Una boccata d’aria … una lezione di modestia …

A proposito dell’intervento di Massimo Carmassi “Sul lavoro dell’architetto

Giuseppe Strappa ci aveva inviato, già da qualche giorno, questo commento che condividiamo, parola per parola, ma che si era perso, inopinatamente, tra gli spam, e che mantiene intatta tutta la sua attualità, anzi; …

ci scusiamo, comunque, per il ritardo: …

“Finalmente una boccata d’aria per i nostri studenti, spesso costretti a subire discorsi cervellotici al fondo dei quali il progetto appare improvviso e immotivato, misterioso e insondabile.

Contro i miti della leggerezza e del provvisorio, che sembrano occupare di diritto l’intero territorio dell’architettura contemporanea e le grancasse delle riviste, Carmassi ha dimostrato la vitalità e la modernità della parete muraria pesante, opaca, duratura.
Ha mostrato anche, senza ricorrere a teorie e con la sola forza della testimonianza, come sia possibile un ordine che non neghi la libertà compositiva, se solo si comprende che una muratura, a differenza di un pilastro, porta un carico e contemporaneamente delimita o chiude uno spazio, obbligando alla solidarietà tra distribuzione e struttura. In questa lezione, insieme, di architettura e costruzione, la poesia degli spazi è comparsa (vorrei far notare) quasi con pudore, come se l’autore se ne volesse scusare. Una lezione di modestia, anche questa, che non farà male ai nostri studenti, abituati ormai ad identificare il successo professionale con la tracotanza griffata e l’ossequio degli agiografi.”

G. S.

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7 Responses to Una boccata d’aria … una lezione di modestia …

  1. Strappa-Muratore,
    perché ‘contro’.
    Io apprezzo Massimo Carmassi ma non capisco commenti e note così retoriche.
    Non sono deficienti gli studenti ‘italiani’ e il CAD è un semplice strumento che ci permette di controllare meglio il disegno architettonico/tecnico.
    Certo la parametrizzazione ci offre anche ben altro ma non vorrei disturbare il sonno dei nostalgici ‘della china’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  2. salvatore digennaro ha detto:

    Incredibile, a distanza di circa sei anni dalle lezioni del Prof. Strappa le sue affermazioni sono lì immutabili, durature, anche nel mio cervello, come il sistema plastico murario.
    Nel rileggere il suo post mi è venuto un riflesso condizionato di prendere appunti, poi mi sono ricordato di aver già sostenuto l’esame ed essermi laureato.
    Con affetto S. Digennaro.

    • Giuseppe Strappa ha detto:

      Caro Salvatore,
      eccoti una cosa nuova: diffida di chi considera vecchie le cose dopo sei anni.
      Con affetto,
      Giuseppe Strappa

  3. sergio43 ha detto:

    Essendo la città di Fermo la mia seconda dimora, ho il piacere di passare, quando debbo risalire al Centro Storico, davanti all’ancora parziale progetto del Carmassi per il Lato Nord con impianto di risalita e terminal degli autobus. Maledetti writers! Dovreste vedere come hanno deturpato le sue stesure di laterizi che sposano con tanta saggezza e misura le mura medievali e l’edilizia della città picena, normata, in tutta la sua storia e come tutti gli altri delicati centri storici marchigiani, dal “divino mattone”. Non comprenderò mai tanta ignoranza e tanto disprezzo in una città di antica tradizione scolastica e tanta incuria e distrazione da parte di una amministrazione che ha preteso di essere elevata (sic!) a Provincia!

  4. antonio ha detto:

    Il commento su Carmassi è certamente condivisibile. Però, sinceramente, mi stupisce un po’ il pulpito di provenineza…..Ricordo che quando Strappa era assistente al corso di M. Nicoletti, in pieno “tsumami Bilbao”, se ti azzardavi a portare un progetto lineare, semplice e razionale, che non fosse stortignaccolo, decostruito e modaiolo… non ti facevano neanche entrare in aula.

    • Giuseppe Strappa ha detto:

      Caro Antonio,
      credo che cambiare spesso opinione sia un segno di intelligenza. Purtroppo questa forma di intelligenza non mi appartiene ed è sempre stato uno dei miei grossi limiti accademici.
      Credo, perciò, che tu faccia un po’ di confusione.
      Quando è cominciato lo tsunami del Guggenheim di Bilbao (1997) di cui parli io insegnavo Caratteri tipologici a Bari da tempo e, come vedi anche su questo blog, i miei studenti lamentano ancora la mia ostinazione.
      Ho collaborato anche con Nicoletti (fino al corso del ‘97) ma non ricordo di aver incoraggiato progetti “stortignaccoli”, come dimostrano le pubblicazioni. Il cimitero di Terni, che ho costruito in quegli anni (notevole, mi farebbe piacere che tu lo vedessi) è tutt’altro che “modaiolo”, tant’è che è stato completamente ignorato dalle riviste.
      Cordialmente,
      Giuseppe Strappa

  5. salvatore digennaro ha detto:

    Egregio Prof. Strappa
    sono più che d’accordo con lei, inoltre come già detto in alcuni post di qualche tempo fà, i concetti appresi nei corsi di CARATTERI TIPOLOGICI, sono tra i più chiari e precisi, direi scientifici, e ritengo che siano dei punti fermi anche per fare un’architettura “di rottura”…interessante e meno autoreferenziale.
    S.D.

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