Indimenticabile Irene … tra Vietri e Varsavia …

IK

Edoardo Alamaro che non sapevamo … “ceramista” …

ci invia queste impressioni centrate sul ricordo, anche per noi indelebile, della

“mitica” … IK …

e, poichè abbiamo un’insana passione anche per le piastrelle INA-Casa, in genere,

ci ha, letteralmente: … colpiti al cuore …

saremo costretti a cercare, urgentemente, i suoi libri …

“Stamattina mi son svegliato, o belli ciao, belli ciao, e ho letto la seconda parte di un testo Muratore, una sua “… rilettura che ci rinvia alla memoria dei tanti intellettuali europei “maturati” e “illuminati” anche e specialmente dal sole del Golfo (di Napoli) e delle Isole, a Gide, a Gorky, a Malaparte, a Clavel, a Marinetti, a Peyrefitte, ma anche a Hoffmann, a Loos, a Böcklin, a Savinio, a Dölker, a Melis, alla Kowaliska, e “naturalmente” a Le Corbusier e ai “moderni” nostrani, da Capponi a Cocchia, a Cosenza, […] fino a Leonardo Ricci e a Paolo Soleri che, per tanti versi, sono rimasti, e ben più di altri, coinvolti nella fascinosa e, peraltro, assai controversa “eredità” rudofskyana.”
Forse ci avrei messo anche il Roberto Pane che nel 1922 fece la sua tesi di laurea in architettura sul tema delle case rurali nei Campi Flegrei. Ma ho scritto perché è veramente insolito che nelle nostre Storie vengano ricordati, come fa qui bene Muratore, i ceramisti, gli applicatori d’arte e i normali industriosi in genere.
Dal sardo Federico Melis, a tedesco Riccardo Dölker, alla mia dorata e adorata Irene Kowaliska (1905 – 1991), donna alto-borghese di Varsavia, educata alle raffinate scuole del Kunstgewebe museum di Vienna e poi a Berlino. Quindi, locomotiva alta velocità d’arte applicata al Nord- Sud Europa, dal 1931 a Vietri sul Mare. Iscritta nella pattuglia dei cosiddetti artisti espressionisti “tedeschi”, che si impastarono con i ceramisti locali vietresi, e perciò diventarono innovativi “tedeschiesi” (come li ho battezzati nel mio recente libro “Ceramiche Paesane Vietresi”, De Luca Editore-Salerno, euro 35.00, che consiglio vivamente quale regalo di Natale a tutti i volenterosi muratorini e famiglia allargata).
Per invogliami all’opera buona, voglio dirvi che -a mo’ di premessa, di elogio del Paesano e del “rurale”, per un Progetto Paese reale- ho pubblicato uno scritto di Irene. Ecco la parte iniziale.
«È nel folklore che l’artigianato artistico affonda sempre le sue radici! [….] Provo un senso d’invidia quando mi dicono che il creatore di una meravigliosa statua di pietra nella nicchia di una cattedrale è un ignoto Maestro. Avrei voluto vivere e lavorare a quel tempo, fare modestamente e devotamente parte di una comunità unita dalla stessa fede, nello stesso spirito e nella stessa umiltà. [….] La nostalgia di oggetti non prodotti dalla macchina, ma creati dalla mano dell’uomo, sembra crescere costantemente: ogni anno i compratori americani vengono in Italia alla ricerca di nuove produzioni artigiane. I turisti addirittura sembrano innamorati degli oggetti loro offerti dai laboratori artigiani di tutta l’Italia, e i piccoli difetti vengono apprezzati come un dono speciale che la macchina non potrebbe mai regalare. Come mai questa protesta contro la produzione seriale e industriale? Perché essa appare fredda al pubblico? Forse perché la mano dell’uomo trasmette alla sua opera il calore del cuore e la sicurezza della sua vitalità? Forse perché sentiamo nella creta, nel legno, nelle fibre della canapa, l’anelito della natura? [……] L’arte popolare è il terreno dal quale è nato e cresciuto sempre l’artigianato artistico. Da questa ricca fonte hanno sempre preso spunto i ceramisti, i tessitori, gli stampatori di tessuti e gli orefici. [….] (da una conversazione degli anni sessanta sul tema: “l’Artigianato artistico italiano”, per la World Crafts Council di New York).
Allego un paio di (interessate e interessanti) immagini. La prima è tratta dal mia monografia: “Irene Kowaliska, un’artista, una donna, un mito”, (Tullio Pironti editore, Napoli, 1992) e riproduce una casa rurale elaborata da I.K per le targhe maiolicate INA CASA a Salerno, anni cinquanta); l’altra è la copertina del sullodato libro “Ceramiche Paesane Vietresi” con al centro una rondine che vola da un piatto rurale del primo ‘900 vietrese ante raccordo col Nord. Sperando che arrivi fino a oggi, fino a questo simpatico blog. Saluti e grazie”

Eldorado

EA

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1 Response to Indimenticabile Irene … tra Vietri e Varsavia …

  1. PEJA ha detto:

    La citazione su Soleri è veramente azzeccata! Un grandissimo architetto, che nonostante sia assolutamente all’avanguardia, non viene mai citato. Dopo la mostra di due anni fa a Roma, seppur completa (anche se accompagnata da un catalogo pessimo) non se ne è sentito più tanto parlare. Forse perchè è l’unico architetto che è riuscito ad eludere il centralismo monetario attorno cui ruota l’architettura oggi. Non che in passato l’architettura fosse “morale”. Anzi. In Italia senza papi non si sarebbe fatto niente, e senza i vari “Medici”, ancora meno. Però mentre prima vi era da salvaguardare l’immagine ed il “buon nome”, da etichetta insomma, oggi si tende a valutare il prodotto. Ecco, qualcuno ha avuto il coraggio e l’intelligenza di aggirare questa via.

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