Costruire … un muro … ‘na parola …

Cristiano Cussu: …

“Oggi è diventato difficile anche costruire bene un muro, un basamento, una facciata, un cordolo, un pavimento, un tramezzo, una finestra… In Italia avremmo ottimi e pure grandi architetti, ma dove sono finite le imprese costruttrici capaci non tanto tecnicamente ma economicamente, finanziariamente, eticamente di realizzare architettura come facevano Piacentini, Brasini, Michelucci, Vagnetti, Muratori, Giovannoni, architetture ben pensate e altrettanto ben costruite?
Oggi esiste il ribasso d’asta, il resto rimane nelle immagini delle riviste e nelle fotografie di speranzosi fotografi.
A Firenze l’orrendo tempio massonico di Leonardo Ricci, detto anche Palazzo di Giustizia, e l’adiacente Cassa di Risparmio di Giorgio Grassi, sono costruiti allo stesso identico modo, pur presentandosi come edifici antitetici: grandi quantità di ossature in calcestruzzo armato rivestite di sottili lastre di “pietra” (previa immancabile e decisiva “parete ventilata”), nel primo caso a mimare bambinesche composizioni di fantasia anni ‘70, nel secondo i partiti architettonici “berlinesi” di una città che a Firenze è finita nell’Ottocento e che dopo non si è più vista.
Ogni tanto mi diverto a dire che se ci fosse una moratoria sull’uso del telaio in cemento armato forse inizierebbe anche a migliorare la qualità costruttiva della nostra edilizia, e forse anche quella della nostra architettura…”

C.C.

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4 risposte a Costruire … un muro … ‘na parola …

  1. Angelo Gueli ha detto:

    Cristiano,
    come non essere d’accordo con te!
    Ogni volta che passo davanti al tribunale ho l’impressione di trovarmi davanti ad un’enorme ghigliottina. Di quell’orrendo strumento ne ha spigoli e fattezze, poveri i cittadini che ne varcheranno le soglie. Della donna bendata Ricci ha conservato solo la lama ma ha completamente dimenticato il bilico, che è essenza della vera giustizia.
    Probabilmente, però, fra qualche anno anche questo “tempio” (come da poco avvenuto per l’Archivio di Stato sul Lungarno http://it.wikipedia.org/wiki/File:Archivio_di_stato_firenze_02.JPG ) sarà emesso un decreto di vincolo puntuale ai sensi del titolo I del DLgs 42/04 così saremo accontentati.
    Angelo Gueli

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Italo Gamberini! Non ho mai capito perchè sia sempre stato condierato un architetto di valore, esponente della cosiddetta “scuola fiorentina”, e parlando con lo storico fiorentino Carlo Cresti poi ho capito meglio che non avevo tutti i torti. Anzi, non ne avevo nessuno :-)
    Il suo edificio dell’Archivio di Stato è purtroppo stato costruito per sostituire la bella e tranquillamente ristrutturabile (ai tempi) “Casa della Gioventù Italiana del Littorio”, di Aurelio Cetica, poi demolita dall’amministrazione comunale in quanto orrendamente fascista etc etc.
    Davvero l’edificio di Gamberini è protetto dalla Soprintendenza? Non lo sapevo, io lo butterei giù domani, salvando i tesori archivistici presenti all’interno.
    saluti
    c

    • Angelo Gueli ha detto:

      Nell’ultimo numero di OPERE c’è un intervista alla Soprintendente che spiega matrici culturali e normative di questo vincolo.

      Ricordo una lezione di Pier Angiolo Cetica e i suoi commenti sul prima e dopo di Piazza Beccaria.

      Per inciso se vai sul PRG di Firenze ti accorgerai che gli edifici di Giuseppe Poggi li accanto ( quelli che definiscono la piazza per intendersi) non sono notificati, ma si deve alla pietà di qualche tecnico comunale il fatto che il PRG li consideri parificati, mentre un bel vincolo è stato messo sui bracci Filadelfia del carcere delle Murate… (puntini muratoriani)

      Angelo

  3. LineadiSenso ha detto:

    monostrato verso pluristrato: uno strato funziona da sacrificio, uno per ventilare/condensare, uno per isolare termicamente, uno acusticamente, uno per tamponare e via dicendo… prima uno era per tutti ora ognun funziona per sè. il primo, più che di sacrificio è ormai lo strato di rilookaggio, nel senso che ogni vent’anni o anche meno serve a dare ‘na rinfrescata al look dell’edificio. sì, è quella la sua vera funzione. funzione? per caso il funzionalismo ci scorre nelle vene?
    architettura non più eterna ma coincidente con l’ultima data di ammortamento. e forse è meglio così, chi ci darebbe lavoro sennò?

    robert

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