Grande programma … per il centro storico napoletano …

napoli manifesto

Eduardo Alamaro, a proposito delle recenti iniziative avviate per il centro storico di Napoli ci scrive:

“Ho letto quanto scrive Manuela Marchesi sul centro storico di Roma. Se Roma non ride, la Napoli in Belfiore-centro antico potrebbe almeno sorridere, pare. E’ stato varato infatti nei giorni scorsi il “Grande programma centro storico di Napoli”. Cioè: “la Cittadella degli Studi, Arti e Culture” di Neapolis, posta sotto la tutela dell’Unesco che unisce.
Lo slogan della Cittadella, dovuta all’azione di Regione, Comune, Mibac, Arcidiocesi, è il seguente: “La modernità entra nella città storica”.
Vi allego all’uopo, animato da spirito di servizio, il manifesto che reclamizza i forum per le “manifestazione di interesse” e gli incontri con le Municipalità interessate al progetto. Potete anche leggere in rete altre notizie in merito e demerito sul sito istituzionale: http://www.comune.napoli.it; oppure in: http://www.centrostorico.na.it. Se passate da Napoli fate una capatina, muratorini miei. Non si sa mai. Si dovrebbero aprire a breve un belfiore di cantieri. E mancano ancora i progetti, pare. Fatevi sotto: Napoli provvida vi attende, forse!!!
Tutte pie illusioni, “wishful thinking”, ha scritto ieri un Giulio Pane particolarmente tranchant su “La Repubblica /Napoli”.
Per lui la “Cittadella degli studi, arti e cultura” nel centro antico di Napoli non va oltre un simpatico slogan. Una trovata pubblicitaria priva di effettivo radicamento e applicazioni di previsioni economiche “cantierabili”. Una enunciazione speranzosa e illusoria priva di dimostrazione effettiva perché orfana di “nuove modalità organizzative, di partecipazione, di counseling”.
Quest´ultima è una parolina magica internazionale che, com´è noto, indica un’attività professionale “tesa a orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta”.
E chi è l´auspicato “cliente attivo e propositivo” del nuovo centro antico di Napoli? Chi è il cliente tipo, concreto e partecipante a questa tombola progettuale della Cittadella studiosa e fattiva? Qui il punto, qui il punto debole del Grande Programma. Cliente “orientabile” cercasi. (Bussole e bussolotti d’orientamento a carico del Comune di Napoli, nda).
Ma non bisognerà aspettare molto tempo per sciogliere il dubbio. Sfogliando nel frattempo il belfiore antico: m’ama o non m’ama l’imprenditore? Una prima risposta si avrà infatti a giorni. Con i programmati forum tematici tesi a captare (e successivamente elaborare) concrete e sperabili “manifestazioni di interesse”. Con gli imprenditori, fondazioni bancarie, associazioni di categoria, ordini professionali, giorno 1; con l´Università, Scuola, Accademie, Istituti di ricerca, giorno 2; con le Associazioni sul territorio e società civile (giorno 6, ore 10.00, auditorium di Donnaregina, unico dei tre “aperto” e libero a tutti, ndr).
Se questi forum della cittadella delle produzioni saranno un flop, se non si concretizzeranno percorribili “manifestazioni di interesse” da parte della “grande borghesia illuminata”, vorrà dire che Giulio Pane o porta male o aveva visto giusto.
Cioè che quelle della “Napoli più Belfiore”, erano solo “pie illusioni”. Suggestioni pie di vecchi studiosi e amministratori lontani dal corpo pulsante delle produzioni edilizie possibili e integrate oggi con Napoli-centro antico.
Significherà che bisognerà rifare i conti, in molti sensi. Che bisognerà raddrizzare il tiro nel centro antico, fermo restando la bontà dell´idea di fondo (e forse di sfondo) della cittadella degli studi e produzioni.
Ma significherà che per realizzarla, quale effettiva occasione di sviluppo della civica, bisognerà ampliare la base di partecipazione della “clientela”. Cioè dei cittadini di Neapolis. E non solo di questi. Forse con un inedito azionariato popolare di progetto nel corpo della città antica. Anzi, meglio: con la Napoli in corpo di progetto contemporaneo. Per far entrare capillarmente e normalmente la modernità nella città storica.
E metterla così in sicurezza dai pii illusionisti. O dai pessimisti di professione. ‘A Madonna c’accumpagna!
Saluti”

E.A.

