Il fantasma di VEMA … nella lavatrice …

Da Giovanni Pernazza su Ortinuovi: …

Buongiorno a tutti,
Ho letto, riletto e analizzato ognuno dei vostri commenti, ora vengo a trovarmi di fronte a questa replica di Pietro Pagliarini che cerca di spiegare compiutamente le sue posizioni e forse anche quelle del professor Muratore visto che quest’ultimo l’ha “benedetto” facendolo diventare un post.
Più della metà di questo testo pone in discussione il rapporto Orti Nuovi ha con l’esterno puntando soprattutto al suo orientamento, alla larghezza e alla morfologia delle sue strade che ne sono poi i confini, le distanze “distorte” che questo può creare con gli altri insediamenti che vi ruotano intorno e dulcis in fundo introduce il tema del rapporto vecchio nuovo che a suo avviso mal si risolve in una progettazione come questa.
La prima impressione che si ha è che probabilmente Pagliarini e quindi anche Muratore non hanno colto la primaria intenzione di questa esperienza, ossia quella di utilizzate le metodologie spontanee della borgata romana e di innestarle in un sistema più controllato, l’obiettivo era quello di trovare una mediazione tra la pianificazione di una nuova colonizzazione (un po’ come quelle che fecero i romani nella pianura Padana) e la ricerca di una architettura più a misura d’uomo, proprio perché si è ritenuto fin da subito che l’ecosostenibilità non è solo questione di tecnologia ma anche di semplicità.

Una volta recepito questo punto (che è enunciato sul manifesto) credo sia onesto ammettere che un’intenzione tanto ampia non può certamente essere esaurita nei solo dieci giorni di lavoro, senza contare che ognuno dei partecipanti ha sviluppato una metodologia propria per trovare la sua strada, rischiando magari di sovvertirla completamente, di esasperarla o di renderla inefficacie.
Ma si tratta per lo più di ragazzi alla prima esperienza (alcuni alla prima esperienza con lo stesso professor Purini), uno splendido capitale umano che si è chiuso in quel sarcofago chiamato lavatrice a cercare una risposta ai problemi di Roma in dieci giorni, una risposta che non sarà mai LA RISPOSTA definitiva perché la ricerca si compone in massima parte di errori prima di produrre un risultato e in dieci giorni non si può che meravigliosamente sbagliare!
Di conseguenza, come di consueto, dal blog del professor Muratore e dai suoi accoliti non c’è niente di nuovo da rilevare, leggo qui critiche che vanno ben oltre Orti Nuovi, sono sproporzionate, ridondanti e profondamente radical schic.
Sono le ennesime critiche alla mano speculatrice e distortrice del Dio Purini che tutto influenza e tutto dirige.

Il problema è che la strada che vi siete scelti non porterà a niente altro che ad un ulteriore “distorsione” degli insegnamenti di Purini e al contempo ad una sua ulteriore “beatificazione”. Questa è una diretta conseguenza del clima che tutti abbiamo consentito a creare a Valle Giulia: o si progetta sulle riviste o dai vecchi maestri, o le curve o i quadrati, o Liebeskind o Zazà, o il barocchetto o il maxxi…E infine o si esalta Purini o lo si odia.
Ci lamentiamo della mancanza di cultura, della mancanza di una generazione di architetti che sviluppi risposte nei momenti di crisi, quando il problema nevralgico è che l’università che dovrebbe essere il centro della discussione culturale è diventata centro di culto per alcuni e di abiura agnostica per altri.
A che servono sterili appelli a non farsi illudere dai maestri se chi “appella” non ha le palle per confutare l’operato del maestro?
A che serve rinnegare il culto dell’architetto creatore se poi c’è la caccia alle streghe?
A che serve diventare personaggio se poi nessuno ti mette in discussione?
A che serve porre dubbi se poi i dubbi diventano i nostri dei?”

G.P.

