Aguzzate la vista …

Da Giancarlo Galassi: …


“Dopo «Insolera 2 – La Vendetta del Palazzinaro» e il denso post di
Maurizio Gabrielli perso tra le chiacchere dove accenna alla patetica
resa degli architetti romani, retroguardia armata solo di riga a T,
totalmente imbelle contro la speculazione grande e piccola che ha
massacrato e massacra ancora oggi la periferia della città, viene da
chiedersi: ma mettiamo il caso ci sia bisogno di questi professionisti
dell’arte della guerra per darci dentro ancora di katana, saranno
pronti o sapranno usare solo gli F16 come imparato all’università e
quindi dovranno arrangiarsi alla meno peggio scimmiottando lesene e
triglifi  alla Krier o pilastri e travi alla Eisenman qua e là?
Aguzzate la vista tra le figure in alto e quelle in basso per capire
dove e quando è solo Architettura a fare le sette piccole differenze.”

G.G.

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12 risposte a Aguzzate la vista …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Gentile Giancarlo Galassi, lei deve essere giovane, ma per chi ha una certa età c’è una certa complicanza (e non è la peggiore) che si chiama presbiopia. Dunque se proprio vuole fare quiz da Settimana enigmistica, per favore, metta foto più adatte.
    Per parte mia, se proprio lo vuole sapere, devo dire che la Borgata abusiva Palmarola 1970 sarà anche abusiva, ma, da quel poco che vedo, è meglio, molto meglio di tanti “quartieri” progettati da architetti e magari anche osannati.
    Mi sa che ancora la coscienza spontanea non si era persa del tutto nel 1970.
    La saluto cordialmente
    Pietro

  2. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Sono tanti anni che penso che l’unica soluzione per una città come Roma contemporanea sarebbero svariate folate di B52.
    Rispettosamente saluto

  3. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Aggiungo solo che gli architetti non hanno mai cambiato il mondo o la società, ma resi più funzionali e piacevoli si!E spesso si sono battuti contro decisioni e regole sbagliate.Alcuni.

  4. pasquale cerullo ha detto:

    Le costruzioni spontanee, gli insediamenti spontanei ebbero il giusto riconoscimento e la giusta analisi, negli anni 60. L’abusivismo si manifestava in queste due forme, lo spontaneo, che oggi non esiste più, e la speculazione con relativo condono incorporato, cioé tu costruttore costruivi in modo abusivo, perché sapevi che, ammanettato com’eri politicamente, poi ti avrebbero aggiustato il PRG; oggi è molto più facile, perché le amministrazioni speculano insieme ai costruttori, è una pacchia, tutto legale. Ma la spontaneità aveva un valore superiore, era il modo dell’origine di occupare un territorio, l’insediamento dei popoli per necessità, e permetteva di raggiungere l’equilibrio naturale. A discapito c’era il “brutto” e l’apparente, solo apparente, disordine. Costruire per necessità in contrapposizione al costruire per lucro.

  5. Outsider ha detto:

    D’accordo con il commento di Cerullo, ma le immagini (non conosco il luogo personalmente) di Palmarola sono quelle di una borgata costruita per lucro la cui tipologia rappresentativa è appunto la palazzina.
    Le forme spontanee (per necessità) sono quelle per esempio di alcuni isolati attorno alla casilina al punto del pigneto/mandrione, o verso centocelle/alessandrino.

    • Vittorio Corvi ha detto:

      Sbagliato, se mi posso permettere. A Palmarola ci sono nato nel 1973. Mio nonno e mio padre costruirono la palazzina (costruirono letteralmente – esclusa la struttura in c.a. – nel dopolavoro e nei sabati e domeniche) per se e per le proprie sorelle. Così hanno fatto il 100per100 degli altri a Palmarola nei primi settanta, immigrati marchigiani e abbruzzesi in gran parte, impiegati nell’edilizia ufficiale in gran parte. Qualcheduno, naturalmente, costrui un apparamento in più del numero di cui aveva strettamente bisogno. Nessuno aveva sufficente capitale per costruire una palazzina in più. Non a Palmarola, non in quegli anni.
      Ben presto fu adottato e vige tuttora un piano di zona, il 10/O.
      A scopo di lucro fu la lottizazione della tenuta originaria detta di Palmaroletta, a cura di aristocratici proprietari terrieri dell’ex agro romano. La struttura della lottizazione è alla base dell’attuale “soluzione urbanistica” che si evince dalle foto aeree. Così, tale e quale, è per molte altre borgate romane sorte negli stessi anni.

      • Outsider ha detto:

        Beh, dalla foto mi pare di vedere palazzine da 4, 5 piani (almeno 8, 10 appartamenti ciascuna)… Famiglie così numerose?? o la foto forse non rappresenta il nucleo di Palmarola descritto da te…

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        Riconfermo, dopo la precisazione di Vittorio Corvi, che da quella foto si evince essere Palmarola migliore di molta urbanistica progettata nei PEEP di tutta Italia.
        Evidentemente le palazzine di più piani hanno avuto modo di inserirsi (abusivamente o meno non saprei dire) in una maglia urbana che non sarà perfetta ma ha una sua dignità. Quando avrò tempo cercherò di trovare Palmarola su Google e può essere che dovrò correggermi, ma non ne sarei certo. In genere dove arrivano gli architetti di oggi e di ieri i danni sono molto maggiori (vedi, non per riaprire polemica, Ortinuovi).
        Pietro

    • pietro pagliardini ha detto:

      Ti ringrazio Outsider perchè da solo non l’avrei potuta trovare. Osservo che c’è una specie di piazza (un parcheggio) al posto giusto e che, con un pò di buona volontà e di impegno potrebbe diventare, urbanisticamente, una città normale. Sull’architettura sorvolo, ma è francamente meno importante, dato che è nel corso del tempo che questa può migliorare per volontà dei privati. Come fai a migliorare un piano con stecche parallele tra loro con stradine a cul de sac e con una sola strada tangente di scorrimento? Questi sono i nostri PEEP (non tutti ovviamente).
      Sarà anche abusiva Palamarola, però…..
      Pietro

  6. filippo de dominicis ha detto:

    La morfologia dei Parioli (o di piazza Vescovio…) non è poi cosi diversa da quella di Palmarola, mi pare…

  7. LdS ha detto:

    Palmarola sembra assomigliare molto alle periferie anni 60-70 che si trovano in molte altre città: dense, distanze tra gli edifici assai ridotte, se non addirittura azzerate grazie a superfetazioni che nel corso degli anni ne hanno riempito gli spazi di risulta; condomini vicini a unifamiliari, bifamiliari, oppure tipologie sconosciute difficilmente interpretabili; discretamente vive: una farmacia, un piccolo supermercato, un bar, una pizzeria, certe volte pure qualche asilo e scuola… sì, insomma, è ‘na città che nel bene e nel male funziona. Architettonicamente, sinceramente, non ci sputerei sopra, possiedono la bellezza dello spontaneo, una totale babele linguistica dove vi si trova di tutto, pure la preesistenza ristrutturata come cavolo gli pareva. E la vecchiaia che arriva le rende affascinanti come tutte le cose vecchi. Si sa, noi italiani, architettonicamente necrofili come siamo, ci piacciono (almeno a me). Infatti non mi stupirei se tra qualche decennio la sovrintendenza arrivasse col timbro a metter vincoli.

    Robert

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