Una casa nel bosco …

Sergio Marzetti … a proposito delle note vicende abruzzesi … ci cinvia questo commento archetipico-autobiografico: …

“Che cosa ne pensa Manuela dell’esistente e dell’odierno abbiamo la fortuna di esserne edotti spesso e volentieri. Io, visti ieri sera alle ore 21,10 su RAI1 i dati di fatto, ho una posizione contraria. Le case che ho visto ad Onna mi hanno confortato. Fortunatamente non sono case da Archistar e non ricordano, fortunatamente, neanche alla lontana il prototipo di casa per i nomadi del campo Casilino 900 che venne costruito da non mi ricordo più quale gruppo (ma con pazienza, scorrendo a ritroso Archiwatch, é possibile ritrovarlo).
Mi capitò, anni fa, che un mio collega, venuto in possesso di una villa costruita pochi anni prima in Sabina, con dependance e annessi, troppo grande per lui, mi proponesse di acquistarne una parte. Il vecchio proprietario era un noto editore che aveva fatto costruire sulle pendici di un monte per sè, i suoi famigliari e i suoi amici tre ville, a formare una piccola comunità di artisti e intellettuali. Il progettista era stato un altrettanto noto architetto romano. Nella villa enorme radunava e ospitava i suoi amici, noti attori, noti artisti per piacevoli serate finchè un giorno nella villa ebbe uno incredibile incidente.Alla sua autovettura, parcheggiata nel viale in salita, si ruppero i freni e questa, presa velocità, lo investì uccidendolo (ad onor del vero, nel paese vicino correva la leggenda metropolitana che fosse morto dopo una nottata “a trois”, troppo “hot” per il suo cuore. Come si vede l’interesse pruruginoso, quando la fantasia ingigantisce i fatti, é una costante e il giornale-partito ha avuto in questi mesi, allo stesso modo, buon gioco a diffondere urbi et orbi le più incredibili faccenduole di B. Purtroppo questo é il paese dei giochi sporchi, quando la politica usa “altri mezzi” per abbattere l’avversario. Data la mia età mi ricordo che cosa dovette patire dalla stampa l’ottimo compositore Piero Piccioni che venne messo in mezzo nelle faide interne alla vecchia Balena Bianca. Come dimenticare inoltre la campagna scatenata dal solito gruppo editoriale-partito contro la più alta delle nostre istituzioni repubblicane, salvo poi venire questi onorato, oramai ininfluente, dagli stessi killer come personaggio integerrimo della storia patria. E, fatto di questi giorni, che cosa pensare dell’assoluzione dopo ventisei anni dell’erede di una delle più grosse dinastie editoriali italiane? E’ stato assolto ma la polpa grossa della sua casata intanto era stata ben digerita da quegli strani uccelli che planano quando la vittima é allo stremo. Questo per ricordare a Manuela di essere un pò più prudente e meno parziale quando, sfortunatamente, il nostro Paese “và ai materassi”, come diceva Godfather). Tornando al mio racconto, dovetti rifiutare di dividere con il mio amico la vasta villa. Era “troppa” per me quella enorme costruzione mentre avrei accettato volentieri di acquistare la più piccola dependance immersa nel bosco. Veniva usata dal vecchio proprietario come studio privato dove progettare nuove edizioni, impaginazioni, menabò e quant’altro. Poi, a differenza della casa padronale, progettata senza inutili orpelli ma con interessanti soluzioni distributive, questo edificio era perfetto nella sua essenzialità archetipica di “Casa nel bosco”. L’avrebbe approvata anche Aldo Rossi! Ci godemmo questa proprietà per una decina d’anni, poi ai figli venne a noia perchè, oramai grandi, volevano, più che la Sabina, esplorare un più vasto mondo e ce ne disfacemmo. Bene! Nelle sagome delle case di Onna ho ritrovato con un sussulto la stessa grazia semplice di quella vecchia casetta mai dimenticata. Il progettista di quell’interessante ma oramai svanito consesso fu Michele Busiri Vici che forse in quell’isolato angolo d’Italia cominciava a sperimentare le sue più note costruzioni in Costa Smeralda. Come vedi Manuela, ribaltando il Nanni di “Palombella Rossa”, chi pensa bene, costruisce bene e vive bene mentre, purtroppo, la nostra sinistra (questa sì che non é europea) non sa dove collocarsi, non sa come chiamarsi e quindi non può che pensare male e al male, parlare male e malignamente e vivere male e far vivere male coloro che per indefettibile masochismo sta ancora a dar loro retta!”

S.M.

In effetti, anche dal punto di vista storiografico, verrebbe da chiedersi perché ci si accanisca così tanto su Corviale, … sul Gallaretese, … sullo Zen, … sulle Vele napoletane e sui biscioni genovesi, …

mentre tanto poco sulla Costa Smeralda o sul Circeo, su Busiri Vici, su Valente o su D’Olivo? …

aporie della ricerca …

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