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15 Responses to Il fantasma di VEMA … nella lavatrice …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Adesso lo dico anch’io: Che palle…..
    1) Non sei autorizzato ad attribuire a Muratore quello che penso io, per il solo fatto di averlo pubblicato, altrimenti io sarei autorizzato ad attribuirgli il tuo pensiero per lo stesso motivo e con questo Muratore sarebbe schizofrenico.
    2) Io ho parlato del progetto e non di Purini, se non nel primo commento, perché pensavo fosse un SUO progetto
    3)Questo è un blog, BLOG, dove si cazzeggia, si discute, si bisticcia, si dicono cose serie e stupidaggini, ma ci si rispetta. Non ci sono accoliti di una bella piccia di… niente. Se lo ritieni un mezzo inadatto trovatene un altro e vacci a discutere. Forse sei più adatto all’Università.
    4) Delle intenzioni me ne frego (così mi potrai pure dare del fascista). Io ho visto quel progetto, ho detto quello che ne pensavo e che penso ancora e questo è il modo migliore per trattare gli studenti non come stupidi ma come persone che si sono impegnate in un lavoro. Poveri studenti, poverini, si sono tanto impegnati ma, si sa, sono giovani….è il tuo pensiero. Non è il mio. Io ed altri abbiamo preso sul serio quello che hanno fatto e abbiamo espresso la nostra opinione, e questo è rispetto vero e non pietismo di facciata.
    5) I Romani lasciali stare e l’architettura a misura è molto meglio rappresentata nelle borgate esistenti che non in quel progetto.
    Basta, ho da lavorare.
    Pietro

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Giovanni, mi pare che non hai preso con la dovuta calma le critiche scritte da Pietro, che erano e sono (paradossale che sia io a dirlo :-)) del tutto logiche, razionali, molto terra-terra nel senso edilizio e progettuale del termine e cioè riguardano proprio il come questo intervento si cala su una rete ESISTENTE di temi, spazi, relazioni, consuetudini, tradizioni e forme. Siccome la nuova cittadina pare un pò impermeabile a ciò che gli sta intorno, ecco spiegate le critiche stesse, tutto qui. A mio parere in un contesto del genere si deve fare una ADDIZIONE, non altro, cioè giocare con lo spazio esistente, riammagliandosi con esso. La vostra sembra invece una monade, ben disegnata e ben pensata, ma sempre una monade. E non vale nemmeno la questione del poco tempo a disposizione, o della giovane età, perchè queste cose sono facilmente superabili quando la docenza lo vuole. In ogni caso, credo, potrebbe costituire un ottimo insegnamento per tutti gli studenti che hanno redatto il progetto capire che confrontarsi con le critiche di questo blog è un salutare esercizio mentale. Non si tratta di aderire fideisticamente ad alcunché, ma solo di parlare di architettura senza dare per scontato un “partito” di riferimento. Nel merito, appunto, il vostro progetto ha diversi punti di debolezza: questo è l’argomento, mica l’architettura in generale o il valore del Prof. Purini come docente!
    ciao
    c

  3. waferboards ha detto:

    Vorrei fare a Giovanni e gli altri studenti che hanno partecipato ai lavori prima di tutto i complimenti per il lavoro e la fatica dato il tempo davvero limitato con cui hanno dovuto fare i conti,e in seconda battuta alcune domande non potendo vedere il progetto con i miei occhi,alcune precisazioni che possono fare chiarezza: quanti sono gli abitanti previsti?quali le dimensioni?quale l’orientamento geografico?quali i collegamenti con il resto della città?
    Io credo,ma il mio non è certamente un giudizio autorevole,che la città,il quartiere lo spazio a misura d’uomo abbia ad esempio distanze inferiori,dai servizi e anche tra le case stesse,e densità sensibilmente maggiori,che non si possa innestare e imporre una “metodologia spontanea” e che questa ultima sia una risposta a una esigenza e non una proposta.
    Ma tutto questo avrebbe molto più a che vedere con la mia visone della città piuttosto che con Una visione della città,e ciò credo non sia cosi interessante in questa sede.
    Quoto totalmente Giovanni invece quando esprime il brillante concetto che l’università sia oggi un luogo di culto piuttosto che di cultura e credo che questo vada evitato.Appare evidente che il prof. Purini e tutti i ragazzi abbiano messo sul tavolo dei temi importanti che non vanno dimenticati a scapito di morfemi,piani e considerazioni campanilistiche,ovvero la città,il modo di viverla,di immaginarla,un ritorno(mi limito a quello che ho letto qui ahimè)a una semplicità ormai perduta.
    Credo che sia giusto contribuire al dibattito su questi temi,piuttosto che sulla ortogonalità del tracciato e le distanze critiche tra le masse,ritengo che fosse anche questa l’intenzione del workshop,ovvero mettere al centro di un progetto e di una ragionamento queste visioni.
    Non è stato certo il prof.Purini il primo a concentrarsi su questo tema,magari il lavoro di questo workshop non intercetterà i gusti dei lettori di questo blog,ma può essere una base per una discussione serena e costruttiva sulla città,magari altri lettori possono mettere sul tavolo le loro visioni radicalmente opposte e si può aprire un confronto su questo.
    Potrebbe trattarsi di una opportunità per parlare e discutere invece che lanciarsi sfottò ideologici,potrebbe essere un occasione per fare cultura,critica e costruttiva.è questo che intendevo quando dicevo che non ci sono idoli,lasciamoci alle spalle le verità assolute e discutiamo della città.