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7 Responses to Grande programma … per il centro storico napoletano …

  1. gerardo mazziotti ha detto:

    Carissimo Renato ( DeFusco) , ho letto con grande interesse il tuo intervento “ Ipotesi per ricostruire il centro antico” pubblicato su Repubblica di venerdì scorso, accanto alla mia lettera di appoggio all’iniziativa di Nicola Pagliara sugli incarichi di progettazione del PIU. L’ avevo già letto e apprezzato nel libro “Facciamo finta che”, che mi hai regalato. Consentimi alcune osservazioni. 1^) Il centro antico (d’accordo nel distinguerlo dallo smisurato centro storico che va da Ponticelli a Capo Posillipo e a piazza Medaglie d’Oro…ma questa distinzione l’aveva già fatta Roberto Pane) non potrà mai più diventare un campus universitario ( bisognava farlo 40 anni fa ) perché il 2° Policlinico sta a Cappella dei Cangiani, Economia e Commercio l’hanno trasferita a Monte Sant’Angelo, il CNR è a via Pietro Castellino, Ingegneria e il Polo tecnologico sono insediati a piazzale Tecchio e a Fuorigrotta, il Suor Orsola Benincasa ha la sua splendida sede a piazzetta Cariati e l’università Partenope sta nel cortile di Castelnuovo. Nel centro antico ci sono Architettura, Sociologia, l’Orientale, il Conservatorio di San Pietro a Maiella, il 1° Policlinico e la sede centrale della Federico II con le facoltà umanistiche ( e c’è chi insiste nel trasferire Architettura dall’asfittica sede di via Monteoliveto all’Albergo dei Poveri ); 2^) d’accordo sulle case per gli studenti e sulle foresterie per studiosi stranieri ( ho proposto da anni che il bellissimo palazzo quattrocentesco dei Carafa di Montorio in via San Biagio dei Librai venga recuperato e riusato a questo scopo) ma non condivido l’idea delle abitazioni per i docenti, i ricercatori e il personale tecnico perché mi sfugge la necessità che abitino nel centro antico ; 3^) pienamente d’accordo sulla necessità della sua rivitalizzazione (antiquari, restauratori, artigianato di ogni tipo, piccole tipografie, legatorie, panifici e quant’altro ecocompatibile ) e l’abbiamo ribadito quando abbiamo proposto che queste attività vengano sostenute con la così detta Fiscalità di Vantaggio, senza la quale sono destinate a una vita grama se non addirittura a fallire ; 4^) sulla conservazione dell’attuale rete viaria ( decumani e cardini) non vedo chi possa dissentire ( ascrivo a mio merito l’avere impedito che il Decumano maggiore venisse “violentato” con una nuova pavimentazione e con gli arredi urbani tipo via Chiaja o via Toledo); bisognerà realizzare, nel sottosuolo, le attrezzature necessarie per garantire una soddisfacente qualità della vita ( un centro fitness e benessere, un centro commerciale, una sala giochi con videogames, uno spazio per famiglie, boutiques, un cinema-teatro e parcheggi ); 5^) c’è, infine, la questione dei “bassi” ( una condizione abitativa semplicemente vergognosa, che non esiste in nessun’ altra città civile) che solo un piano particolareggiato del centro antico potrebbe affrontare e risolvere ( bisognerà individuare gli edifici esistenti da destinare ai “bassisti”, mediante un’attenta ristrutturazione, e non sarà facile ). Ma di tutte queste cose non c’è traccia nel PIU ( con l’accento sulla i ) del tuo allievo Belfiore. Talchè sono portato a credere che i 240 milioni di euro saranno impiegati per “non” risolvere il problema del centro antico. Un abbraccio Gerardo

  2. giulio pane ha detto:

    Tra poco i dieci mesi che ci separano dalla nuova kermesse elettorale diventeranno nove.E il parto sarà prossimo. Io, fossi stato un Belfiore, non ci avrei neppure provato: uno può credere ancora nello spirito di servizio, se gli danno il tempo di fare le cose per bene; diversamente si tratta di una presa in giro, per dirla pulitamente.
    Che poi, come siamo ridotti,qualunque cosa si faccia(come molti penseranno) va sempre bene, è un’altro aspetto della grossolanità del nostro giudizio, della povertà delle nostre ambizioni e in definitiva, della rinuncia ad ogni effettiva esigenza di qualità.
    Ma Eduardo riesce sempre a fare almeno sorridere, nell’amarezza della situazione!

