Insostenibile … Zazà …

Mara Dolce, reduce da Zaragoza, ci invia queste sofferte considerazioni sul tema dell’implacabile Zazà: …
“sarei curiosa di sapere a che punto sono le quotazioni della volgarissima Hadid, potresti pubblicare sul tuo blog questa mia breve considerazione?” …

con piacere …

“caro Giorgio,
ho fatto un giro all’expo di Zaragoza dal titolo “acqua e sviluppo sostenibile”, dove ho visto (visitato sarebbe troppo, c’e`poco da vedere) tra gli altri, il padiglione-ponte della nostra Zaha Hadid (che gli spagnoli pronunciano Zaja con un suono che ricorda la nostra italiana zappa) . Tralasciando le considerazioni sulla tristezza dell’inutile evento che ricorda il parco tematico, il centro commerciale, Las Vegas ect. e ritornando invece alla nostra concittadina, ( il museo delle arti contemporanee ha gestazione e gestione talmente lenta che presto le daranno la cittadinanza a pieno diritto e la pensione minima), credo che qualcuno debba pur cominciare a dirlo ed anche con una certa veemenza.

La signora Zaha Hadid è una coatta, una tamarra, o se volete una truzza, come dicono a Milano. La sua è l’estetica della borgatara chiassosa, il suo tormentare la forma, ha poco a che vedere con la ricerca di una nuova estetica e ancor meno con l’architettura, ma molto ha a che fare con la scollatura sbracata della tetta siliconata ben in vista e con il culo che scoppia nei jeans incollati, o con il trucco pesante e il brillocchero ostentato a forma di anello di tante italiane ricche, finto ricche e meno ricche che popolano questa nostra Italia cafona e in caduta libera. Prima della Hadid, con ben altri risultati e con eleganza – fondamentale criterio estetico dell’architettura – un innovativo apporto alla forma lo ha dato Oscar Niemeyer.
qualcuno può suggerire all’arrogante Hadid di tornare ai libri? di ricerche come le sue ne è pieno il magazzino di Cinecittà.

allego due link you tube:
http://www.youtube.com/watch?v=vvrTw9Yhpt8&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=NJmTV_XumCI&feature=related

saluti”

M. D.

e pensà che … quann’ero regazzino … già Oscar … me pareva … poco fino …

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58 Responses to Insostenibile … Zazà …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    La Spagna è un pò la Cina d’Europa: stanno costruendo l’Uomo Nuovo. Adeguarsi o perire.
    Io già perito fui :-))
    saluti
    cristiano

  2. gabrielemari ha detto:

    Anche io credo che la Hadid sia terribilmente sopravvalutata.
    Al primo o al secondo anno di università confesso che i suoi progetti non mi dispiacevano, poi ho smesso di interessarmi alla sua “scultura”…

  3. Pietro ha detto:

    E brava Mara che vuol mandare la Hadid a studiare!! Così, se dopo le scappasse qualche bell’edificio col cavolo che le darebbero gli incarichi!!
    Santa ingenuità!!
    Saluti
    Pietro

  4. nina londra ha detto:

    la persona poco elegante sembra essere lei, che scrive queste volgarita` su di una persona che invece di classe ne ha da vendere..
    frustato dall’architettura? si faccia un esame di coscienza!

  5. Davide G ha detto:

    Sarei curioso di sapere dall’alto di quale pulpito la cara Mara Dolce puo’ dare patenti di truzzaggine o tamarritudine a qualcuno che, da piu’ di 30 anni, partecipa e contribuisce-che ti piaccia o no, Mara Dolce- in modo concreto a dare una nuova forma alla realta’ che ci circonda.

    Probabilmente Mara Dolce ha piu’ di 80 progetti in via di costruzione in questo momento in tutte le parti del mondo, con tutta probabilita’ ha anche vinto un Pritzker Prize ma si e’ dimenticata di farcelo sapere…o probabilmente, anzi verosimilmente, Mara Dolce e’ parte integrante di quella Italia che lei stessa indica come cafona, chiassosa e ignorante, dove nessuno sa nulla ma tutti pontificano!

    Grazie, Mara Dolce, anche per aver suggerito a Zaha Hadid di tornare sui libri…lei che ne legge cosi pochi, impegnata com’e’ ad insegnare nelle Universita’ di mezzo mondo tipo Yale o Harvard…che tu sicuramente, non solo hai frequentato, ma in cui hai anche messo in atto la tua opera evangelizzatrice!

    Con tutto l’affetto Mara Dolce…vai a lavorare e inizia a parlare quando ne avrai i titoli!

  6. Nikos Salingaros ha detto:

    Purtroppo vedo una reazione molto hostile dal culto de contemporaneità, addesso focalizzato su Mara Dolce perchè ha osato dire la sua opinione. Senza entrare nel valore architettonica de la Zaha, si vede chiaramente che nessuno può critirare un idolo del culto.

    Nondimeno, il premio per l’architettura à scala umana non è il Pritzker ma il Driehaus. Lo dico per quelli che non lo sanno già — non si legge nei giornali. Per quanto riguarda la sua insegnanza, ho degli amici che erano a Yale quando la Zaha dava uno studio — storie da fare rizzare i capelli!

    Brava Mara! Parla liberalmente!
    Saluti

  7. pi ha detto:

    Non solo, gentile Mara,……è anche brutta, sporca e cattivissima (è stata vista spingere una vecchietta sotto il tram).

