Da Isabella Guarini: …
La questione urbanistica dell’opera di Marcello Piacentini per la Sede del Banco di Napoli in Via Toledo.
“L’esposizione sintetica dell’opera di Marcello Piacentini, a firma di Giorgio Muratore, mi offre l’occasione di riprendere la questione che riguarda la realizzazione della Sede del Banco di Napoli in Via Toledo in Napoli su progetto del Piacentini stesso nel 1940. Tale intervento può considerarsi il completamento della trasformazione urbanistica iniziatasi con la costruzione del Palazzo San Giacomo in Piazza Municipio nel 1816, quando re Ferdinando I di Borbone volle realizzare un’unica sede per i ministeri del regno. Per il progetto fu scelta la grande insula compresa tra Largo Castello e Via Toledo. L’edificazione della struttura fu affidata agli architetti Vincenzo Buonocore, Antonio De Simone e Stefano Gasse che conclusero il lavoro nel 1825, a causa delle difficoltà finanziarie e delle diatribe tra governo e religiosi, in quanto si abbatterono alcuni edifici religiosi presenti nell’insula, mentre la Chiesa di San Giacomo veniva inglobata nel nuovo Palazzo. Dal cortile interno del Palazzo San Giacomo si accedeva alla galleria lunga centocinquantasei metri che, attraversando varie rampe di scale e cinque giardini, arrivava fino a via Toledo. Questo passaggio, che per un tratto prevedeva anche una copertura in vetro e metallo, venne conservato intatto fino al 1940, quando fu chiuso a causa della costruzione del Palazzo del Banco di Napoli, su progetto di Marcello Piacentini. Dal punto di vista urbanistico odierno le due facciate sono contrapposte pur appartenendo a un’unica insula urbana di raccordo della Piazza del Municipio e la Via Toledo, ma non più percorribile al suo interno. È riscontrabile una sostanziale differenza tra i due interventi demolitori: il primo ottocentesco conserva la continuità con la Galleria vetrata progettata da Stefano Gasse, mentre quello moderno di Marcello Piacentini nega la continuità mediante l’impenetrabile costruzione dell’edificio del Banco di Napoli, pur essendo all’interno opera architettonica pregiata per spazialità e per la cura dei particolari.“
I.G.






E quindi?
isabella fai così: vai sulla tomba di piacentini e tira un bel calcione in centro alla foto…
mah…
Mi pare una osservazione interessante, oggetto di un possibile dibattito sullo specifico tipo di scelta urbanistica fatta da Piacentini o, probabilmente, impostagli dalla committenza.
Comunque non comprendo le inconsistenti perplessità del cerullo e di mah…. Qualsiasi critica, qualsiasi osservazione potrebbe essere conclusa con un insignificante… e quindi?
E quindi è necessario pensare!
Grande Marcello!
E’ un uomo da studiare :-)
Isabella preparati alla chiamata!
ciao
c
Il mio e quindi? non ha né un risicato valore di critica né di osservazione né di perplessità. Significa solo e semplicemente: e quindi… continua. Perché mi pare che Isabella abbia tralasciato il passaggio alla sintesi. E se è voluto, non lo so…
Non ho voluto esprimere la mia valutazione per non pregiudicare il dibattito su una questione che ritengo sostanziale, ovvero il rapporto del progetto architetetonico con il contesto urbano o naturale.