Con un minimo di esperienza … contro i mostri …

Vincenzo Corrado ci scrive a proposito new-town appenniniche: …

“Caro prof
Mi è capitato per caso di leggere questo articolo mentre (per caso) leggevo Salingaros, leggevo Pagliardini  http://regola.blogspot.com , ma non sarà che qui si (s)parla un po troppo a (s)proposito…
 
Vabbè… sarò il solito polemico … viva il presidente operaio-architetto-urbanista-(e perché no)strutturista
 

http://www.edilportale.com/news/2009/04/progettazione/abruzzo-case-prefabbricate-che-diventeranno-campus_14899_17.html

“Nel giorni scorsi – ha sottolineato il premier – l’ipotesi delle new town è stata criticata “da architetti specialisti nella costruzione di mostri”, ma visto che “un minimo di esperienza il Presidente del Consiglio ce l’ha ancora” ha continuato Berlusconi “abbiamo individuato 15 aree su cui costruire delle piastre antisismiche in cemento armato capaci di sopportare qualunque scossa sismica. Su queste piastre si costruirà con sistemi prefabbricati ma con le più recenti tecnologie. Io, come urbanista – ha continuato il premier – ripeto sempre la stessa formula, che comunque ha avuto grande successo; case intorno ad un centro verde, con tutti i servizi, con tre tipi di strade (pedonale, ciclabile e carrabile)”

Saluti”
V. C.

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3 Responses to Con un minimo di esperienza … contro i mostri …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Prima di tutto io, PP, mi complimento con VC per la sua capacità di riuscire a leggere contemporaneamente l’articolo in questione, Salìngaros e me e fare anche un’analisi comparata dei testi, visto che associa, in maniera un po’ avventurosa, le parole del Presidente del Consiglio a qualcosa scritto da me e immagino da Salìngaros.
    Se fossi molto furbo potrei stare anche zitto e lasciar credere di essere il suggeritore, o uno dei suggeritori, del nostro Presidente, ma non sono così furbo, anche perché credo proprio che lui pensi e faccia molto di testa sua, tra l’altro dimostrando ampiamente di azzeccarci spesso e di essere molto più lungimirante di noi architetti.
    Ma non sono neanche tanto furbo da affermare di condividere l’idea “urbanistica” che viene espressa nell’articolo e che, in parte, corrisponde a quella presentata dall’On. Ghedini in TV.
    Premesso che non intendo parlare dell’Abruzzo e della sua ricostruzione, a me l’idea delle new-towns (nata prima del terremoto, quasi in contemporanea con il Piano Casa) in generale non dispiace affatto perché ci leggo la certificazione ufficiale del fallimento delle nostre città moderne e contemporanee o meglio delle nostre periferie, e, di conseguenza, il fallimento delle “idee” che le hanno prodotte. Perché, anche se so che verrà tirata fuori la speculazione selvaggia, ecc.ecc, le nostre periferie sono il prodotto di un’idea, prova ne sia che i PEEP non differiscono affatto dagli interventi privati (e in molti casi sono peggiori), salvo forse nella maggiore dotazione di servizi, il che non rende il deserto circostante meno deserto ma solo un deserto con qualche oasi in più.
    Anzi i piani di zona si configurano spesso come vere e proprie speculazioni pubbliche, non di tipo economico ma di tipo politico, fatte sulla pelle dei cittadini più deboli. Noioso perfino citare i soliti esempi-simbolo; è sufficiente avere occhi e auto, farsi un giro nelle nostre città e perdersi, letteralmente, in strade a cul-de-sac in mezzo a palazzoni di tipo sovietico o a schiere interminabili per rendersene conto.
    Quindi parlare di un Presidente-urbanista non è affatto una battuta dato che, anche in questo caso, come nel Piano Casa, ha visto più lontano degli urbanisti che cincischiano dietro procedure burocratiche senza tirare fuori un’idea concreta.
    L’idea di new-town richiama inevitabilmente l’idea di fondazione di nuove città ma potrebbe essere anche una ri-fondazione di città. Non è infatti assolutamente detto che le N.T. debbano essere tutte rilocalizzate in luoghi completamente non urbanizzati; nulla vieta che alcune lo siano e altre, invece, possano inserirsi nel tessuto periferico esistente per ridisegnarlo. Ogni città sarà un caso a parte.
    Quanto all’idea di NT che si è vista fino ad ora lo considero un errore che mi auguro, però, possa essere corretto perché non si costruisce una città intorno al vuoto, ancorché verde. L’idea di costruire nel verde esprime senz’altro una reazione alla sua mancanza in molte città (ma non in tutte) ma le nostre città hanno bisogno di relazioni umane, di densità, di concentrazione di attività diverse, di tessuto stradale e ovviamente anche di verde. Ma case e verde non fanno da sole una città, al massimo un residence. L’ambiente dell’uomo è la città e non la natura e io mi auguro che possa essere ridefinito chiaramente il limite delle città per distinguerla dalla campagna piuttosto che continuare ad avere non-città e non-campagna. Questo ci hanno insegnato le nostre città storiche e a queste si deve fare riferimento, piuttosto che a modelli globalizzanti che non appartengono alla nostra cultura.
    Ma non mancheranno occasioni per discuterne ancora.
    Pietro Pagliardini (PP)

