Sul blog Architetturacatania ci segnalano:
“Chi ha vinto il concorso per il lungomare di Nicotera?” …
…
concorsi misteriosi … del terzo tipo …
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“Chi ha vinto il concorso per il lungomare di Nicotera?” …
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concorsi misteriosi … del terzo tipo …
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Sempre sullo stesso concorso e sempre su architetturacatania appaiono i vincitori (finalmente) con i relativi titoli.
A pare suo non è strano che i primi e i terzi lavorino e che quindi conoscono uno dei membri della giuria, in quanto tutti impiegati nello stesso Dipartimento?
Qual’è la sua opinione?
Caro Anonimo, a parere mio non è strano affatto, anzi sarebbe strano il contrario.
E’ una tradizione consolidata e le tradizioni vanno rispettate, diamine.
Se vogliamo rompere questa “bella” tradizione inutile pensare a cervellotiche quanto improbabile moralizzazioni, utili solo a sostituire un gruppo con un altro, basta fare un secondo grado di giudizio nei concorsi con il voto dei cittadini interessati, e il gioco è fatto. E’ facile, lo capisce anche un bambino, lo fanno già in altri paesi. E’ un sano principio democratico che ha un suo forte fondamento.
Che politica deriva da polis non è una informazione linguistica fine a sè stessa, ma ha un significato: significa che la democrazia nasce nella e dalla città, decidere della città vuol dire decidere della società e, in una democrazia, si decide con il voto; in una tirannia, secondo l’auspicio di Platone, decidono “filosofi”, cioè i migliori, gli esperti e i migliori, per definizione, non possono che scegliere il meglio. Se sono i migliori a decidere, se essi vengono a ciò delegati, come lamentarsi per aver loro scelto i migliori per quel progetto?
Forse che voi volete un controllo sui migliori? E’ una contraddizione palese, vorrebbe dire che quelli non sono i migliori. E allora chi sono i migliori? Alla fine del circolo sapete chi sarebbero i migliori, gli amici nostri, quelli che sceglierebbero noi e ci farebbero vincere il concorso. Se si deve lottare per questo lo si fa in proprio e non gridando allo scandalo e scomodare i sacri principi dell’etica.
Ma il metodo democratico del voto in realtà non lo vogliono gli architetti per primi, ché si considerano gli unici “esperti”, capaci di giudicare e che temono, in realtà, il giudizio popolare. Ma tra gli “esperti” vi sono quelli “migliori” che vengono scelti a scegliere (da chi e con che metodo? ma dal sovrano, è ovvio) e tutti gli altri che si sentono migliori dei migliori, ma perdono, si incazzano. Una morale un pò elastica e contradditoria questa, in verità.
Dunque tenetevi cari, colleghi architetti e caro Anonimo, i vostri concorsi e non lamentatevi se a decidere sono le caste contro cui si protesta quando non se ne fa parte. Entrate nella casta e avrete speranza di vincere.
Oppure, se siete così indignati per lo strappo alla legalità e per la palese ingiustizia e desiderate che a vincere sia il “migliore” cominciate a pensare al metodo che ho suggerito. Fateci un pensierino.
Naturalmente l’estetica che vincerà non sarà necessariamente la vostra (qualche rischio va pur corso, no?) perché vincerà l’estetica dei cittadini che, guarda caso, sono coloro che abitano la città, che cioè la possiedono e hanno la titolarità piena a deciderne le sorti.
In questo periodo di mancanza di canoni e di confusione linguistica mi sembra anche un ottimo sistema per trovare un’estetica condivisa.
Saluti
Pietro