Aridatece … la palazza …

Da Sergio Marzetti: …

“Una volta lessi un divertente libretto, “Missili in giardino”. Uno dei personaggi più buffi era un immobiliarista che aveva una grande dote, quella di saper vendere i programmi edilizi più improbabili soltanto inventandosi degli accattivanti nomi buoni per i gonzi: (vado a senso) I Pascoli del Cielo, Il Bosco degli Scoiattoli, ecc. Da un pezzo anche a Roma geniali operatori di Marketing innondano i giornali e i cartelloni con “Le Terrazze del Presidente”, “La Porta di Roma”, ecc. e, in questo caso,”La Città del Sole”. Solo che i primi messaggi erano rivolti ad abitanti del MidWest ansiosi di andare a vivere e vitalizzare lande senza nome e senza storia, se non qualche antico nome indiano, mentre i secondi si rivolgono ad abitanti che di storia e storie ne hanno anche troppe. Una volta si andava ad abitare a Monteverde, a San Giovanni, a Trastevere, a Don Bosco, a Torre Maura, ai Parioli e tutti sapevamo dove si erano spostati i nostri amici. Adesso questi ti risponderanno con un tono di importanza e sussiego: Abito alla Città del Sole! E tu penserai:..azzo! e dove starà ‘sta meraviglia? Su qualche pianoro mesoamericano? Lungo le rive del sacro Nilo?
Lasciamo stare l’aspetto architettonico! Sai che altra meraviglia il colloquio con il dignitoso quartiere che gli sta intorno! Peggio del contrasto coloniale dei quartieri per gli europei nelle Dehli, Shanghai, Il Cairo dei secoli passati! Per non parlare del chiassoso dialogo dell”Inno alla Luce” con l”Inno ai Lumini” del prospiciente Cimitero Monumentale del Verano!
Bah!…Me ne vado canticchiando: “….il progresso t’ha fatto grande ma ‘sta città nun é quella do’ se viveva tant’anni fa…”
P.S. E’ arrivato a casa l’ultimo numero della rivista dell’Ordine (non é indirizzato a me ma a mia figlia) e ho letto un articolo su Pietro Barucci corredato dalla foto di una sua ottima palazzina. Mi ripeto di nuovo che, al di là di, forse, smaccate speculazioni edilizie degli anni del dopoguerra, aver ammazzato per odio ideologico la categoria delle “palazzine” e aver sommerso di sdegno la corporazione dei “palazzinari”, ha ucciso un modo di vivere ed abitare che era il più consono e il più desiderato dai Quiriti, nobili e plebei, popolani e “generone”.”

S. M.

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