  2. isabella guarini ha detto:

    Condivido il pensiero di Paolo Pagliardini sulla necessità di riconsiderare la specificità della città, in quanto ambiente artificiale da abitare, rispetto al contesto naturale. Il discorso è molto interessante e potrebbe aprire innovativi filoni di ricerca. Tuttavia, in questo momento di rilancio dei temi urbanistici e architettonici sotto la pressione del terremoto, si rischia che i soliti architetti millepiedi che hanno accumulato imperiture relazioni con il potere politico durante il boom post-bellico, riescano a piazzare i resti di magazzino della modernità post- sé- stessa e archi-globale. Stiamo vivendo una fase di transizione che vede ormai obsoleti sia i miti dell’architettura “moderna” sia quelli della architettura globale delle archistar, che per mantenere il livello dei loro fatturato dovranno darsi a progettare anche protesi dentarie, parrucche, scarpe, borse grandi per i ricchi e piccole per i poveri, cappelli con veletta simile al guscio retinato dello stadio olimpico di Pechino, bolle trasparenti per l’intimo femminile e, infine, unghie finte dipinte da artisti contemporanei da mettere in mostra nel Museo dell’Ara Pacis. Ne vedremo delle belle!

  3. Vincenzo Corrado ha detto:

    Anche io condivido a pieno quello che lei scrive PP, se non altro nel momento in cui lei parla di riformulare l’idea di una città progettata e non risultato di formule, moltiplicazioni e allineamenti. La scuola da cui vengo (BARI) si batte da anni perchè la città sia la città di cui parla anche lei e di cui parla anche SALINGAROS…francamente non condivido le proposte progettuali di certe operazioni (questo è un altro tema) ma è indubbio che questa che noi viviamo non è la vera “città” …. Nel segnalare al prof questo articolo non intendevo certo far polemica con lei anche perchè la differenza tra quello che leggo nel suo blog e nelle pagine di “No alle Archistar. Il Manifesto contro le avanguardie” sta tutto nelle parentesi…il problema nasce quando il “presidente”, prendendo a prestito temi delicati e ancora da (di)battere, lancia degli spot elettorali che, a mio modo di vedere, non aiutano il dibattito ma come la pubblicità della VODAFONE entrano in casa di chi internet non ce l’ha…e giù con gli applausi e i sogni…quindi credo che il metodo più giusto sia lasciar fare il mestiere a chi è di mestiere (o almeno dovrebbe esserlo).. in caso contrario lasciamoLO fare ma smettiamola di scrivere e discutere tanto c’è CHI ha già la soluzione…ed è questo che mi fa impazzire….
    saluti

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