Vergogne italiche … Bronzi e Zazà …

ZHRC

Zazà nu’ schioda …

tutti a Londra …

per i bronzi di Versace …

Qualche giorno fa è stato firmato il contratto tra Zaha Hadid e il sindaco di Reggio Calabria per la miliardaria Stella marina sul lungomare più bello d’Italia … peccato …

P.S. la bella cerimonia, … naturalmente, … è avvenuta a Londra …
Per saperne e vederne di più cfr:
http://massimocalabro.wordpress.com/2009/02/08/waterfront-a-londra-una-firma-per-il-futuro-di-reggio-calabria/

disgustoso … (anche il progetto) …

quella … manco pe’ firmà ‘r contratto … arza le chiappe …

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8 risposte a Vergogne italiche … Bronzi e Zazà …

  1. Gavino Menaché ha detto:

    …ma in Calabria non sanno che c’è la crisi globale? Chissà dove li troveranno i piccioli per le grandi chiappe della Zazà. E mi scuso per l’improvvido francesismo.
    Gavino

  2. a.amelio ha detto:

    Gli anziani hanno paura di quello che non conoscono .Alcuni giovani no e scelgono di battere strade sconosciute, forse lunghe e dirette verso il nulla ma l’importante e’ il viaggio. Cordiali saluti

  3. Davide Donati ha detto:

    Che dire…provincialismo da film neorealista…gli amministratori del comunello che si mettono in vestito della festa per andare dal geometrucolo di turno…foto di gruppo alla trattoria…e il geometra si frega le mani…clichè già visto…ora ad una scala internazionale con il geometra che si chiama Zazie.

  4. sergio 1943 ha detto:

    ‘sti Architetti non riescono proprio a contestualizzare i loro progetti! Ricordate come, celiando (tanto, come diceva Arbore: “La vita é tutto un Quiz!”), proponessi di spostare le due opere romane di Meier? In periferia l’Ara Pacis e le Vele dove una volta c’era il Porto di Ripetta? Bene! Questa leggiadra mascherina, questa espressiva (sic!) bautta sarebbe stata la sede più degna per un meraviglioso (arisic!) Museo del Carnevale Veneziano! Posto sulla punta della Riva degli Schiavoni o della Giudecca avrebbe dialogato, con profitto della Storia dell’Architettura, con La Chiesa della Salute! Che gara! Longhena versus Zazà! E non sono certo chi sarebbe stato designato vincitore!

  5. manuela marchesi ha detto:

    Ma non c’è altro modo di spendere gli stessi soldi in altro modo, curando strade fogne acquedotti verde pubblico e altre necessità quotidiane e meno appariscenti?
    Il lavoro sicuramente non manca in questi àmbiti, e per essere mascalzona, anche i tornaconti non proprio limpidi… ma forse sono troppo pochi per la fame di fama e di appalti di amministratori , politici e archistars.
    Invece giù ponti sullo Stretto, Zazaismi, centrali nucleari, consumo a gogò per non mandare per strada gli operai…mentre invece zero o poca ricerca su soluzioni contemporanee a problemi contemporanei che esigono serie riflessioni sul senso dato finora al termine “progresso” e sulla necessità di usare la crisi economica per imboccare la strada del rispetto e dell’uso dei beni offerti dalla Natura. Uso e non rapina, come fatto spensieratamente negli ultimi cento anni, durante i quali non c’è stato il tempo né il modo e nemmeno la voglia di valutare le conseguenza di certe scelte credute o rifilate per innovative.

  6. brunop ha detto:

    a mio avviso Zaha Hadid sta ripetendo se stessa in maniera preoccupante, eccedendo in formalismi. Questo è l’atro suo progetto a Cagliari, stessa minestra, due anni prima.

    C’è chi dice che ormai Zaha delega l’architettura ai suoi +o- stretti collaboratori, preferendo occuparsi di scultura e oggetti di design (scarpe incluse).

  7. poliba_student ha detto:

    dal mio punto di vista stiamo assistendo alla penosa manifestazione della frustrazione dell’uomo, che assolutamente non accetta di avere dei limiti e dunque si propone di superarli con ausili più o meno azzeccati di pura tecnica o, peggio, solo tecnologia.
    dov’è la progettazione? la nuvolona di un Fuksas, ad esempio…si, bella, come può essere bella la panna morbida e cremosa sul gelato..ma il gelato dov’è?
    dov’è la ricerca che fa di un intervento architettonico ARCHITETTURA? dov’è la conoscenza della cultura locale che permette a un progetto di inserirsi appieno anche in contesti meno contemporanei? il sito, l’amore per il sito, per le tracce che guidano il progetto verso esiti di classe..?
    a me hanno insegnato, anche se all’inizio non lo capivo fino in fondo, che per progettare in un contesto già denso di storia non si può considerare il sito solo come la somma di un perimetro e di una serie di curve di livello.
    l’ architettura deve abbracciare architettura, mantenendo un’identità propria, certamente, ma rispettando quella del sito. il prof. Muratore ha tenuto un paio di anni fa una lezione splendida al Politecnico di Bari, per il corso di storia dell’architettura contemporanea, lasciandoci la voglia di confrontarci con i luoghi della nostra storia al massimo delle nostre possibilità, ma dopo aver studiato il senso del luogo.
    sfido qualsiasi archistar a provare a fare lo stesso. non si può pretendere di aver fondato una ‘regola’ e applicarla indistintamente cosi come si vuole, e peggio DOVE si vuole, solo per dimostrare ‘quanto sò bravo..che io ho sfidato e vinto la gravità, la materia, il peso, il meraviglioso corso della vita dei materiali’.
    niente da fare: le ‘scuole’ di coloro che basano la propria forza solo su un linguaggio urlato e, tra l’altro, anche un po’ sguaiato, hanno così poco da raccontare al futuro..cosi poco di ARCHITETTURA..

  8. Pietro Pagliardini ha detto:

    Come semplice chiosa all’ottimo poliba_student aggiungo che la gravità non la vincono, diciamo che la sfidano al massimo, una sfida tanto superba quanto dannosa.
    Però loro, le archistar, nemmeno ci provano a sfidarla direttamente, perchè affidano i loro schizzetti 3d alle società di engineering che si grattano la testa (volentieri perchè è lavoro) e fanno carte false per mantenere in piedi quelle forme.

    In questo senso le archistar sono come le industrie che danno lavoro ai fasonisti (di grande livello), solo che le industrie ci mettono il know-how, loro nemmeno quello.

    Pietro

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