Vista la ritrovata, occasionale, attualità di una, fin qui, tralasciata, ma capitale, opera del Vagnetti …
oggi peraltro assunta agli onori della cronaca, anche e soprattutto, per la sua nuova funzione di centrale episcopale nazionale …
ci siamo ritrovati tra le mani un nostro vecchio, datato e altettanto dimenticato testo, proprio a quel contesto, intitolato:
…
LUIGI VAGNETTI: CONSIDERAZIONI SUL “CONTESTO” ROMANO
E’ a tutti nota la difficoltà che la storiografia contemporanea ha avuto, fin qui, nel tentativo di far luce o, almeno, di ricostruire in forme non meramente ideologiche la vicenda dell’architettura italiana di questo secolo.
Negli ultimi decenni si sono susseguite numerose le “storie” più e meno obiettive e attrezzate sia sul piano documentario che su quello più propriamente metodologico, ma non v’è chi non veda quanto sia ancora lungo il cammino da fare. Se infatti non si vuole restare invischiati da una lettura troppo sommaria oppure tautologicamente incardinata su alcuni pochi nomi specialmente riferiti a quanti hanno avuto commerci con la cultura delle avanguardie internazionali e hanno soprattutto frequentato gli itinerari della disponibilità spesso non solo linguistica del loro andar progettando, appare evidente come si renda oramai improcrastinabile una necessaria revisione capace di rendere finalmente giustizia dei troppi e interessati “omissis” che segnano la ricostruzione più esatta delle infinite e stratificate trame culturali di questo secolo complesso e contaddittorio che è giunto, finalmente, al suo termine.
In particolare, ci piace qui segnalare la necessità di una ricostruzione più attenta, curiosa, ma anche più onesta, della vicenda romana che ha avuto spesso la ventura di lasciare tracce profonde e riconoscibili sul volto della città italiana e della sua migliore architettura; solo per fare due esempi fin qui spesso sottovalutati, da un lato, riconsiderando, ad esempio, l’attività complessiva della Società Generale Immobiliare e, dall’altro, l’esperienza INA-Casa, due tasselli, fondamentali, della nostra storia recente.
Nel caso romano infatti, non si è trattato di una vicenda semplice e tanto meno univoca a dar forma ad un tendenza e neppure ad una vera e propria scuola, ma semmai della stratificazione progressiva di esperienze e di personalità, di situazioni e di specifiche congiunture, politiche, culturali, amministrative, accademiche e professionali che hanno, durante tutto il secolo, determinato “a monte” i diversi fenomeni e le differenti esperienze.
Sarebbe quindi il momento di tentare un bilancio di questa affascinante vicenda cui hanno collaborato personalità di primissimo piano, ancora oggi e per la gran parte, del tutto o almeno in larga misura dimenticate o addiriddura rimosse.
La vicenda culturale di Luigi Vagnetti è in tal senso esemplare.
Non sta, in questa sede, a noi di ripercorrerne nel dettaglio la tormentata stagione accademica e neppure la ricchissima vicenda professionale e culturale, ma è augurabile che l’occasione sia pretesto per ulteriori e future riletture, approfondimenti, indagini, capaci di metterne in luce il reale e cospicuo contributo alla architettura contemporanea del nostro paese.
Quello che ci preme, in questa sede, è il ripercorrere sia pur sommariamente il senso di una appartenenza ad una vicenda che ha radici profonde nella cultura italiana, e romana in particolare, ricordando come il suo itinerario costituisca un segmento ineliminabile della nostra storia disciplinare e come le interessate “amnesie” rispetto alla sua presenza attiva nel dibattito culturale del Novecento siano mero frutto di un annebbiamento critico e di un annottamento culturale, di una speciale “damnatio memoriae” e di un “fumus persecutionis” che è ormai venuto il tempo di dissolvere definitivamente.
In particolare, ci piace ricordare il suo sodalizio culturale con Arnaldo Foschini, altra personalità peraltro ancora troppo poco indagata, ripercorrendo il quale la sua figura si incastona più in profondità nella vicenda remota della cultura architettonica romana degli ultimi cento anni.
