… dal Barocchetto al Neorealismo …
senza sbagliare un colpo …
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CHAPEAU!
A-RI-CHAPEAU!
e nel dopoguerra, o giù di lì, aggiungerei anche le splendide palazzine di via Tommasini-via Venturi, a poche centinaia di metri dai palazzi federici, con le romanissime persiane lignee verdi mobili sui balconi che anticipano tutti i metallici brise-soleil immancabili in ogni costruzione “super-modernamente bioclimatica”; nonchè la palazzina un po’ navale, alla Libera di Ostia (ma ad ostia c’era anche de Renzi?), di via Cerveteri o la sua continuazione verso piazza Tuscolo…
Che buffo, Liuk! Adesso capisco perchè nel lontano triennio 1953-56, frequentando la Scuola Media “Enrico Mestica” di via Cerveteri, collocata provvisoriamente nell’Istituto Magistrale “Margherita di Savoia”, osservavo con piacevole interesse quell’edificio di cui, fino ad ora e grazie a lei, non conoscevo l’autore (Bellissimo! Allora quei maestri costruivano la città dove vivevamo e dove, anche grazie a loro, si diventava cittadini! Lei se li immagina i nostri, più che archi-tetti archi-star, “abbassarsi” a progettare un condominio periferico? Questione di parcelle onerose? O che altro? Ma Piano può soltanto impegnarsi per operazioni speculative come le sue “Torri” all’EUR o Punta Perotti a Bari). Sono sicuro che allora avessi la convinzione che le case le creassero i muratori, quegli uomini magri con le loro spalle abbronzare a luna di canottiera, con il loro cappello di carta di giornale (altro che elmetto!) e con i loro invidiati sfilatini ripieni di frittata e spinaci. Avevo solo dieci anni ma evidentemente anche l’occhio di un bambino era bastante per un istintivo giudizio di merito perchè la bravura non é acqua (veramente il mio quartiere, San Giovanni, mi appagava in tutto: la Basilica, le Mura, le Porte, le strade ben disegnate, le case in diversi stili dove si viveva in maniera civile e dignitosa!)