” … Grandi vetrate caratterizzeranno sia le ville urbane che gli appartamenti nella torre e gli spazi commerciali ai piani bassi delle strutture. Principio cardine del progetto, come ricorda, infatti, il nome stesso del complesso, l’attenzione all’ecosostenibilità. Gli edifici della Città del Sole sono stati pensati come solidi cristallini che galleggiano sospesi sullo spazio continuo della città. Un complesso disarticolato che si apre verso l’intorno urbano e verso gli elementi naturali: il vento e l’aria che attraversano i differenti volumi, entrano negli spazi interni delle abitazioni, delle piazze, dei negozi e degli uffici. La trasparenza del vetro cattura la luce del sole e ne trattiene l’energia; il verde delle piazze, dei giardini e delle serre, entra all’interno del tessuto e permea gli spazi della città. «Abbiamo lavorato moltissimo per valorizzare questo aspetto, non solo per quanto riguarda l’ efficienza energetica, ma anche nell’impiego di materiali passivi come le vernici antismog», ha spiegato l’ad di Parsitalia.”
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Perchè vivere a Roma in una casa di vetro?
Risposta: non ne ho la più pallida idea…
ciao
c
I soliti profeti della “Eco-sostenibilità”, profeti del nulla …dove il “vento e l’aria sono gli elementi naturali” che fanno “galleggiare” I SOLDI ….
Perchè in vetro?
Questa è Terra del Sole
http://www.terradelsole.org/default.asp
Edifici in pietra, geometria e composizione….
Altro che “Città del Sole…..
Saluti
mauro
vicini di casa
C’è sempre più bisogno di imprenditori illuminati, sempre nuove sfide per l’ecosostenibilità
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=142376
il progetto è dei “grafici” romani Labics,(il gruppo si va via via assottigliando negli anni, fino a diventare una coppia) meglio noti a roma per gli interni alla moda dei bar lounge; gli interior designers, da anni sciommiottano un’architettura europea con finalità estetiche accattivanti che strizzano l’occhio alle fashion trasparenze, ma privi, completamenti privi, di sostanza e sensibilità architettonica (a differenza dei loro omologhi europei) e pare che questo, a roma, sia quasi il meglio che c’è sulla piazza..
MOLTI AUGURI PER LA
La città del Sole
Disegno della Fortezza del Sasso Simone
Concepita dai Medici nella primavera del 1554, ai confini delle Marche su una delle cime più inaccessibili dell’Appennino, la città-fortezza del Sasso Simone fu espressione dell’ambiziosa politica dei granduchi di Toscana. Ma l’ardito progetto fallì presto: sconfitti dai disagi e dalle terribili condizioni climatiche gli abitanti fuggirono dopo appena dieci anni.
Una città fortezza a quote mai osate prima, a strapiombo sulla sottostante foresta, forse ad imitazione della non lontana San Leo, ma molto più ardita, ad oltre 1200 metri d’altezza, una vera sfida agli elementi, una roccaforte naturale inespugnabile per le sue pareti verticali su tutti i lati, al punto che il sentiero per arrivare in cima dev’essere ricavato con mazza e scalpello dalla roccia viva, ed è tuttora l’unico modo per arrivare sulla sommità del monte (…).
Architettura all’avanguardia, forme geometriche perfette, linee spezzate e grande dovizia di angoli acuti nelle cinte murarie, lotti edificabili modulari, piazze centrali aperte sui principali edifici pubblici. Questo l’ambizioso progetto del giovane Cosimo de’ Medici. Si legge dalle cronache dell’epoca:
“Il Sasso è luogo della massima importanza perché è elevatissimo e inespugnabile, e perché sta sui confini del piviere di Sestino, del duca d’Urbino, dei conti Giovanni e Ugo di Carpegna, del conte Carlo di Piagnano, della Chiesa e di Rimini e perché chi vi edificasse un castello, come un leone fortissimo potrebbe annientare tutti gli altri castelli e luoghi circostanti senza timore di attacchi. In caso di timor di guerra è possibile specialmente di notte far segnali a Montauto di Perugia, al monte di Assisi, a Recanati, a Sassoferrato e a molte altre terre della Chiesa: in una notte si arriva di rocca in rocca a trasmettere il segnale fino a Roma e di lassù è anche possibile vedere molti luoghi della Dalmazia”.
Il 14 luglio 1566 si avvia l’immane opera: si iniziano a gettare le fondamenta delle case per accogliere i previsti 300 abitanti, le osterie, le casematte, il forno, le carceri, le grandi cisterne per l’acqua (quella principale, incredibilmente, è ancora lì piena d’acqua), la bottega del fabbro, i granai per mille staia di grano, il salnitraio e le salaie, il deposito delle farine, il palazzo del provveditore, l’armeria, l’arsenale, il tribunale, le stalle. Inoltre la chiesa, il palazzo del capitano con la cancelleria, gli edifici per l’acquartieramento dei soldati, la sala delle torture, le torri, le mura perimetrali, i depositi per le munizioni, i ricoveri per l’artiglieria, i magazzini per i viveri. Per un intero decennio questo luogo isolato e silenzioso risuonò dei rumori e delle voci delle centinaia di operai, scalpellini, architetti, muratori, carpentieri, falegnami, boscaioli, fabbri, del cigolio dei carri e delle carrucole, del muggire dei buoi.
Si fabbricano in loco mattoni e tegole, si squadrano le pietre, si scava la roccia, si forgiano cardini e serrature, si fabbricano gli armamenti. I lavori non si fermano neanche con l’inverno: una carovana di uomini, carri e buoi, carichi di pesantissimi pezzi d’artiglieria, arriva appositamente da Arezzo. Spossati dal viaggio, dalla fatica e dal freddo, i buoi che trainano i carri giungono stremati in cima al monte, ma scivolano sulla ripida salita gelata. Nessuno riesce a fermarli: travolgono la retrostante spedizione e precipitano tutti nel vuoto in un’orrenda carneficina. L’utopistico progetto nasceva obsoleto già in partenza. Drammaticamente costoso rispetto all’effettiva utilità, quando ormai le guerre si combattevano e risolvevano in campo aperto per il mutare di tattiche e armamenti, l’esito positivo di tale ambiziosa costruzione avrebbe dovuto suscitare qualche dubbio, ma si andò avanti ugualmente.
Il primo gruppo formato da una decina di soldati fu mandato a presidiare la fortezza nel dicembre 1573. E già allora ci si accorse delle difficoltà: “Ci sono poche provviste e la legna bisogna estrarla di sotto la neve alta. Fa freddo. Siamo male equipaggiati e non ci è da dormire. Il vento caccia la neve persino nei letti”.
Nell’estate del 1574 le case abitate erano ancora pochissime e gli occupanti vi risiedevano malvolentieri. Il vescovo di Famagosta, in visita estiva al Sasso, annota che “…sarà molto difficile che qualcuno potrà risiedervi d’inverno”. Nel successivo inverno si dovette allestire una cappella all’interno del palazzo del capitano, poiché “…non si poteva andare alla chiesa ordinaria per via dei tempi cattivi”: distava appena settanta metri.
Vede che ho azzeccato il riferimento….
per la Città del Sole, in un bellissimo testo – dove la computer grafica non c’era ancora – “La Città Ideale” Edizioni in Girasole del 1979. Mi ha sempre colpito il Palazzo civico esattamente fronteggiante la Chiesa in un tentativo di perfetto equilibrio “istituzionale”, quindi non solo geometrico, tra potere ecclesiastico e potere civico…LO AVESSIMO ORA!!!
Mauro