grazie al misterioso LIUK … per la segnalazione …
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Veramente questa roba s’era già vista sulla palazzina Furmanik, dove, perdipiù, sono anche scorrevoli.
Quella aveveva, al meno, grande compattezza volumetrica…almeno quello.
Questa qui sembra una palazzinaccia qualsiasi; ennesima elucubrazione con parapettuccio mezzo pieno e mezzo vuoto, balconcini a trampolino, solettoni a copertura che trascendono in velette nonchè altre amenità !
Gli anni ’50 hanno fatto male un po a tutti.
Chiamale amenità! Io vi leggo soltanto cura del dettaglio architettonico. Mi piace la tripartizione tra basamento, corpo di abitazione e linea finale di copertura. Mentre il leggero stacco dell’appoggio del corpo sul basamento é evidenziato dalla testa delle travi in rilievo, il frontone si stacca dal sotto con una incorporea e netta linea d’ombra. La leggera (é determinata soltanto dalle logge!) pianta ad U dell’edificio é forma famigliare che ci rassicura. Le persiane non hanno la forza di quelle della palazzina Furmanik che purtroppo non ci sono neanche più. Si ammetterà che non é necessario nella professione fare un capolavoro al giorno. Sarà sufficiente che, oltre a caraterizzare comunque la facciata, corrispondano correttamente ad esigenze funzionali. I balconcini a trampolino sul fianco, che da essi trae l’unica caratterizzazione, vorrei vederli in una foto migliore, dove si riuscisse a cogliere il gioco d’ombra proiettata da essi sul muro, come tante meridiane che, ruotando al volgere del sole, ne mutano, momento per momento, l’immagine. Definire “palazzinaccia”, con rancore e disprezzo degni di migliori cause, questo edificio esprime, secondo me, tutto l’assoluto diniego di memmo54 verso la nostra storia e la nostra scuola, ribaditi con coerenza in ogni suo intervento, quella coerenza linguistica di cui lamenta forse la mancanza nel corso di quest’ultimo secolo e mezzo di produzione architettonica. Io non ho però la capacità di dedurre da quello che afferma quale possa essere (evitiamo l’inflazionato tedesco!) la sua “visione del mondo”. Perchè, di grazia, non ci propone, come tanti fanno come in questo caso, di nuovo o per la prima volta, non so, un opera in cui riconosca dei valori a lui cari? Sbaglierò, ma se cerco di vedere le cose come memmo54, continuo ad oscillare tra Albert Speer e Leon Krier!
Questo palazzo mi sembra molto più interessante, comprese le persiane, di molta robaccia sia ultramoderna, sia premoderna sia postmoderna.
A proposito di persiane invece mi viene in mente casa Borsalino di Gardella, e la sua versione piu attuale di Coderch.
Secondo il mio punto di vista è proprio l’architettura della Ricostruzione ha rappresentare un importante riferimento per la via italiana all’architettura contemporanea.
Il giusto compromesso tra moderno, classicità, accezioni locali, tecnica e disegno.
Evitando così infantili (o nostalgiche) ritirate dal movimento moderno e autoreferenziali forme organiche, meteoriche, decostruite.
…e se si va a vedere l’impianto planimetrico, con 2 palazzine unite dal grande atrio vetrato ad un solo livello, il tutto specchiato su entrambi i lati di via venturi, in una simmetria che però presenta diverse variazioni nei prospetti, le si apprezza ancora di più.
Liuk (Luca Rijtano)
P.S. e complimenti alla solerzia e all’entusiasmo del titolare del blog che è subito andato a guardare e fotografare!
Commentato in aula l’edificio utilizzando la lettura che ne fa Sergio. Grazie.
Questa qui non è ancora, e per fortuna aggiungo, la nostra tradizione.
