Modernità … vecchia quanto il mondo …

Da Pietro Pagliardini: …

“Bella domanda professore: cosa c’entra la modernità che è vecchia quanto il mondo, con la moda e lo star system?
Adesso sono costretto a fare tardi e a farla anche parecchio lunga, putroppo, ma ho proprio voglia di zullare.
In effetti lei ha ragione: ogni istante di qualsiasi epoca è sempre moderno rispetto all’attimo prima. Dunque possiamo anche definire la storia come un susseguirsi continuo di modernità. Questo almeno per l’occidente che ha una concezione lineare dell’esistenza. Per chi ce l’ha ciclica invece il discorso è un po’ diverso.
Ma non divaghiamo. Noi, nel senso di noi architetti, quindi anche lei, abbiamo imparato che quando un architetto pronuncia la parola modernità può intendere due cose distinte e diverse:
– I più, nettamente i più, intendono che le forme dell’architettura devono adeguarsi al costume della propria epoca, devono – e sottolineo “devono”- perciò essere “moderne”. Ora se è vera la premessa, su cui lei è certamente d’accordo perché l’ha detto, che cioè la modernità è vecchia quanto il mondo, modernità è semplicemente una connotazione temporale, che nulla ci dice in ordine a “quale debba essere la sua forma, quali caratteri la devono connotare”. Ma quella grande maggioranza di architetti invece pensano che la modernità si porti dietro alcuni caratteri: materiali speciali, forme fantasiose e scioccanti, soprattutto che non assomiglino minimamente a quell’altra modernità di 100 o 200 o 500 anni fa. Affermando questo si suppone (dico si suppone perché in verità è assai difficile farsi spiegare da un architetto “moderno” cosa sia la “modernità” e perchè la sua sia migliore di quella precedente, dato che il culto della “modernità” ha il vizietto di portarsi dietro molto dogmatismo, cioè è così, punto e basta. Provi lei professore in una bella discussione con i suoi colleghi “moderni” a farselo spiegare in modo che sia comprensibile ad un essere umano dotato di normale intelligenza), si suppone dicevo che i nostri pensino, sostanzialmente sull’onda del futurismo (sono tornati di moda alla grande in questi gorni), che essendo la società cambiata, che ci sono le auto,che c’è internet, che si andava sulla Luna, le auto cambiano modelli tutti gli anni, internet si evolve, sulla Luna non ci si va ma con un po’ di culo si andrà su Marte, e poi, ci si rifà il seno, si partorisce a 70 anni, Berlusconi camperà fino a 120 anni, insomma tutte queste belle cose, è ovvio, è naturale, è perfino logico (pensano loro) che anche l’architettura “debba” evolversi e le forme “debbano” canbiare. Ecco, tutto questo è moda. No, non è proprio esatto perché la tecnologia, anzi, la bio-tecnologia non è moda (magari lo fosse) è qualcosa di molto più serio, ma gli edifici, come le auto, i vestiti, le vacanze in un posto invece che in un altro, è moda. E la moda richiede la star, per incrementare le vendite. Nel nostro settore la star si chiama archi-star.
-I meno, nettamente i meno, invece pensano che moderno sia proprio una connotazione temporale e dunque quando io dico: questo è un quadro moderno, vuol dire che è stato dipinto nella nostra epoca. Oddio anche questa minoranza, traviata da quell’altro moderno, spesso usa moderno in senso stilistico, cadendo nel gioco subdolo di usare “moderno” come giudizio di valore. Ma tant’è, è un’approssimazione linguistica per capirsi prima (mica ogni volta uno può fare le palle che ho fatto sopra per farsi capire) che dimostra quanto la propaganda del “moderno” sia potente. Quindi quei pochi non deducono dalla parola moderno nessuna forma particolare, per il semplice motivo che non può esserci. Nemmeno nelle auto perchè, in fondo, le forme cambiano per stimolare la vendita; per non dire dell’abbigliamento. Cosa ci impedirebbe di indossare d’inverno un bel pastrano, come dice Langone, che para il freddo e l’acqua e dura una vita? Niente, assolutamente niente, se non fosse che dobbiamo consumare, e ci piace anche. Ma l’abitare no, non dovremmo consumarlo, ce lo dicono, paradossalmente, anche i “moderni”. Possiamo abitare tranquillamente e molto meglio in una casa antica, basta dotarla di termosifone e servizi igienici. Infatti gli architetti, più moderni sono e più abitano nel centro storico. Quanto è bello passeggiare per il centro di Roma e fermarsi a chiacchierare con gli amici! Dove altro è possibile se non in città di quel genere? Ecco il centro di Roma, per noi era e resta modernissimo. O, se preferisce, Cortona e Montepulciano sono modernissime.
Saluti”

