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- Oggi ci ha lasciati Pietro Barucci all'età di 100 anni.Il Centro Studi, le figlie Clementina, Valentina, Luisa, tutti i nipoti e i pronipoti, si stringono a lui in un caloroso e forte abbraccio e porteranno per sempre con loro i suoi insegnamenti, la sua grande volontà e voglia di vivere. Grazie nonno ci mancherai molto!!Per tutti coloro che volessero dargli un ultimo saluto, i funerali si terranno lunedì 8 maggio alle ore 16:30 alla Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.❤️#pietrobarucci
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Vetro “materiale italianissimo”… cemento più autarchico del mattone, che costa di più in produzione e trasporto, se poco armato… consumo di ferro diminuito con l’alleggerimento dei pesi propri…Ma di chi è questo moderno??…”adottando quelle forme e modalità costruttive che valgano a valorizzare le caratteristiche di monolitismo dei calcestruzzi con minimo impiego di amatura metallica” L. Giussoni “Indagini sui materiali da costruzione ai fini autardchici”…
Ho un alibi. Siccome sto traslocando, e ho tutti i libri in scatola, e internet a singhiozzo, e l’invecchiamento precoce che non mi da tregua, ecco, signor giudice, per tutti questi motivi chiedo la clemenza della corte ma… non ricordo l’autore di questo villino strepitoso e visto in effigie milioni di volte!
Però. Con un ultimo sforzo mnemonico, faccio una classifica delle probabilità:
1) Perret
2) Loos (ma forse no, troppo vetro)
3) Mies (una delle prime ville, mmm…)
4) Kahn (forse non era ancora nato, ma la Esherick House sembra la nipotina di questa villa)
5) un poco convincete Gropius…
6) un LC?
Potevo cavarmela filosofeggiando qua e la, con Palladio, Schinkel, novecentismi, neoclassicismi, invece no, ho ammesso l’orrendo ammanco della memoria :-))))
saluti
c
Memoria traditora o no, chi ha pensato questa bella cosa è comunque un grande. Paradossalmente le architetture dei veri architetti a volte sono così poco gridate, e invece veramente pensate e riflettute, da venire assorbite dall’intorno quasi come una buona architettura spontanea. Del resto l’arte che colpisce nel profondo deriva molto spesso dal lavoro di eliminazione del troppo, dell’inutile, dell’eccesso non funzionale…
Secondo me siamo in Italia… (o in Francia)…
Argh…!Questa casa mi incuriosisce…
Se è stata realizzata prima dell’autarchia è probabile proprio il contrario di quello che ho detto: allora è con struttura d’acciaio… Tra l’altro con la crisi finanziaria mondiale del ’29 pare che certe materie prime siano improvvisamente divenute economicissime… fino al concorso Falck, proprio per edifici in acciaio.
Se è di dopo il ’35 può essere una struttura in cemento poco armato con tamponature in eraclit o solonite (pannelli di fibre vegetali e cemento)… Ma forse si faceva solo per villette a un livello. Oppure in conglomerato di pomice come proponeva Innocenzo Costantini per l’ICP…ma qui non si è in “area” popolare…
Forse trattasi proprio di acciaio!
Visto che ne ho già sparate molte… rilancio:
Non penso sia di nessuno dei maestri nominati da Cristiano… Che sia invece dell’ing. Guido Fiorini e di Bardi?…
Vabbè lasciamo perdere…
Trattasi di Perret.
Se non ricordo male è proprio casa sua.
No, non me lo ricordo neanche io, e l’unico inconveniente che posso giustificare è l’invecchiamento precoce misto ignoranza. Quei listelli di sottolineatura in facciata potrebbero avere un sapore mittel-europeo,ma come notava Cristian Cossu, tutto quel vetro non è da Loos,troppo frivolo , e il volume troppo rigido per un Gropius. Magari con quella cornice classicheggiante è un proto-Salingarosiano.
Non è moderno.
E’ un classicismo spogliato e semplificato nel gioco proporzionale.
Auguste Perret: Hotel particulier per Cassandre a Versailles, 1924-25.
“La tecnica costruttiva è mista: muratura tradizionale e parti in calcestruzzo armato celate dall’intonaco. Perret gioca liberamente il tema di cornici e di leggeri arretramenti dell’involucro parietale per inquadrare settori di superfici tra larghe fasce verticali continue che disegnano una sequenza allusiva a un ordine gigante concluso da un potente cornicione, valendosi anche di tracciati regolatori. […] Tra la fine degli anni venti e i primi anni trenta nelle architetture perrettiane prevale la tematica dei rapporti strutture-tamponamenti e la ricerca è sempre più concentrata sull’espressività formale dei diversi materiali usati insieme ed esibiti ciascuno nella specificità dei suoi valori materici. Il telaio in vista di calcestruzzo armato diviene elemento principale di qualificazione formale. […] Negli anni trenta Perret arriva anche a riconsiderare criticamente gli hotel particulier […] confessando a Pierre Vago il rimorso di averli intonacati.
Da: Roberto Gargaiani, Auguste Perret 1874-1954, Electa, Milano 1993, p.86-88
Hotel particulies 11 rue Albert-Joly, Versailles
1922-25
PERRET
Ha ragione memmo54
http://www2.polito.it/didattica/01CMD/catalog/020/2/html/018.htm
Si tratta di Auguste Perret, Maison Cassandre (1924-1925), Versailles, 11, rue Albert-Joly.
Fonte: Itinerario 136 “Perret e Parigi” Domus 795/Luglio/Agosto 1997.
Nei due Hotel, uno a Parigi per Pierre Gaut e l’altro a Versailles per Adolphe Mouron, detto Cassandre, entrambi appassionati sostenitori dell’ Esprit Nouveau, Auguste Perret adotta un artificio piegando il materiale, calcestruzzo armato e muratura tradizionale, alle esigenze estetiche cubiste, conservando le tracce delle modanature classiche per chiaroscurare le superfici. Ma la cornice che chiude la sommità del parallelepipedo lo allontana da Le Corbusier e Loos, riportando l’architettura nei limiti della tradizione da innovare, ma non cancellare. Perché ciò è vietato agli architetti di oggi?