Amara Befana napoletana …

Eduardo Alamaro ci invia queste epifaniche osservazioni ai recenti fatti napoletani e allega la classica lettera al direttore, del classico quotidiano di riferimento, classicamente cestinata secondo le migliori tradizioni editoriali del paese …

lo ringraziamo della fiducia …
pubblicare un “pezzo” destinato al Corriere …
dà sempre una certa soddisfazione …

“Cari amici muratorini, buon anno, buona archiwatch 2009!!
Intanto la vecchia befana nella Napoli immobilista e immobiliarista ha varato la nuova giunta comunale. Tra una Rosetta e un Romeo, suicidi annunciati, cariche & discariche pubbliche, arresti eccellenti, ex assessori traditori e ufficialmente dichiarati sfrantummati.
Insomma, tra vorticosi giri di valzer e cha-cha-cha, telefonate e colloqui riservati registrati furtivamente, tarantole e tarantelle varie avvelenate, nottetempo è stata calata sui golosi bambinielli napoletani la nuova mezzacalzetta della befana. Tutta piena di leccornie e nuovi assessori, tra cui –sorpresa – il nostro e vostro amico architetto Pasquale Belfiore. Con deleghe al centro storico, edilizia pubblica e privata, progetto Sirena, illuminazione e pubblicità.
Promettenti le sue prime dichiarazioni alla stampa. Poi vedremo con tempo. Se avranno tempo. E progetti nuovi. Speriamo bene per la città stremata. Se son belfiori fioriranno.
Su questi rocamboleschi temi s-partenopei dell’ultimo mesetto vi allego una lettera che spedii prima di Natale al direttore del locale Corriere, che però ritenne non opportuno pubblicarla. Non degna di risposta la mia domanda finale. Spero di avere maggiore fortuna con questo più generoso archiblog. Basta sostituire l’inizio. Invece che: caro direttore, caro Muratore. Siamo o no fabbrili architetti costruttori di pace (non eterna)? Saluti,
Eldorado