Non sono i nostri “veri valori”; anche se qualcuno pare accreditarli come tali (… in mancanza d’altro… bisognerà pur dare qualcosa in pasto agli studenti…)
Quelli autentici si possono vedere agevolmente uscendo di casa e prendendo la direzione giusta (..verso il centro…generalmente….) Ai più fortunati basta aprire la finestra. Chi abita in campagna, poi, non è meno fortunato: c’è un territorio che il “Grande, Unico Architetto” ha disegnato nei secoli; minuziosamente, ma semplicemente, a partire dalle casette rurali per giungere alle piantate, ai viottoli ed ai fossi.
Uno sterminato patrimonio a cui rifarsi: miracolosamente in armonia e continuità con il contesto e la storia.
Gli architetti del primo ventennio del secolo scorso ( …De Renzi tra gli altri…) l’avevano intuito: così come si intuisce il linguaggio materno; ma non sono riusciti a difenderlo. Complice forse la stretta educazione tecnica che ha impedito di operare astrazioni, sostenere e sostanziare i propri valori culturali . Bisognerà attendere Muratori per avere un architetto “pensante” e non “pupazzaro”.
Ma ormai il danno era fatto ed, a giudicare da come vanno le cose, ancora perdura.
L’avevano capito i più brillanti e quelli più modesti o attenti al bilancio; architetti, ingegneri, geometri, capomastri, tutti parlavano la stessa “lingua”. Gli studenti passavano mesi ed anni a studiare l’edilizia minuta, con lo stesso interesse di quella maggiore. Studiavano la “propria” architettura quella dei “propri” luoghi storici (… non degli ultimi cinquant’anni … un soffio nella storia…) prima di esserne espropriati e straniti dai miti del progresso (… leggasi sviluppo economico…)
Fortunatamente i temi e gli elementi dell’Architettura vera passano quasi tutti i giorni sulle pagine di questo blog.
Dettagli, ricordi e presunti ricordi, di protagonisti e non (….qualche volta anche disarmanti!…).
Da ciò si inferisce che rappresentino ancora qualcosa anche se collocati nell’ambito della nostalgia.
Case, chiese, scuole, ospedali et coetera nei quali si vive bene dentro (… anzi meglio !…direi…) ed in cui fa piacere rincasare.
Quanto al “dettaglio” è diventato, insieme al “progetto”, un alibi ed anche il peggiore nemico dell’architetto, assunto a valore salvifico cui si chiede di rimediare alla mancanza dall’Idea (…si badi bene…non mancanza di idee…).
Quanti fogli di carta straziati a china e matita hanno preso il posto di semplici elementi linguistico-strutturali patrimonio di tutti: dagli esecutori agli abitanti, passati presenti e futuri.
Quanto vano accanimento a disegnare improbabili dettagli, ad “comporre” graficamente come si fa con una pagina di rivista; a mettere insieme quadrati con rombi, allineare rettangoli, bilanciati da “pallini”, serializzare stanghette alla ricerca dell’effetto efficace, ganzo.
L’ esatto contrario, in sintesi, dell’Architettura che, fin nella decorazione minuta, è cosa “necessaria” e forse ineluttabile.
Eppure m’avevano avvertito, una trentina d’anni addietro ”…vedrai ! ..verrà un giorno che rivaluteranno anche questa pletora di orribili palazzine che assediano le nostre meravigliose città…”
Bene, a quanto pare, sembra giunta l’ora…
Saluto, con affetto, gli studenti del corso di composizione normale.
E invece proprio in edifici come questo SONO particolarmente accreditati i valori della nostra tradizione, la sua ‘durata’ sotto la maschera del linguaggio (la O grande muratoriana).
Gli indizi li fornisce proprio una lettura secondo la tipica ‘partita a quattro’ alla Muratori (ma anche alla Fasolo Milani e più correttamente secondo l’intera Scuola Romana) con basamento, elevazione, unificazione e chiusura.
L’idea di Tradizione maiuscola come Blocco preavanguardista è invece alquanto difettosa.
