Maestri invisibili … e … globi illuminanti …

QUARONI NICOLOSI

Ancora … intorno al globo …

Emanuele Arteniesi … che ci ha incautamente introdotto ai misteri mariani …
a commento delle susseguenti imprevedibili, illuminate, quanto talvolta illuminanti, associazioni … così commenta: …

“Giuseppe Nicolosi, maestro invisibile degno del testo di Fossati riportato da Andrea_B… ha usato la tipologia basilicale per la chiesa del Collegio Santa Maria risolvendo perfettamente le connessioni con l’impianto preesistente dell’istituto. Si veda la foto di ” Incontri nel cortile… di sotto…”: La chiesa poggia su un piano terreno destinato ad accogliere aule, le cui finestre si affacciano sul porticato che qui, con una rotazione a 90 gradi, da prospetto principale e nartece di basilica paleocristriana diventa uno dei lati porticati del cortile maggiore. L’ingresso in asse con le tre navate è invece risolto al primo piano dove Nicolosi raccorda il vano scala principale del collegio con una sorta di nartece interno. Nartece interno i cui portali inquadrano le porte d’accesso alle navate. Quella centrale termina in una grande abside affrescata negli anni cinquanta da Giorgio Quaroni con una composizione in cui la Madonna troneggia al cento di un folto gruppo di santi. Questa spazialità fortemente direzionata inizia quindi sotto i famosi globi dei portali e termina in corrispondenza dell’abside … Non sia mai detto che questa è l’ultima parola in proposito … ma gli interventi della Guarini e della Marconi coglievano nel segno e sono stati in un certo modo pure “illuminanti”… solo due donne potevano cogliere questa tensione mariana!”

E.A.

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3 risposte a Maestri invisibili … e … globi illuminanti …

  1. onofrio del grillo ha detto:

    Non credo Nicolosi avesse molte alternative all’impianto scelto, tanto era rigida la situazione di partenza. lo schema basilicale, ancorchè richiesto dalla committenza, mi pare una soluzione quasi “obbligata” per la creazione dello spazio chiuso del cortile, e la chiusura del fronte su via Tasso, su cui l’aula si affaccia.

    Detto questo, i globi sono impiegati in tutto l’istituto, anche nei corridoi del corpo longitudinale e in quello trasversale in asse con la chiesa; il nartece, credo soprattutto in virtu del disassamento rispetto al corridoio interno e al leggero dislivello, è un ambiente davvero interessante, mentre ho sempre trovato piuttosto freddo l’interno dell’aula, sarà quel verde-azzurro dello sfondo dell’affresco -che mi ha sempre fatto pensare alla madonna immersa dentro a un acquario- in tinta con le colonne (oddio non mi ricordo se erano colonne o pilastri , aiutatemi voi che l’apprezzate!!). impressioni di un ragazzino comunque, -prendetele con le pinze- non di un futuro architetto come l’arteniesi.

  2. Carolina Marconi ha detto:

    L’involontario lapsus nominale di Arteniesi mi chiama in causa, quasi per un illuminante destino: convinta di essermi espressa sulle questioni riguardo al globo, ed essendomi accorta che invece le avevo tenute per me, esprimo a questo punto tutta la mia solidarietà alla Guarini e alla Marchesi, nella convinzione che il gioco dei pensieri associativi sia fondamentale nel campo della ricerca, degli studi storici, della letteratura, della storia dell’arte.
    Quante intuizioni, non soltanto mariane, sono scaturite dall’improvviso confronto mentale tra due (o più) oggetti, o tra due (o più) opere d’arte…

  3. memmo54 ha detto:

    Requiescat in pace, Nicolosi !
    Non siamo in grado di parlarne obiettivamente: lasciamolo in pace.
    Dimentichiamoci quel periodo; fatto di grandissimi architetti che per un piatto di lenticchie si sono accomodati al “sevigio” del moderno: senza prospettive, senza sbocchi …”senza senso”.
    Sostenuto prima dal Regime ( ….quello vero, quello … per antonomasia… con la R maiuscola… ) poi da quello nascosto….quello “criptico”…altrettanto “radicato”….)
    Dimentichiamoci del nartece a destra e pure di quello a sinistra: evitiamo di menarla troppo.. i giovani ci guardano; ci ascoltano, e si aspettano qualcosa da noi che non sia ambiziosa e malfondata retorica .
    S’aspettano la Verità.
    Chi la sa la dica; chi non se l’immagina neppure… taccia: sarà meglio.
    Nicolosi non è stato , sicuramente, l’ultimo arrivato, ma un vero architetto: con i “cavoli” ed i “contro cavoli” : alcune realizzazioni e progetti sono da applauso incondizionato anche da parte delle caricature che circolano ora : Ghery o Zazà ,
    Penso alla casa in via degli Ausoni, al lotto 51 della “garbanta”, o alla casa sul Tessino a Spoleto,
    Ma, come tanti, come tutti forse a quell’epoca, non è stato in grado di resistere al “moderno trionfante”; alla follia collettiva; alla vana e risibile ambizione di rifondare e riscrivere la “storia” ed il “mondo tutto” ( ..viene in mente Agostino d’Ippona…) con i risultati che tutti vedono benissimo quando aprono la finestra di casa.
    Convertitosi (..chissa se se “sua sponte” o “malgre soi”..) prima al novecento e, poi, definitivamente, devoto al “moderno” è rimasto, inopportunamente, benché inevitabilmente, “intruppato” e confuso con i suoi oppositori.
    Ciò, ripeto, non leva nulla ( ..stiano pur tranquilli gli estimatori entusiasti o entusiasmabili ..) alla sua vera, piena, dimensione di architetto; ma lascia assai perplessi sulla capacità di “uomo” di discernere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto; di essere vaso di coccio tra i vasi di ferro.
    Condizione, questa, abbastanza comune a più di una generazione, su cui si è indagato troppo poco.
    Anche da parte di chi , ora riempie quaderni su quaderni compiacendosi dei “maestri” del novecento e del “razionalismo”.
    Lasciamo stare questi tartufeschi panegirici; nel confronto con l’edificio finitimo di Carimini, purtroppo, fa una figura barbina che qualsiasi architetto “onesto” è in grado di comprendere.
    Ricordiamolo per quello che è.
    Saluto

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