  3. Pasquale Belfiore ha detto:

    Io, fossi stato Pane, avrei detto sì anche ad un incarico di nove mesi, perché in nove mesi non si può fare molto, ma molto si può fare per non far fare cose dannose al centro storico di Napoli. Che invece si stavano facendo, ad avviso mio e di Giulio Pane, che dalle pagine dei quotidiani, quotidianamente, allora, insieme, criticavamo gli amministratori comunali che si occupavano del problema. Poi, per puro caso, ho assunto la responsabilità di assessore, anche e in condominio con Nicola Oddati, al centro storico. Per ora, mi prendo, di diritto, il merito d’aver evitato un aborto. Per valutare la qualità del nascituro, occorre avere pazienza e aspettare i soliti nove mesi. Cordialmente. Pasquale Belfiore

  4. isabella guarini ha detto:

    Piu Piu, sembra il verso di un pulcino, invece è l’acronimo del Piano Integrato Urbano del Centro storico di Napoli. Il pulcino è uscito dopo lunga incubazione. ovvero dopo circa quaranta anni da quando si afferma che il recupero dei centri storici non può essere solo edilizio, espellendo gli abitanti, ma deve essere integrato nel senso che vanno conservate residenza e funzioni tipiche.Non mi dilungo sulla questione ormai assodata, ma l’attuazione di questo assioma è ben lungi dall’essere compiuta. Per questo apprezzo la nascita del pulcino PIU, napoletano, con qualche riserva sulle scelte puntuali, come quella di adibire l’Albergo dei Poveri, ovvero Palazzo Fuga, alle solite funzioni indefinite per i giovani che non hanno risorse proprie, per cui finiranno con il dipendere da quelle pubbliche, come i poveri appunto. Non entro nella polemica tra Belfiore e altri perché mi ritengo outsider che osserva il trascorrrere del tempo e delle parole senza risultati appprezzabili nell’ambito della conservazione del Centro storico di Napoli. Per affrontare davvero il discorso del recupero del Centro storico di Napoli, si dovrebbe partire almeno dalla ricostruzione dopo il sisma del 1980 quando si scelse di intervenire con il Piano delle Periferie, in cui furono trasferiti gli sfollati abbandonando così il centro storico al degrado e ai tubi innocenti. Poi, venne il Regno del Possibile, proposto da industriali , accademici e banchieri per interventi massicci di ristrutturazione urbanistica, di cui parlerò successivamente. Poi, vi fu la Variante Generale del Piano Regolatore del 1972, con l’allargamento del perimetro del Centro storico dalla Ferrovia a Capo Posillipo,con l’esclusione degli interventi di ristrutturazione urbanistica, consentiti nelle varianti per le zone industriali dismesse, vedi Bagnoli e Napoli Est e altri ambiti minori. A questo punto potrebbe sembrare che si avviasse una seria politica di interventi integrati nel Centro storico. Invece, no. Nella sostanza si dà il via alla più grande opera di ristrutturazione di strade e piazze del centro dal basso, dalle viscere della terra come le fumarole dei Campi Flegrei per la costruzione delle mirabolanti stazioni della metropolitana, ogni passo una fermata, Perciò il buon Belfiore mi consenta una battuta. Speriamo che il PiuPiu crescendo, non diventi un Chichirichì sulla monnezza!
    .

