i ragazzi del muretto …
http://www.dagospia.com/rubrica-5/cafonal/articolo-14642.htm
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Chi mette il papillon, chi la regimental, chi la maglietta… Non vedo altre differenze. Auguri a loro, Roma digerisce tutto (almeno spero).
saluti
c
Di fronte al firmamento delle archistar che si è steso sulla nostra Capitale non c’è che da rimanere silenti, perché qualcuno potrebbe far rilevare la inesistenza di chi critica. Certo, la chiamata di personaggi di chiara fama con un portfolio miliardario è l’arma che i Sindaci usano per mettere a tacere tutti. Tuttavia, con i nuovi mezzi di comunicazione non sono più garantiti il silenzio e le omissioni dei tradizionali mezzi di comunicazione. Perciò sul blog diciamoci tutto sulle modifiche proposte da Alemanno all’Ara Pacis, in particolare, sul fatto che la demolizione del “muro” di cui si parla potrebbe persino peggiorare l’aspetto architettonico della nuova Teca di Meier che risulterebbe mutilata del collegamento architettonico-visivo con il Lungotevere, tenendo in buon conto che l’architettura di Meier è fatta di piani interrotti, qua e là, per vanificare la massa muraria e volumetrica che è tipica dell’architettura romana.
L’abbattimento del muretto è invece una cosa ottima, e credo che nulla toglierà al senso di quell’oggetto architettonico che di per suo non è brutto ma, piazzato dove sta, non c’entra niente…
La frequentazione quotidiana con l’Ara Pacis, e la quotidiana incazzatura per quanto si sta distruggendo sotto l’ Augusteo, per farne poi una di quelle spianate assolate e respingenti (mi ripeto…), mi ha dato modo di considerare che quel muro, e relativa fontana-bagnapiedi, non c’entrano un cavolo con l’intorno, con il Lungotevere, con le chiese di fronte. Basta fare la prova chiudendo un occhio e togliendolo dalla vista con due dita, che già la situazione cambia.
Ciò che continua a spaventarmi è invece la famelicità per le Grandi Innovazioni, per il Sottopasso che mette a repentaglio i platani e quindi l’ombrosità locale, come se il verde cittadino, quello antico, non fosse un bene da tenere caro come elemento caratterizzante del luogo.
E mi associo di corsa a Italia Nostra che è contraria alla demolizione delle caserme di viale Giulio Cesare e dintorni (La Repubblica di oggi 10 aprile ’10). E pensavo anche un’altra cosa, ché forse proprio nel progettare un buon riuso di ciò che esiste, si distingue la capacità e la (diciamolo!) bravura di un architetto.
Appunto, senza il “muro”, detto “muretto” potrebbe venir fuori tutta l’estraneità della nuova Teca con l’Ara e con l’Ar/e/a circostante. Senza lo schermo visivo il confronto con il contesto sarebbe senza più nascondimenti. Ma alla fine ci sarà assuefazione visiva e tutto scorrerà nel sottopassaggio.
Un buon riuso è deciso dal Comune. E da notizie sparse sembra che Alemanno abbia ostili intenzioni. Vorrebbe riutilizzare le caserme per ritrasferire il tribunale Penale, e dismettere quello di piazzale Clodio. Non è una pazzia, è una grandissima capocciata contro un muro.
Spero che siano notizie infondate altrimenti sarebbe il caso veramente di annullare la legge Basaglia.
… dice che è una ferita all’ambiente alle pendici di Monte Mario; strano che non spenda qualche parola anche per quell’ “”alberghetto”” sopra Monte Mario…