Archeologia industriale … armena …

armenia a

Laurent Andreoli … archeologo (industriale) in Armenia … ci scrive: …

“Caro professore
la vorrei portare a qualche 5.000 km di distanza dalla calda romanita`, verso una zona chiamata caucaso e piu` esattamente in Armenia, vecchio membro onorario dell`URSS, causa sua enorme e problematica industrializzazione specialmente durante gli anni dei primi e durissimi piani quinquiennali.
Camminando allegramente per la periferia della capitale Yerevan mi imbatto in una vecchia fabbrica in rovina e curiosando mi accorgo che al suo interno vi sono macchinari elettrici che sulla placchetta di identificazione, oltre a modello, marca annotano anche un allegra croce Nazista. Al che incuriosito mi metto alla ricerca delle origini della fabbrica e scopro trattarsi della SK-NAIRIK ,impiantata negli anni 30 sotto la benedizione dello stesso Stalin che pochi anni dopo, a cantiere non ultimato paga un biglietto di sola andata per la Siberia all intero staff di progettazione e esecuzione dell’opera , causa disguidi e ritardi tecnici.
Produzione: gomma artificiale, una delle produzioni  chimiche piu` inquinanti ( le falde Armene ringraziano ancora adesso per i bagni di Cloro che si effettuano durante le lavorazioni ). Ma non basta per spiegare l`aquilotto e la croce uncinata,  e scopro che il primo laboratorio in grado di produrre gomma artificiale, dalle prestazioni equivalenti al cautchou naturale, si trovava in Germania ( riuscito nell’intetno non senza l’aiuto dei laboratori Americani che firmavano pesanti contratti di Assistenza tecnica con la Germania e la Russia ), anche in Russia si galoppava per pneumatizzare al meglio l’allegra macchina da guerra e ci si riusci` piu` o meno contemporaneamente alla Germania se pur con carenze di vario tipo.
La fabbricazione della gomma ricopre tanta importanza che al termine della seconda guerra mondiale nella spartizione della Germania le fabbriche tedesche vengono smantellate e rimontate in terra Sovietica.
Erano 2: LaBUNA+WERKE di Mersberg e la Gemische werke hule; una sitrova nell’attuale CSI e l’altra qui.
Il peggio e` che la fabbrica in questione, fra pochi mesi, sara` ridotta in bricioline.
Tutto il mondo e` paese.
Saluti a(r)meni”

L. A.

armenia b

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3 Responses to Archeologia industriale … armena …

  1. isabella guarini ha detto:

    A causa dei miei lampi associativi, le bellissime foto di vecchie fabbriche armene che sopravvivono a futura memoria, mi hanno ricordato un bel film con Claudia Cardinale e Omar Scarif, Mayring-Quella strada chiamata Paradiso del regista francese Henri Verneuil. Un film autobiografico che narra delle traversie di una famiglia armena che riesce a stabilirsi a Marsiglia e a riprendere la vita, pur conservando, finché possibile, le abitudini e le dolci usanze della Mayring, Armenia, perduta. La salvezza della propria identità sta nella costruzione della casa armena in terra straniera. Per noi architetti il messaggio non è da poco.

  2. manuela marchesi ha detto:

    La parete esterna fra le due aperture verticali mi ricorda gli sfondi dei quadri di gustav Klimt…è bellissima

  3. isabella guarini ha detto:

    Manuela, hai ragione. Potrebbe essere la casa Schloss Kammer sull’Attersee, del 1910, in cui tra le due alte finestre vi è una nicchia circolare e sulla sommità della facciata una serie di finestre in lunghezza. Manca il suggestivo riflesso della casa nell’acqua.

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