  5. eduardo Alamaro ha detto:

    Covata o Trovata? O traviata? Che pollaio il centro storico di Napoli! E come si beccano i galletti d’antan Uberto Siola, Aldo Loris Rossi, Nicola Pagliara, Renato De Fusco, Gerardo Mazziotti, Giulio Pane et compagnia eccellente bella. Tutti imbeccati o disgustati dal nuovo “granone Belfiore”, omologato e garantito dall’Unesco che unisce.
    Da qui l’interrogativo legittimo di Isolabella, schietta archimassaia con la scopa in mano sull’aia di Neapolis: siamo di fronte alla solita vecchia covata trasformistica dei piu-piu o a una nuova incarrettata dei chiccirichi e quiproquo camuffati di sempre? E’ una inedita covata della Napoli-pulcino fattiva, o la solita cantata della Napoli chicchirichì eterna, galletti ‘ncopp’ ‘a munnezza-capitale di sempre?
    Bel fiore o Fiore del male, quindi?
    La sfinge Isolabella è severa, severissima. Non sembra concedere nemmeno una chance alla Napoli-possibile inbelfiorettata. Isolabella è più tosta e tranciante di Pane. “E’ il solito chicchirichi di sempre”, strilla. E chiude la sua porta sull’aia. In tal modo può continuare il gioco nel cortile del Gravina. Il nostro gioco di sempre. E chi non ci sta (o si annoia), emigra, cambia aria. (Poi vi chiameremo). Ma più probabilmente moriremo e-mail migranti. Comm’‘e a(la)maro ‘stu Pane. E ce ne costa lacrime (e chiacchiere, e convegni, e fantasie, e assessorati) ‘stu centro storico napulitano!
    Che dire allora, in conclusione di questa gag?
    Come dicono i politici navigati e naviganti nei casi sibillanti e sibillosi come questi. Che “c’è un difetto di comunicazione”. Forse anche più di uno, per la verità. Questa “cittadella degli studi e produzioni” nel centro antico di Napoli pare una buona idea scarsamente (o per nulla) comunicata. Introversa, timida, non partecipata. Chiusa in se stessa e nelle vecchie e perdenti logiche del Gravina.
    Ciò perché non si studia sufficientemente Noemia e il suo pubblico. Perché non si pensa e comunica progettando in rete, ma -al contrario- ricordando i retini montati sui tecnigrafi del tempo che fu.
    E ciò è male, malissimo. C’è un difetto di tecnologia e di inchiesta a Neapolis. I progettisti non immaginano, non conoscono le potenzialità del loro pubblico barbaro. Anzi lo temono. Se ciò è vero, bisogna confessarla e comunicarla, Belfiorea. E farla dialogare. Connetterla con Noemia. Ciò non è impossibile, anzi. Ci vuole tempo e coraggio, però. E una nuova leva di progettisti noemici.
    Un “Grande programma” per il centro storico napoletano avrebbe avuto bisogno, a supporto e supporter, una grande struttura di partecipazione e comunicazione. E questo non c’è stata, per svariate ragioni, soprattutto culturali. Perché, dicevo, si pensa ancora un progetto giocato tra chiccirichi. Per pochi ma buoni intraprenditori. Occorre estroversione, “ottimismo”, un vero miracolo. E i miracoli, si sa, da queste parti e arti, li fa (finora) solo Padre Pio di Pietrelcina. E non Padre Piu di Napoli-centro antico.
    Diamo tempo al tempo, però. Se, trascorsi operativamente i nove mesi canonici, il bambiniello di Belfiorea nascerà bello e forte, propongo solennemente da questo muratoriano blog due cose: che al battesimo la madrina (pentita) dovrà essere assolutamente Isolabella. Due: che l’assessore Belfiore, battesimo stante del nascituro, sia dichiarato “San Padre Piu della Napoli-centro antico”. Così sia!!!
    Saluti domenicali, Eldorado

  6. filippo de dominicis ha detto:

    ma in tutto questo c’entra anche la riqualificazione di piazza municipio con annessa stazione metro di Souto Moura-Siza ? l’altro giorno proprio Souto de Moura, in un afoso sabato mattina estivo, ne parlava -interessato e interessante- nelle aule dell’Argiletum romano…

  7. isabella guarini ha detto:

    La domanda di filippo de dominicis centra il problema che è quello della separazione delle stazioni nel centro storico dal PIU. Perché . se ancora non è noto, a Napoli esiste il “centro antico” costituito dalla Neapolis greco-romana , secondo la definizione di Roberto Pane, e il centro storico che comprende le altre zone edificate fino al 1945.

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