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3 Responses to

  1. isabella guarini ha detto:

    Le grandi ali dell’Arcangelo si adattano allo spazio in cui planano, come alla moviola. Infatti, commettiamo sempre l’errore di valutare i dipinti strappati dal contesto per il quale furono pensati. Di qui equivoci su equivoci, fiumi di parole e di interpretazione. Infine, è il contesto che rivela verità diversamente inspiegabili.

  2. Stefano Serafini ha detto:

    Ben detto, Isabella Guarini. Un esempio brillante è la famosa Allegoria Sacra di Giovanni Bellini, un dipinto sul quale si sono scatenati psicoanalisti fantasiosi e sedicenti studiosi di simbologia al background deboluccio. Il buon Antonio Natali, con una concisa osservazione sulla prospettiva “strana” del dipinto, ha mostrato che molti misteri si sciolgono contestualizzando l’opera là dove doveva essere posta: su un lungo pannello laterale che offriva all’osservatore il lato sinistro del dipinto in primo piano.

    L’assolutizzazione dell’immagine e la sua decontestualizzazione (caratteristica evidente del fenomeno archistar, e di gran parte dell’architettura “da rivista”, non solo del famoso slogan di Koolhas) è già un punto morto, vecchio, un cadavere dentro il quale vivono cose come la Biennale. Erano gli anni ’70 dell’andato ‘900 quando Jean Baudrillard parlava dell’iperreale. Eppure dovunque ti giri trovi ancora babbioni giovanilisti che giocano alla contemporaneità senza capire nemmeno cosa dicono quando pronunciano la parola “postmoderno”. L’importante è “farlo strano”.

    Ciao!

  3. isabella guarini ha detto:

    Grazie, Stefano, per il conforto che mi dai. Mi sono trovata a essere spesso attaccata per aver asserito la necessità di esaminare i dipinti nel loro contesto originario. Non che io sia un genio, per carità, ma tale riflessione l’ho dedotta osservando e comparando gli affreschi, strappati e conservati al Museo Archheologico di Napoli, dove si tenta, vedi un po’! di ricostruire il contesto, e quelli ancora conservati sulle pareti vive delle case pompeiane ed ercolanensi. Così penso, e te lo dico in gran segreto, della Madonna della Scala, opera giovanile di Michelangelo che si trova in Casa Bonarroti a Firenze, in cui la prospettiva lineare s’intreccerebbe “con una forma a spirale sostanziata dalla disoposizione a contrapposto delle arti e dal panneggio”. E per quale motivo Michelangelo avrebbe dovuto introdurre una forma complessa senza un motivo? Per me si tratta di un’esigenza dovuta all’esiguo spazio del pannello (555×40)cm, in cui la scena è compressa, anche in funzione dello spazio in cui doveva essere collocato. Ma il fatto che le sculture si possono trasferire, come avvenne alla Madonna della Scala che fu trasferita a Casa Medici e poi di nuovo a Casa Buonarroti, fanno perdere il collegamento ombelicale con il luogo per cui furono progettate. Lo stesso avviene per le architetture globali, come tu dici..

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