Pietro

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5 Responses to Modernità … vecchia quanto il mondo …

  1. waferboards ha detto:

    “anche in una società più decente di questa, mi ritroverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre d’accordo e a mio agio con una minoranza… “

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    Splendido il testo di Pietro, e azzeccata la foto con il “rivestimento etrusco” del palazzo del collezionista e cultore di Etruria, che in quel tempo ritenne moderno rivestire il suo palazzo di Montepulciano!
    C’è qualcosa che ritengo giusto aggiungere alle parole di Pietro quando fa i riferimenti alle auto ed all’abbigliamento.
    Infatti, ad eccezione delle moda architettonica, le altre mode, che come tali rappresenterebbero la modernità dei tempi in cui viviamo, subiscono un andamento sinusoidale che fa sì che, di tanto in tanto, ricompaiano “stili” del passato. Così c’è stato il ritorno degli orrendi pantaloni a zampa d’elefante o dei bruttissimi tessuti geometrici degli ani ’50 e ’60, gli occhiali alla LeCorbusier, o quelli con la nera montatura spessa, sono ricomparsi sul viso della gente, specie di molti architetti, ma nessuno s’è scandalizzato. Poi c’è il mercato automobilistico e motociclistico, che da anni pesca nelle linee morbide delle auto d’epoca, così sono nate le auto e le moto stile “vintage”, ma nessuno s’e scandalizzato. Poi c’è il mercato del “restauro” delle auto e moto d’epoca, con un volume d’affari spaventoso da parte di ditte specializzate nel realizzare pezzi cromati identici a quelli originali .. ma trattandosi di restauro “auto-motociclistico”, nessuno ha gridato al reato di “falso storico” .. tra l’altro molti architetti modernisti, inclusi quelli che combattono il presunto falso storico architettonico, amano guidare, e/o collezionare, auto e moto d’epoca. C’è ovviamente il capitolo sul “restauro” umano che fa sembrare le (e i) sessantenni, più giovani di quando avevano 30 anni (magari gli pizzichi il sedere a gli si abbassano le palpebre tanto c’hanno la pelle tirata .. ma non fa niente!). C’è la musica pop, che recupera i ritmi e le melodie degli anni ’60 e ’70, ma va bene (anzi meglio!), ci sono poeti che scrivono ancora sonetti medievali e che vengono considerati modernissimi dalla società contemporanea, esiste un ritorno al figurativismo (meno male) in pittura e scultura, e nessuno rompe le scatole con la storia della falsificazione. E allora? Allora viviamo in una società fasulla, in cui esistono dei distinguo tra l’architettura e tutto il resto dello scibile umano .. non sarà che sti architetti (e mi ci metto pure io se volete) sono un po’ troppo arroganti e presuntuosi???
    Cordialmente
    Ettore Maria Mazzola

  3. isabella guarini ha detto:

    Stiamo parlando del moderno nell’antico o dell’antico nel moderno? Sembra uno scioglilingua per fare una provocazione agli architetti,invece è un ossimoro permanente alla Ungaretti, per indicare la permanente sostanza dell’antico che si trasforma nel moderno e viceversa, qui e ora.
    Gianbattista Marino scriveva:
    “Volontaria follia, piacevol male,
    stanco riposo, utilità nocente,
    disperato sperar, morir vitale,
    temerario dolor, riso dolente:
    un vetro duro, un adamante frale,
    un’arsura gelata, un gelo ardente,
    di discordie concordi abisso eterno,
    paradiso infernal, celeste inferno”
    È un inno alla contraddizione e complessità della vita. Anche l’architettura che consente all’esistenza umana di esplicarsi non può sfuggire alla contraddizione per essere sincronicamente fenomeno dell’istante presente e del passato.

  4. biz ha detto:

    Il fatto è che il termine “moderno” implica già di per sè una determinata concezione della storia, il concetto di un indefinito progresso nella innovazione. (anche i revival di cui parla Ettore nel suo commento sono organici a questa concezione).
    C’è però una inevitabile discrasia – ma non è l’unica – fra la ragione (che il moderno vorrebbe come tutta sua) e questa concezione.
    Quindi non sono d’accordo con te Pietro. Il “moderno” è una sola concezione, che assume almeno un paio di forme apparentemente contrapposte. Che da molto tempo è superata, peraltro, anche se persiste, ed è ancora la concezione del cosiddetto “establishment”.

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