La palazzina tanto vituperata è l’evoluzione processuale proprio in senso muratoriano della casa in linea a corpo triplo strutturale e quintuplo distributivo, ovvero l’unione di due testate senza corpi scala intermedi (quanto occorrerà ripeterlo).
Da questo deriva la specularità della maggior parte delle palazzine (cioè seriali con il pieno in asse) che solo raramente sono simmetriche (cioè organiche e con il vuoto in asse): Moretti spazientito da questa imposizione tipologica ne spacca una a metà.
Proprio Muratori e De Renzi in via Selinunte a Roma costruiscono a mio parere le più belle palazzine romane, a corpo doppio stavolta, quali smilze torri a confine del Tuscolano.
Questo scatto della tradizione della linea che dai tempi del Bauhaus con corpo doppio e affaccio passante su lati opposti diventa a corpo triplo con doppio affaccio su lati rigiranti avviene esemplarmente a Roma dove industria edilizia, l’unica veramente trainante l’economia del suo territorio, e cultura architettonica costituiscono la più grande fucina sperimentale per la residenza alto e poi anche piccolo borghese in Europa, con esiti inevitabili anche per la residenza popolare con le ricadute edilizie leggibili nella periferia abusiva dove gli stessi operai che costruivano i Parioli alzavano le loro palazzine ma distillate da superfetazioni linguistiche, ribasizzando quasi in senso medievale il linguaggio architettonico.
E’ una vicenda che una storiografia della palazzina che parte dal cosiddetto Villino, traduzione in casa isolata dell’appartamento in linea in una regressione che riporta al raddoppio dei piani, vedi Pazzaglini e altri, ha messo in secondo piano e contribuito a disconoscere.
Indubbiamente l’impianto volumetrico del villino che decideva di larghe parti del territorio nel PRG romano del 1931 ha contribuito al successo speculativo della palazzina che, insisto, deriva tipologicamente dalla grande tradizione edilizia della casa in linea. Ne è la più moderna evoluzione e tradizionalmente andare avanti. Eccoci.
Purtroppo quando si rincasa la sera non si valuta appieno (…ahimè…) il triplo strutturale ed il quintuplo distributivo. Si notano invece tutti quegli orpelli, “inutili e corrivi”, che richiamano, direttamente ed inequivocabilmente, il linguaggio del proprio contesto. Si apprezzano le cornicette a stucco, le colonne le lesene, le mostre ed i timpani, i bugnati, e via discorrendo. Si appprezzano i colori ed i materiali.
Gli architetti sicuramente si emozionano di più per gli importanti risvolti tipologici; ma è pur vero che la storia dell’architettura gronda particolari aggiunti: elementi non dovuti e non richiesti.
Le persone normali, normalmente ignoranti, normalmente acritiche, questa percezione specialistica non ce l’hanno e (…fortunatamente…) non gli è nemmeno richiesta. Eppure sono loro i destinatari dell’architettura.
A volte anche gli architetti,(…sempre la sera tornando a casa…) si spogliano del loro sapere precostituito altrove da “altri”(…in fondo sono esseri umani anch’essi, particolari magari…ma un fondo d’umanità lo conservano…), tornano persone normali e si crucciano di scorgere scatoloni retti da stuzzicadenti, pensiline, velette, balconcini a trampolino messi a far da meridiana sulle facciate.
Quando possono, vanno ad abitare in edifici tradizionali (…magari degli anni venti…) e non tanto perchè apprezzino la distribuzione, quanto per quella robustezza delle “maschere” linguistiche.
Che sia una debolezza?
P.S.: Muratori ha iniziato un percorso, Caniggia l’ha ripreso e trasportato su altri piani. Entrambi però hanno solo sfiorato, di sfuggita…il tempo è mancato… il nodo principale: ciò che rende comunicativa l’architettura. La mancanza di epigoni, altrettanto decisi an andare fino in fondo, scoraggia non poco le prospettive.