  4. filippo de dominicis ha detto:

    Comunque, ce n’è per tutti; Ortinuovi nella lavatrice, quindici anni di geo-tesi romane a San Luca, ri-progettazioni urbane al Casilino 23.

  5. giancarlo galassi ha detto:

    E’ forse proprio l’aver «colto la primaria intenzione di […] utilizzare le metodologie spontanee della borgata romana» che fa venir voglia di annotare p-e-d-a-n-t-e-m-e-n-t-e, ancora una volta, come il sito sia il vero palinsensto della «spontaneità» e come lo pseudo tessuto della maledetta odiosa schifosa borghese «palazzina» sia la soluzione urbanistico-architettonica più appropriata per quel carattere che le è proprio di linea transtipologica (termine della Thermes che recupero da altro contesto – forse qui «transmorfologico» andrebbe meglio – mah).
    Sono appartamenti da palazzina di un solo livello le «unità» orizzontali di Libera (non è un’osservazione mia ma di Paolo Sica 1956), sono palazzine con due miniappartamenti per piano le «torri» di Muratori su via Selinunte, sono palazzine le «case a zampa di gallina» di De Renzi (e non mi sono mosso dal Tuscolano dove, poco lontano, ci sono ancora le palazzine come brevilinee di Alberto Gatti, di Orseolo Fasolo ecc). Infine sono palazzine quelle rivalutate da Insolera l’altro giorno (proprio da lui che contro il tappeto di palazzine dell’Immobiliare ci ha fatto fortuna come pubblicista). Sono palazzine le case delle borgate abusive. Il volume della palazzina consente tutte le rotazioni delle pareti e gli adattamenti possibili agli incidenti del sito e delle lottizzazioni. Certo bisogna faticare a usare un linguaggio neorazionalista senza angoli retti, senza livellare e squadrare tutto, però ne abbiamo avuti di maestri a Roma da cui carpirne il segreto: Luccichenti, Monaco ecc… (mi fa rabbrividire ogni volta la lotta – neanche Giacobbe e l’Angelo – tra pensilina del Belsito Nord e l’impunita salita di piazzale Medaglie D’Oro che proprio non vuole saperne di spianarsi!- un dettaglio molto molto molto poco spendibile come immagine – non quanto i superiori balconi colorati cfr. «Caro Diario» – ma a passeggiarci sotto viene allo stesso tempo il mal di mare e l’invidia per una soluzione linguistica così magistrale).

  6. sergio43 ha detto:

    Che volete fare al Casilino 23, le ri-progettazioni urbane? Non vi azzardate, a meno che non siano soltanto farlocche esercitazioni accademiche! Io ci vivo benissimo anche se avrei preferito che la Chiesa fosse quella progettata dai Passarelli e le scuole non fossero state prese e fatte a scatola chiusa!

  7. Alessandra ha detto:

    Ciao waferboards,

    scrivo rispondendo a te in quanto mi sembri l’unica persona che nel dialogo mantiene la calma, e che soprattutto ha saputo fare una critica costruttiva sul nostro progetto. Ti ringrazio per le parole e le critiche che hai speso, ben vengano le critiche come le tue! Anzi mi farebbe davvero piacere se venissi alla mostra a vedere da vicino il progetto perchè sono sicura che da una discussione de visu nascerebbe un ottimo confronto. Credo anche che tu sia lunico ad aver capito il senso delle parole di Giovanni…insomma non c’è bisogno di scaldarsi tanto (lo dico a Pietro)….

    Ora scendendo più nel dettaglio posso dirti che il tema della “spontaneità” è stato molto dibattuto da tutti noi nei primi giorni di lavoro, ci siamo infatti chiesti se vosse valida un’operazione apriooristica di imposizione di un masterplan all’interno del uale inserire i singoli progetti, molti di noi (tra cui io) no erano daccordo; secondo me infatti se si ricerca la spontaneità di un’insediamento, e se si prendono a modello le borgate abusive, nonchè la palazzina come tipologia dominante, è comunque sbagliato agire con delle operazioni su grande scala, che sono delle operazioni puramente urbanistiche. Insisto su questo prprio perchè l’argomento stato davvero nodale nello sviluppo del progetto d’insieme; chiaramente dati i tempi non ci si poteva soffermare troppo su questo ma bisognava passare al singolo progetto personele, ammetto quindi che la cosa non è stata chiaramente ed esaustivamente risolta.

