Dall’Ara al Pincio … da Arbasino a Sgarbi …

Vittorio Sgarbi su Il Giornale di oggi: …

“La lapide tombale sulla un tempo ammirata impresa di Walter Veltroni sindaco di Roma dopo la bruciante sconfitta soprattutto politica del Pincio, viene oggi da Alberto Arbasino, il più distaccato dalle polemiche quotidiane e dalle posizioni ideologiche ma certamente il più autorevole, sul piano della cultura e della sensibilità, tra i nostri scrittori.
Arbasino scrive: «L’affare del Pincio è apparso presto spiacevole e inutile, perché sfasciare un sito così illustre e perfetto solo per guadagnare qualche centinaio di posti-auto diventa ridicolo in una città dove circola un milione di macchine». L’osservazione è pertinente e definitiva. Ma Arbasino non si ferma. E ogni sua frase è un colpo mortale all’amministrazione Veltroni, dalla forzata «pedonalità del tridente», alle «condizioni schifose di Villa Borghese», fino alla maledizione all’attuale sistemazione dell’Ara Pacis: «Ma ancor più orribile risulta adesso la biasimata “teca” sull’Ara Pacis… Bastava mettere a norma la teca precedente, discreta vetrata e restaurata dai Rotary, così come si conservano gasometri e pastifici e rimesse tranviarie non griffate di quella stessa epoca. Invece di costruire muraglie presuntuose e fontanelle massicce che cancellano ogni vista sulle due celebri chiese di qua e sul Tevere di là».
Arbasino s’interroga se convenga «abbattere le arroganti “ali laterali”, che servono soprattutto a mostre e convegni clientelari di livello bassissimo» …

parole che … mi ricordano qualche cosa …

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5 Responses to Dall’Ara al Pincio … da Arbasino a Sgarbi …

  1. sergio 1943 ha detto:

    Le ali laterali non servono neanche ai convegni clientelari. Altrimenti perchè non metterle a disposizione di Carandini quando fà le sue lodevoli lezioni? Mi si dirà che queste lezioni richiamano tanta di quella folla, ed é vero!, che é necessario mettergli a disposizione le sale dell’Auditorium e, ove il gradimento fosse maggiore, e sicuramente lo sarebbe, sarebbe opportuno affittare lo Stadio Olimpico. Ma allora a qual fine costruire sale per conferenze che, mentre assorbono in maniera fino ad allora inusitata il prezioso spazio che circonda il Mausoleo di Augusto, potranno servire forse a qualche piccola cerimonia per pochi adepti? L’errore é stato quello di far credere a Meier che Roma aveva bisogno di costruire intorno all’Ara un intero museo con tutti gli annessi e non soltanto una più efficiente (sic!) copertura di protezione. Come se a Venezia il sindaco Cacciari avesse fatto credere a Calatrava che doveva costruire un ponte organico con tiranti e tutto il resto e non un semplice scavalco di un canale. Così, mentre Calatrava ha potuto disegnare, forte delle indicazioni ricevute e della sua comprensione del luogo, un semplice arco, Meier ha progettato, non soltanto per sua insipienza, un piccolo Getty Museum (anche se un occhiata all’intorno avrebbe pur dovuta darla, come fà il più sempliciotto degli architetti. Chissà? Forse avrebbe potuto correggere le pretese di Rutelli!).

  2. Sandro Bari ha detto:

    Ho letto bene? Qualcuno ha osato commenti caustici su Carandini? Il “più grande archeologo vivente”, come lo chiamano sogghignando alcuni suoi colleghi? Ma per favore, ma come vi permettete!
    Non siete andati ad assistere alla sua “lezione magistrale” sui Tarquini, in una affollatissima piazza del Campidoglio, sere fa. Ammesso che il suo presentatore sapesse il significato di lectio magistralis, termine che ha ripetuto – in italiano – almeno venticinque volte.
    Eravamo andati, come sempre, per imparare qualcosa: abbiamo ascoltato – e male, per l’enfasi saccente dell’ “oratore” – un condensato mal riassunto del libro I, Storia di Roma dalla fondazione, di Tito Livio (reperibile a due soldi su Grandi Tascabili Economici Newton). Ma neanche alle scuole dell’obbligo!
    Alla fine della “lezione magistrale”, applausi da un pubblico ignaro, trascinato dalle ovazioni provenienti dai “posti riservati” dove universitari dalla lingua consunta, colleghi e sottoposti compiacenti, salottiere radicalchic in visibilio paraorgasmico acclamavano freneticamente. Baci, abbracci e complimenti al Grande Maestro. Passando lì a fianco abbiamo rischiato di scivolare sulla bava dei lecchini, mentre le hostess tentavano di tenerci lontano, per non insultare con la nostra infame presenza la sacralità del Personaggio e la corte dei suoi accoliti.
    Il mio amico impiegato statale, appassionato lettore di cose romane, avrebbe meglio saputo spiegare la saga dei Tarquini. Ma lui non ha l’aureola, lui non l’avrebbero osannato.
    E poi, lui non si sarebbe schierato per questioni politiche e ideologiche a favore dello sventramento del Pincio.

  3. RomaCogitans ha detto:

    Parole che ti ricordano qualche cosa?!?!? Sarà l’eco di tante madonne tirate giù a solleticare la memoria…

    Anzi, che sia come il rimbombare dei primi fragorosi tuoni che annuncino una tempesta che spazzi via tutto quanto di più squallido fatto in questi anni…

  4. memmo54 ha detto:

    Un’idea, appena più radicale, ce l’avrei.
    Trasportiamo la teca aliena (… senza distruggerla.. per carità.. che è peccato…) sul cocuzzolo di Malagrotta.
    Al posto dell’Ara Pacis ci mettiamo uno di quei copertoni d’autotreno che Mimmo Rotella, con grande premonizione, aveva esposto e avviamo le melodie nippo coreane di Brian Eno.
    Difficile trovare uno scenario migliore !
    Poi… se ci arriva a pezzi..- beh …certo io non starò a sottilizzare !

  5. sergio1943 ha detto:

    “None, memmo54! Io vojo la teca aliena a servizio der Parco de Centocelle, quello su la Casilina, lì dove abbito! Alemanno me l’aveva promesso in campagna elettorale! E che solo mi’ sorella, quella ricca, quella che abbita a la Collina Fleminghe deve ave’ a du’ passi da casa e l’Auditorium e er MAXXI e tutto er resto? E che semo fijji de ”n dio minore? E che c’avemo diritto solo ar Campo der Casilino 900? C’ho ‘n’invidia de classe che levete!…. a regazzi’! mo che hai svotato er cassonetto pe’ du’ pezzi de fero, voi rimette drento tutta quella monnezza? Che d’é? Me manni puro a quer paese? M’onoro e t’aringrazio!”

    Quadretto di periferia alla Ettore Roesler Franz

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