Debolezza? Ma questa é una perversione! Lasci perdere Muratori che della decorazione se ne infischiava! Nelle sue lezioni (questi non sono ricordi presunti, per me e per i pochi colleghi che lo seguivamo nelle sue lezioni all’aria aperta) parlava di Ordine contro il Disordine (altro ricordo presunto, trovandoci a Piazza dei Consoli, volendoci parlare soprattutto dell’impianto urbano del quartiere, si soffermò sul poco valore architettonico dell’edilizia intorno ma specialmente se la prese con l’unico palazzo che interrompeva la stesura di facciate parallele per imporsi incongruamente con una facciata a zig-zag). E’ più sincero verso le teorie e idee muratoriane il popolare Palazzo di Piazza Spartaco con il suo ordine controllato da un sistema seriale o il Palazzo Sturzo che, pur forte nella sua struttura tripartita, é debole proprio nella sua decorazione posticcia, con le sue cornici simil-michelangiolesche “in cemento”, come le chiamava Bruno Zevi? Muratori é comprensibile in Palazzo Sturzo solo perchè, con un committente potente allora come la DC, portatrice, più che di Modernità, di Tradizione, non si poteva non cedere ai desiderata dei dirigenti scudo-crociati di avere un simil Palazzo Farnese o analogo palazzo rinascimental-equipollente come sede di tanta Casta. Adesso la DC non c’é più, quei potentissimi dirigenti travolti da un crollo storico, il Palazzo é vuoto, “c’hanno magnato, su quelle ossa sporpate, come manco li cani” e attende, fregandosene del Tempo che passa, che un altro Potere autoreferenziale lo occupi magniloquentemente. Il discorso sociale ed economico é troppo lungo da trattare in un blog, di errori effettivamente ne sono stati fatti tanti, ma l’atteggiamento aristocratico e snob di memmo54 verso tutto e tutti (…persone normali, normalmente ignoranti, normalmente acritiche!!!…mah! una persona normale, di normale educazione coltivata da una normale intelligenza, non é né ignorante né acritica!) é francamente fuori tempo massimo, anzi fuori dal tempo. Quando la sua amata decorazione era il volto normale delle case, quando una cupola, fossanche il Cupolone, o una colonna, fossanche la Colonna Traiana, era il normale panorama dei romani, chi si affacciava da una finestra di Borgo o da una casa di via Bonella, neanche se ne accorgeva. Adesso un Ceto ben conosciuto nella sua cafonaggine da neo-ricco, come ha arredato prima le sue case con confessionali-bar facendo svuotare chiese di campagna da ladri ben prezzolati, adesso, con la voluttà indotta da riviste patinate, galleristi e arredatori ambigui, vuole la “terrazza”, dove una volta si andava a stendere i panni, da usare per riti tribali, vuole la piazza storica, dove si faceva la spesa di frutta e verdura, come dependance. Per fare questo non si é peritato il Ceto famelico di sfrattare quasi centenarie vecchiette e famiglie di onesti artigiani per vantare il “proprio” portone antico, il “proprio” capitello, la ringhiera in ferro battuto (quando c’é!). Quel Ceto, come memmo54, riteneva e ritiene solo se stesso degno di questa “bellezza” che fondamentalmente non é di nessuno, res nullius, come l’aria che tutti respiriamo, da pagare e far pagare a caro prezzo. La plebe vada via lontano, tra pilotis, velette e ignobili balconcini a far da meridiane (a proposito, ma non é decorazione di un muro anche una meridiana?). Se c’é una legge del contrappasso, che gusto leggere che “lor Signori” non dormono più la notte e quelle finestre che si tenevano aperte d’estate per fare entrare il ponentino e aperte d’inverno per scaldare al sole le ossa di quelle vecchiette, romane da sette generazioni, adesso sono sempre drammaticamente chiuse. Ma memmo54 avesse per caso un’Agenzia Immobiliare, ma di quelle che trattano solamente case tradizionali d’epoca?