    Per quanto riguarda le dimensioni posso dirti che dalla foto è chiaramente impossibile rendersi conto che il quartiere da noi progettato non è molto più grande del Villaggio Olimpico di Libera e Moretti per farti un esempio, il lato lungo è poco più di 700m e quello corto è sull’ordine dei 400m…sapendo questo ci si rende facilmente conto che le distanze sono molto minori di quello che sembrano, e che distacchi tra servizi ed abitazioni non sono enormi.

    Diciamo che il tutto è molto meno “impattante” di quello che sembra, i songoli edifici sono per la maggioranza ad uno o due piani fuori terra, perchè abbiamo privilegiato la “casa uni/bi-familiare”.

    Detto questo sono felice che almeno uno dei commentatori di questo blog abbia capito il senso di questo workshop, finalmente si può discutere dei contenuti e non delle fantomatiche idelogie che non esistono.

    Infine un grazie anche al prof. Muratore, perchè se ho avuto l’opportunità di parlare tanto di queto proetto e di accalorarmi tanto confrontandomi con gli altri è anche merito suo.

    Saluti!

  8. Alessandra ha detto:

    ps.scusate gli errori di distrazione ma ho scritto tutto piuttosto gi getto.. :P

  9. Alessandra ha detto:

    DI GETTO… ecco appunto…

  10. pasquale cerullo ha detto:

    Per un attimo, gentile Alessandra, esattamente
    un nanosecondo, avevo sperato che avesse saltato una “g” per scrivere a giggetto…

    Sul progetto di esercitazione non mi pronuncio perché non conosco il luogo.

  11. Pietro Pagliardini ha detto:

    Dopo il commento di Alessandra, devo una volta di più constatare amaramente la verità del motto andreottiano “a pensare male si fa peccato ma ci si indovina sempre”.
    Quindi tutti noi abbiamo perso tempo a discutere di questi Ortinuovi, dato che non avremmo capito niente, eccezion fatta per waferboards. Cioè capiscono solo coloro che sono d’accordo e dunque Alessandra potrà affermare orgogliosamente: “Sono d’accordo con me stessa”. Piccole archistar crescono.
    Posso solo sperare che vi sia anche chi nel gruppo non è d’accordo, almeno nel metodo, ma preferisce tacere.
    Non mi resta perciò che confermare il mio commento originario al post
    https://archiwatch.wordpress.com/2010/06/08/ortinuovi-hanno-scoperto-la-borgata-sostenibile/
    dato che è inutile entrare nel merito e affrontare la realtà delle cose, contando evidentemente solo l’ideologia di cui l’università è intrisa e che viene dispensata a piene mani. E questo a prescindere da Purini o non Purini.
    Saluti “freddi”
    Pietro

  12. Alessandra ha detto:

    Caro Pietro io penso davvero che tu abbia letto un’altra cosa e non il mio commento…davvero non capisco dove tu abbia trovato idologia nelle mie parole….mah…

  13. Giovanni Pernazza ha detto:

    No caro Pietro,
    non sono d’accordo,
    parli da uomo ferito
    prendi d’aceto…e scrivi di getto
    al pregiudizio non hai resistito…
    Non esistono leggi in architettura,
    basta essere quello che sei,
    lascia aperta la porta del cuore
    vedrai che la mostra è già in aperta per te.

    Senza informazione una critica cos’è?
    su questo sarai d’accordo con me,
    senza serenità una critica cos’è?
    e questa è l’unica legge che c’è.

    Di Ferradini & Pernazza

  14. Alessandra ha detto:

    Inoltre se leggi bene ho appunto detto che su certe scelte non ero del tutto d’accordo, e non ho paura di dirlo, dato che a me nessuno ha imposto niente e dato che non “bevo” tutto quello che mi viene dato senza riflettere.
    Vengo tacciata di essere archistar solo perchè difendo il mio lavoro ed espongo una riflessione?

    beh allora faccio bene a rivolgermi ad altri e non a te che evidentemente non sei in grado di essere oggettivo.

    ps. e poi ripeto ma perchè ti arrabbi tanto?

  15. deng@xiaoping ha detto:

    la cina e’ vicina …

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