Al posto dello stadio …

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Riceviamo da Bogotà e volentieri vi giriamo questa lettera di Andrea Bentivegna: …

“caro professore

sono un suo ex-studente ora alle prese con la tesi di laurea,infatti le scrivo da Bogotà dove sto lavorando su un progetto in un barrio povero e abusivo di questa incredibile città.

Le racconto questo perchè il mio progetto prevede il miglioramento di un quartiere attraverso vari interventi e soprattutto la salvaguardia del incredibile tessuto sociale che si viene a creare in queste città,ebbene passando dei mesi qui,a contatto con quelle che noi definiamo “baraccopoli”ho capito finalmente quanto queste costruzioni,o meglio auto-costruzioni,prive di progetto e di disegno,che noi potremo giudicare come rifiuti architettonici di cui liberarci,siano in realtà una ricchezza.

Ricchezza in primo luogo per chi le possiede,per i quali rappresentano tutto e soprattutto anni di duro lavoro e sacrificio,e quindi ricchezza sociale,generano infatti una rete fatta di cooperazione,solidarietà e intensa vita collettiva che per noi europei è relegata alla memoria di un tempo che fu.

Qualche giorno fa ho scritto sul suo blog in merito alla demolizione del Corviale,il mio intervento è stato ignorato forse giustamente,tuttavia mi sarebbe piaciuto confrontarmi con gli altri lettori su questo tema che mi vede pensarla esattamente come lei e non lo dico per compiacerla,il mio intervento era precedente al suo articolo che pure ho davvero apprezzato.

Ebbene dopo questa lunga e noiosa promessa vorrei farle una domanda..

tempo fa,prima di intraprendere questa incredibile avventura Latino Americana,non sapendo dove sbattere la testa per la mia tesi,ma cosciente della mia passione per la storia del architettura e l’architettura sportiva mi era passato per la mente di chiederla a Lei proponendole un progetto sul Foro Italico.

Ritenendo che tutti gli interventi degli ultimi trent’anni abbiano alterato la bellezza di quel luogo unico al mondo,ma credendo che la sopravvivenza di quel complesso sia legata allo sport e che non possa diventare un museo,con un progetto chiaramente utopico,avevo intenzione di immaginare l’azzeramento degli interventi recenti sugli impianti del tennis,il ripristino sacrosanto della casa della scherma e la demolizione dello stadio Olimpico per far posto,in quel sito ai nuovi impianti per il tennis(anche un nuovo centrale) e il nuoto nel rispetto formale del architettura originariamente assai meno invasiva,e in parte ipogea,dello stadio dei Cipressi.

Ora probabilmente Lei dopo aver ascoltato questa idea mi avrebbe cacciato a pedate nel sedere e facilmente anche io mi sarei ricreduto (in fin dei conti rivedere le proprie idee progettuali è pur sempre progettare),chiaramente si tratta di una proposta radicalmente utopica ma la domanda ora mi sorge spontanea:la demolizione o comunque l’alterazione di uno stato di fatto è sempre sbagliata?oppure è ammissibile là dove cerca di rimediare a errori precedenti?

Certamente lo stadio Olimpico odierno altera il complesso del foro Italico ed è stato un errore arrivare a quello che oggi vediamo ma è un motivo sufficiente per cancellarlo?

Oppure,e con questo concludo,la proposta di Benevolo per ripristinare la prospettiva Berniniana di piazza San Pietro compromessa dalle demolizioni Piacentiniane di via della Conciliazione,è certamente un risarcimento architettonico di qualcosa di inestimabile che abbiamo oggi perduto,ma sarebbe anche una “demolizione”dello stato di fatto odierno che pure crea una nuova,certamente meno raffinata,prospettiva.

Sarei onorato di sapere quale è il suo pensiero a riguardo.

Mi scuso per la lunghezza,per l’arroganza e la brutalità delle miei idee e spero che il suo pensiero critico e certamente severo mi aiuti in quella crescita culturale e professionale che mi sembra a oggi,dopo sette anni di studi,debba ancora cominciare e che spero un giorno,lontano,mi porti ad essere semplicemente un bravo professionista in grado di fare meno danni possibili.

i miei saluti

con stima”

A. B.

Innanzitutto, sarei molto interessato a conoscere la sua proposta per il barrio di Bogotà … e il suo grado di “sostenibilità” …

poi, a parte gli scherzi, credo che la sua ipotesi di intervento sull’Olimpico sia assai meno cervellotica e improponibile di

quello che crede …

quell’edificio ha ormai vent’anni suonati e la sua palese “insostenibilità” sembra suggerirne un’obsolescenza precoce e

accelerata …

quindi è senz’altro ora di cominciare a progettare qualche cosa … al suo posto …

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2 Responses to Al posto dello stadio …

  1. DONNA SPAGNOLA ha detto:

    BRAVO PROFESSORE PER IL CONSIGLIO!!!

    E BRAVO ANCHE ALL’EX-STUDENTE ITALIANO, ORA STUDENTE DI BOGOTA’: A.B.
    E’ STATO MOLTO PIACEVOLE LEGGERE LE TUE RIGHE, SOPRATTUTTO PERCHè MI HANNO CANCELLATO DALLA MENTE TUTTE LE LAMENTELE E I BLA BLA DEGLI STUDENTI DEL WORKSHOP DI PURINI!

    MI SEMBRA CHE LA TUA MENTE SIA GIA’ INDIRIZZATA VERSO IL PENSIERO CRITICO E CIO’ NON PUO’ CHE RALLEGRARTI PER AVER INTRAPRESO LA STRADA DEL BRAVO ARCHITETTO!!!
    PER DIRLA ALLA SPAGNOLA: suerte!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Firmato:
    DONNA ITALIANA, ARCHITETTO, CON PASSATO DA DONNA SPAHNOLA, AMERICANA E ORINTALE!

    • waferboards ha detto:

      scrivo dopo aver preso parte con un commento alla discussione relativa a “Ortinuovi”,deluderà forse donna spagnola che tenevo a ringraziare e insieme a lei naturalmente il professore per le belle parole spese,che non mi sarei mai aspettato.
      Potrei scendere nei particolari ulteriori ma credo che non sarebbe giusto annoiare la comunità dei lettori di questo blog.dunque solo grazie.
      A.B.

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