“Caro direttore, mi creda, sono molto triste per queste tragedie nostrane, “tra pazzia e scemenza”, come da vostra efficace sintesi giornalistica. Sono un cittadino medio, anzi medio-inferiore, della Napoli d’oggi. Di media in-formazione & cultura, tendente al basso, verso chi sta peggio di me. Quindi tarata e vocata a sinistra da sempre. Di formazione cattolica e di sani principi familiari e non familistici di base. Sono di quella generazione e de-generazione speranzosa, tutta ideologica e d’idee salvifiche. Quella che poi si è trovata e non ri-trovata ad amministrare la città, la provincia e la regione e l’Italia tutta. Ed è finita via via, scendendo per li rami, dal lontano ’75 a oggi, com’è finita. Succhiata e risucchiata trasversalmente nelle cose, cosette & pastette ai livelli più attaccaticci alla poltrona. Comode poltroncine d’autore, ben designate per post/moderni intrecci affarosi che solo i ciechi non hanno voluto vedere per tempo. Sfacciati segreti di Pulcinella, maschere dell’Esposto artigiano-artista che del resto il Comune ‘ncardillato nel centro storico offriva subliminalmente in dono a ogni personalità global giunta in questi anni nella nostra città istituzionale.
Una de-generazione Vinavil intercettata come si legge oggi sui giornali. Santa Intercettazione che apre gli occhi e le orecchie a tutti. Il re, anzi il popolo-sovrano, è nudo! Intercettazioni che fanno traboccare il vaso pieno fino all’orlo di una velenosa bevanda alla quale però è stato ben difficile non dissetarsi, a tutti i livelli & modelli. Bisogna consumare, lo dicono tutti gli esperti del Mondo! Dar da bere agli assetati & assettati d’affari. Dar da mangiare agli affamati & affannati di città!
Tutto ciò ha partorito una Napoli di mezza e dimezzata, ‘ncardellata, ‘nugnesizzata, doppiogiochista e tendenzialmente suicida. Con il gambale delle sette leghe global che invece era, pare, solo una scarpetta di modesta ginnastica per scalate del nostrano palazzo. Altro che sana Chiaia-Posillipo, in realtà luogo para-malavitoso per l’Eccellenza, ferita a morte da tempo, l’altra faccia di Scampia. Tutto ciò costituisce un danno sociale incalcolabile per la Napoli perbene (e non pre-bene), ex-operaia e non operata, diffusa e lavoratrice senza quartiere, che nessun tribunale potrà mai ripagare del mal tolto e mal fatto. Una generazione e un tessuto fiduciario sociale distrutto, difficile da ricostruire, temo. Non ci rimane che Sepe, speranza e carità!!! Ora por Nobis. Lauda Dio e ‘a Madonna c’accunpagna!!!
Ma io le ho scritto perché il viscido piano inclinato, scivoloso e al contempo vinavilicoso, era chiaro e designato da anni. Bastava fare qualche incisiva inchiesta giornalistica. Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere in profondità.
Ho fatto parte della commissione edilizia Integrata (ambientale) del Comune di Napoli dal 1997 al 2001 e li capii che singole e singolari voci critiche “non organizzate”, diciamo così, non erano gradite al sistema che si e su profilava. Infatti furono prima sopportate e poi gentilmente non riconfermate. Diciamo pure emarginate ed espulse dalla città. Cozze, ostriche e ostracismo democratico. Bisognava, sin da allora, procedere velocemente verso quella oggi manifesta fase sovrana bossistico-manageriale, ch’è sotto gli occhi di tutti. Procedere verso quella che appare ai più una oggettiva e concreta convergenza d’interessi tra impresa deviabile, comitati d’affari, politici corrutti, cultura s/corretta, fameliche professioni, pezzi di università, amministrazioni e amministrativi, etc….
Ma il “pasticcio Napoli” non è affatto napoletano. Tutt’altro! Romeo in Giulietta sprint non è una tragedia postmoderna nostra locale. Ma è inscritta in un sistema di gestione della città tarata e tirata per il sistema Italia e oltre. So’ cose raffinate, integrate, differenziate come i rifiuti da smaltire: Napoli in Romeo non è un’isoletta sperduta nell’antico. E’ invece ben collegata alla cultura dell’Italia metropolitana d’oggi.
Faccio un esempio e chiudo. In questi giorni del pre-Natale in Toscana è stato costretto ai domiciliari l’architetto Marco Casamonti, 43 anni, ordinario di progettazione architettonica a Genova, brillante e rampante personaggio molto dentro la nostra città che conta, dall’Ordine degli Architetti agli “Annali dell’Architettura e della Città di Napoli”, fondazione della quale dal 2006 è direttore scientifico. Andare al Palazzo reale a vedere la Mostra sul Mediterraneo, prego! E di quel Mediterraneo truccato Napoli è capitale!
Nelle benedette intercettazioni con Ligresti, dello stile Casamonti colpisce il metodo, la disinvoltura, la sudditanza professionale alla Fracchia di un personaggio pur tanto noto e esposto culturalmente, editorialmente, accademicamente (“io l’ammiro tantissimo, sono anche un po’ innamorato di Lei …. oggi è festa ed io sono qui nello studio a lavorare per Lei perché Lei merita….”). E poi: «La gara la dovrebbe vincere Pietro, perché poi la facciamo assieme io e Pietro, ma io non posso vincerla perché in questo Comune (Terranova Bracciolini, Arezzo, ndr) ho fatto troppi lavori». Tutti accettano: «Ma figurati, lo abbiamo già fatto altre volte per te». Casamonti ringrazia: «A buon rendere! Pietro, ci mancava che non vincevi tu il concorso, eh, Dio Buono, scusa, era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi Terranuova».
Domanda finale da un milione di euro: quanti Casamonti della cultura intercettata nella Terra Nuova Nostra ci sono in giro oggi per l’Italia-Madre Provvida, fino alla Napoli tra pazzia e paziella? Tra case campane e monti toscani? Un amaro saluto da”
Eduardo Alamaro
P.S.

Caro Eldorado … praticamente, la tua, una lettera buona per le edizioni locali di mezza Italia … Napoli … Firenze … Genova … Milano … Roma … etc.

comunque, a Pasquale Belfiore … un doveroso: “In bocca al lupo” …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Amara Befana napoletana …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Sempre amaro ma gustoso. Radicato nelle madeleines ricce e frolle di Pintauro, e negli altri ingredienti naturali e costruttivi campani. Progettista raccontatore “sensuale”. Leggero, sostenibile, locale con sguardo sul mondo.
    Mi auguro venga presto fondato uno sfizioso Archiwatch Napoli, il blog di Eldorado. Uno spazio per papariarsi un pò.

  2. Caro Prof Giorgio Muratore,
    le pongo una domanda perché si sente in dovere di fare un “in bocca al lupo” all’amico Pasquale Belfiore e attaccare frontalmente gli architetti non amici che hanno commesso lo stesso reato (in questo caso presunto)?
    Un Saluto,
    Salvatore D’Agostino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...