Pop … Cola …

Cristiano Cossu: …

“De Carlo ha spiegato che il progetto di Isozaki è un progetto non eccellente non perchè, come dite voi della vulgata automatica salingarosiana, sia stato redatto da una cosiddetta archistar, ma più banalmente e logicamente e ordinariamente perchè il buon progettista Isozaki (competente, si suppone appassionato, dotato di standard operativi e professionali sconosciuti al 90% dei colleghi operanti in Italia) non ha saputo azzeccare il “come” del tema progettuale assegnato, non ha saputo o voluto esplicitare quella “elocutio” che avrebbe consentito alla splendida idea della loggia – così com’è, brutalmente “tettonica” – di tradursi in forma realmente calata nella realtà dello spazio e della storia fiorentina. Tutto qui, un progetto non riuscito, come ne capitano tanti anche ai grandi progettisti.
Ne consegue, per me, che è evidente come un simile compito sarebbe stato svolto molto bene da quegli architetti che fregandosene altamente dei cosiddetti desideri della gente – in realtà servendoli meglio di tanti altri chiacchieroni e sociologi improvvisati – delle litanie democraticiste dell’architettura che sarebbe di tutti, e consimili amenità da collezionisti di tappi di bottiglie di birra, avrebbero occupato il loro tempo di progetto con il pensiero ossessivo, elitario al 100% ma per forza di cose “creative”, non certo sociali, del dover comporre le idee di spazio più adeguate a quel luogo e poi tradurle in forma: architettura costruita, non ristoranti, peraltro amabili luoghi di grandi intuizioni compositive vergate con Pilot nera sui tovaglioli di carta paglia…
Se uno dovesse dar retta al tuo discorso “democratico”, dovrebbe logicamente depennare dall’elenco delle grandi architetture tutte le città costruite prima del Novecento: secolo nel quale fra uno sterminio e l’altro si è affacciata nel mondo ogni tanto un pò di vera democrazia in senso moderno.
Per me architettura e democrazia sono concetti separati. Bello quando si incontrano, è il sogno di tutti. Ma l’architetto è stato e resterà “servo” – si spera talentuoso – del principe, del capitale, di chi ha soldi e potere per costruire. Ogni tanto poi, la sera, Joze Plecnik sentiva mentre era chino sul tavolo da disegno come un’ala di angelo posarsi su di lui. Un attimo, un pensiero, un’idea, poi ricominciava a lavorare per se e quindi per il suo principe e quindi per il “popolo”. Altro che tappi di cocacola…”

saluti
C. C.

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1 Response to Pop … Cola …

  1. isabella guarini ha detto:

    Ho visto il video di De Carlo che, con molta semplicità asserisce che il progetto della pensilina degli Uffizi è sbagliato! Dice anche che Isozaki non si è applicato abbastanza, pur essendo un architetto professionalmente dotato. C’è da chiedersi quale sia la causa di tale insuccesso? Mi sovviene una digressione. Ricordo il mio medico di famiglia che, negli anni immmediatamente successivi alla guerra,veniva a visitare noi bambini. Lo si attendeva come un salvatore perché aveva fatto due guerre, la prima e la seconda mondiale, ed era sopravvissuto alla prigionia in uno di quei terribili campi sparsi in Europa. Si sedeva lentamente e osservava, misurava la febbre, dopo cominciava ad “auscultare”, polmone destro , polmone sinistro, respira, respira forte, più forte, inspira e aspira, dici trentatré, poi la conta dei battiti del cuore. Ahahaah, con il cucchiaio in gola e le palpebre tirate giù e su. Gesti antichi, sapienti, ora dispersi dalla tecnologia. Ecco, a me sembra che la questione archistar sì, archistar no, si possa semplificare con la considerazione che nell’era della global architecture, high tech, barock-rococok, gli architetti non sappiano più “auscultare” i luoghi, la loro storia il loro senso. Tutto si fa “frijenno e magnanno, vaco’e pressa”, “fast food”!

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