In tale prospettiva le “radici” culturali di Vagnetti sembrano a nostro avviso farsi doversosamente ascendere almeno ancora ai maestri romani del secolo diciannovesimo con logiche e salde connessioni alla lezione di Poletti, di Koch e di Calderini per poi legarsi ancora a quella di Manfredi, di Giovannoni che di Foschini furono anche maestri, come altrettanto palesemente a quella di Piacentini, di Calzabini, di Spaccarelli, di Del Debbio e di Limongelli che del suo “maestro” furono sodali nella professione e nella scuola e talvolta insieme anche collaboratori.
Sono state le ricerche condotte negli anni settanta a recuperare un’attenzione sistematica rispetto alla cultura accademica e beaux-arts che da oltre mezzo secolo era stata per lo meno accantonata, se non addirittura rimossa, dagli studi più diffusamente affermati.
Una rilettura scientifica delle vicende culturali del secolo decimonono ha infatti consentito, prima in area anglosassone e più recentemente anche nel nostro paese, di riportare alla ribalta, restituendone dignità e valore, ricostruendone significati e personalità, il senso e lo spessore di una ricerca progettuale svolta nelle scuole e nella professione attraverso tutto l’arco del secolo passato.
Sulla scia di una rilettura dell’eredità accademica francese portata avanti dalla scuola americana e della parallela riscoperta dell’opera e della fondamentale eredità schinkeliana, si sono sviluppate attraverso tutti i settanta le premesse per una riconsiderazione, al di là delle mode e delle tendenze, delle radicalizzazioni dell’avanguardia e delle esaperazioni militaresche della cosiddetta critica militante, di una stagione fondamentale dell’architettura internazionale la quale, anche nel nostro paese, ha avuto modo di esprimersi attraverso testimonianze sicuramente degne di nota.
La dimensione europea del fenomeno accademico e del cosiddetto “eclettismo” architettonico, in particolare, venne ad avere nella disseminazione delle linee di ricerca e delle diverse realtà culturali e politiche nazionali, locali e regionali, la consistenza di uno spessore culturale eccezionale e costituisce, per quanto ci riguarda più da vicino, lo scenario sullo sfondo del quale collocare anche la vicenda specifica dell’evoluzione della cultura architettonica all’interno del nuovo stato unitario italiano.
La particolare attenzione che anche a livello internazionale fu dedicata alla specifica vicenda romana e alle drammatiche metamorfosi di quella che sarebbe dovuta diventare la più “moderna” (anagraficamente parlando) delle capitali europee sta a testimoniare della centralità di un dibattito che al di là delle specifiche connotazioni campanilistiche e regionali, ha avuto, e non senza una serie di conseguenze anche assai discutibili, una sua dimensione economica, culturale, imprenditoriale e sociale di respiro internazionale sulla quale merita ancora di riflettere.
Di tutto ciò Guglielmo Calderini e Gaetano Koch furono protagonisti; divenendo con la loro opera di progettisti e con il magistero didattico gli artefici di un rinnovamento e di una modernizzazione dai quali sarebbe poi discesa l’intera impalcatura metodologica e teorica delle nuove scuole di architettura e di quella romana, in particolare .
Da un lato, quindi, la necessità di una rilettura attenta dei significati profondi, dei simboli e dei valori iconografici alla base di quelle intenzioni didascaliche e pedagogiche che gli architetti andavano interpretando per dare forma e sostanza alla loro ricerca progettuale indirizzatasi nell’alveo della più autentica e consolidata tradizione accademica verso quel nuovo stile che fosse capace di dare voce alle urgenti necessità di autorappresentazione dello stato unitario ai suoi primordi, dall’altro, la volontà di corrispondere, in forme tecnologicamente e strutturalmente appropriate e convincenti, alla domanda di una scienza del costruire aggiornata e al passo con i nuovi ritrovati e i nuovi bisogni della società contemporanea.
Al centro di tutto un’idea profondamente rinnovata del concetto stesso di “progetto” che si sposerà con la tesa dialettica disciplinare coeva e che andrà ponendo le basi disciplinari e specifiche di una nuova immagine dell’architettura moderna romana. …
G.M. (continua) …




