De Renzi … un genio eclettico alla romana…

Michele Granata rispondendo a “memmo54”:

“Mi domanda troppo.
Io non so come il concetto architetturale di De Renzi abbia potuto evolversi e non so’ neanche se fosse “un convinto sostenitore del moderno”.

Per quanto io ne so, ha voluto sempre trovare la soluzione architettonica legandola al luogo, ed (o) al momento, non ad uno stile unico ed immutabile.

Dalle foto che il professor Muratore ha avuto la gentilezza di presentare, possiamo notare che in nessuna si puo’ indovinare che si tratta di un solo progettista.
Barocchetto romano, Secessione viennese (?), neo-neo classicismo, futurismo, modernismo.
Non uno stile unico ma costruzioni legate al momento storico, e, come nel caso della villa di Sperlonga, legata al luogo.
A tal proposito, a Zevi spiego’ quello che aveva voluto fare: una torre saracena.
Uno di quei avvistamenti antichi che si trovano lungo le coste italiane.
Comunque a me nessuno leva dalla testa che quella fu anche una risposta alla villa Malaparte di A. Libera.

Certamente Il barocchetto a De Renzi gli si addiceva molto.
Aveva un tratto di matita geniale, che gli ha permesso di disegnare quei complicati progetti.
Con un semplice “gesto” poteva esprimere esattamente quello che voleva realizzare.
Una volta venne in ufficio, fra Natale e Capodanno, in nostra assenza, e a mo’ di auguri fece uno schizzo di un profilo di una casa colonica.
Non so’ che avesse di misterioso questo disegno, ma quel suo gesto architettonico per le sue proporzioni , con la sua semplicità, esprimeva tutto il suo modo di vedere l’architettura.
Saluti”

M.G.

P.S. Mi diceva:
“L’Architettura è come la pelle d’i co….ni, come la tiri viene”
Professore se è troppo volgare la censuri pure

……………………………………………………………..

Caro Michele, … la volgarità è ben altra … de ‘sti tempi …

… sono anch’io d’accordo sull’ipotesi di una risposta, differita, a Villa Malaparte …

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1 Response to De Renzi … un genio eclettico alla romana…

  1. g.galassi ha detto:

    A differenza dei duri e puri dell’architettura moderna e della teoria dell’architettura moderna, i nostri migliori progettisti hanno sempre provato a costruirsi un’identità critica.
    L’identità dell’architettura italiana.
    Progettare e allo stesso tempo, con uguale accanimento, guardarsi progettare.
    I più introspettivi lo fanno senza alcuna pietà per se stessi.
    Questo il motivo per cui Quaroni si è meritato il nome di una Facoltà.
    Progettare anche il modo di progettare.
    Scrivere è teorizzare lo scrivere.
    Però solo pochi progetti o testi riescono a essere talmente retorici da oltrepassare la barriera del ridicolo e arrivare all’anosognosia (arrangiatevi con Wiki!).
    Questo il motivo per cui la Quaroni dovrebbe tornare a chiamarsi Fontanella oppure la ‘De Renzi’ (un valido nome tra altri).
    Questa nostra identità critica nella maggioranza dei casi ci rende ridicoli producendo fuffa, vedi i lagnosi importatori del new urbanism o gli incompetenti emotivi del neoespressionismo.

    Vs,
    Fuffo.

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