazione del nostro sapere, che guida la mano del nostro agire nell’affrontare le esigenze della vita contemporanea?
“Siete sicuri che i nostri centri storici non possano rinnovarsi accogliendo i manufatti della nostra civiltà contemporanea, prodotti alla luce della consapevolezza del nostro essere, antropologicamente, storicamente e tecnologicamente meditata?”
“Sono ahimé certo che i nostri nonni avrebbero adorato una canna fumaria in acciaio inox coibentata, i tetti verdi e le lamiere grecate in acciaio bitumato, alla pari dei santi sugli altari.
“Mi domando: cosa diavolo ci è successo per cui non rispettiamo più i loro principi naturali? Perchè non rispettiamo più il loro insegnamento?”
“Trovo solo una ragione che lo giustifichi: che la contemporaneità non esista, o non abbia un proprio valore da tramandare.”
TROVO UN’ALTRA RAGIONE.
CONTEMPORANEITA’ E’ QUELLA “CIBERNETICA” DEI NOSTRI NONNI, O DI NICOLAS SCHÖFFER?
OPPURE QUELLA “IPERREALISTICA” DI RON MUECK?
“CONTEMPORANEITA”‘ ESPRIME UNA CONNOTAZIONE STILISTICA, ASSOLUTA, OPPURE MUTEVOLE E “RELATIVA”?”
S. R.





Qualcuno pensa che tra una casa rurale del I sec ed una rurale della prima metà dell’Ottocento ci sia una grande differenza? Per lo meno esteriormente?
Non credo che ci voglia molto per capire che noi abbiamo una memoria da preservare, a differenza dei nostri avi. Non possiamo far finta che il progresso civile ci abbia dato anche una sensibilità per non cancellare più il passato, (allora perché l’archeologia, perché l’arch. industriale?) Se possibile vivere con le comodità che ci offre la tecnologia attuale, senza più distruggere o sotterrare il “vecchio” che non è vecchio ma è antico. e degno di rispetto.