  8. mara dolce ha detto:

    purtroppo la responsabilità di commenti così accorati, naif e privi di alcun riferimento culturale, è solo in parte di Nina Londra e Davide G; loro come altri sono stati allevati in una facoltà votata al “nuovismo” al “liquido” al “trasparente” all’innovazione della forma, tutta roba che ha una bibliografia penosa di riferimento che risale a ferraglia tirata fuori negli ultimi 10anni da spacciati critici da condominio che a loro volta, pessimi e svogliati studenti, hanno rimaneggiato e masticato male da Zevi.

    Questi sono i commenti degli studenti sfornati dalle facoltà di architettura dove l’unica linea culturale dei loro presidi-ministeriali-di-lusso, è stata quella, negli ultimi 10anni, di conferire lauree honoris causa a questo e quell’altro architetto preferito per raccogliere consensi come con l’auditel per la televisione, tanto per far parlare di sè. senza alcun progetto didattico, senza alcuno sguardo lungimirante, senza nessuna finalità per l’architettura se non per loro stessi e il loro culo (per favore, molto ben incollato sulla sedia dirigenziale, quella col poggiatesta) e per i loro familiari.

  9. alfredo ha detto:

    alcune opere realizzate dalla nostra sono un vero schiaffo alla miseria (qualcuno obietterà che molta architettura realizzata, ha ed ha avuto anche storicamente dei costi proibitivi, ma oggi che si parla tanto anche di arch. sostenibile……).
    vorrei sapere se la mara dolce autrice delle suddette considerazioni, è la stessa che mesi fa su un blog riconducibile ai vincitori, aveva aspramente criticato i risultati di un concorso di idee tenutosi in una ridente cittadina del salento, (il mio team, sia chiaro, è tra i tanti che ne sono usciti “sconfitti”) se si, sarebbe utile portare a conoscenza dell’argomento un uditorio più vasto e approfondirlo in maniera pacata e senza rancore.
    ringraziamenti anticipati

  10. mara dolce ha detto:

    se non ho omonimi o emulatori credo di essere io, potresti ricordarmi il link

  11. Fuw ha detto:

    La triste realtà è che l’italia è un paese di invidiosi e di retrogradi che al posto di cercare di superare il gap imposto dalla nostra cultura universitaria retrograda si permettono di giudicare con parole poco professionali un architetto che, piaccia o no, ha segnato un nuovo capitolo della storia dell’architettura.
    Se alla cara Mara piace l’architettura portoghese o il razionalismo..se lo tenga per se! Io credo che per poter parlare in questi termini (quelli davvero tamarri…) bisognerebbe prima dimostrare chi si è realmente e poi giudicare. Vai Mara forse la prossima donna a vincere il Pritzker sarai tu, facci vedere e poi potrai permetterti di giudicare un talento come quello di Zaha Hadid! Fino a quel momento però facci una cortesia: studia un pò ed aggiornati perchè gli ignoranti non vanno molto lontano.

  12. mara dolce ha detto:

    esimio Fuw,
    lei andrà lontanissimo coraggioso com’è (neanche riesce a mettere il suo nome figuriamoci la faccia).
    la pregherei di articolare meglio il concetto”l’architettura portoghese o il razionalismo..se lo tenga per se! ” ha qualche idea in proposito? e se sì riuscirebbe a mettercene a parte possibilmente con una critica che possa ricordarci che stiamo parlando di architettura e non di figurine contese automobiline rubate e play station?
    (sa mi riferisco a quei suoi toni offesi da bambinetto d’asilo tipo “facci vedere e poi potrai permetterti di giudicare un talento come quello di Zaha Hadid! “)

    cordialità

  13. Nikos Salìngaros ha detto:

    Mi dispiace di sottolineare — gli ignoranti in questo caso sono quelli che seguono ciecamente il culto nihilista. Sono d’accordo che la cultura universitaria italiana è infatti retrograda (come demonstrato ampiamente in Torino un mese fà), ma la raggione è perché seguono la cultura universitaria del culto da noi (cioè, dagli Stati Uniti).

    Come ho detto prima, il Pritzker è soltanto un simbolo d’inclusione al cerchio di potere, niente à fare con l’architettura à scala umana né dei bisogni umani. Oggi, “studiare” l’architettura vuole dire d’inghiottare tutte le bugie dei “sacerdoti” del culto. Gli invidiosi sono quelli senza talento che sono promossi dalla macchina internazionale della propaganda.

    Brava Mara! Avanti contra la bruttezza e la disonestà!
    Saluti

  14. vilma torselli ha detto:

    Ho già letto molto di Mara Dolce, che fino al 2006 è stata molto presente in Antithesi, e so bene della sua prepotente vocazione alla provocazione.
    Non ho intenzione di intervenire né pro né contro Zaha Hadid, c’è già una folla che se ne occupa, solo vorrei osservare che parlare di un architetto criticandone il look, se non si è una casalinga di Voghera è un’operazione indegna dal punto di vista culturale.
    Vogliamo parlare delle scarpe da tennis di Eisenman? della felpa di Gerhy? degli abiti di Prada di Libeskind?
    Ho conosciuto persone sublimi che vestivano come albanesi, e allora?

  15. Davide Cavinato ha detto:

    Niente da fare. Non ne usciremo mai. Qualcuno prima o poi riuscirà a spiegarci PERCHE’?
    Mi piacerebbe conoscere le ragioni di tanta apodittica sicurtà. Da una parte e dall’altra, s’intende. Ma forse è più bello scannarsi e dimostrarsi detentori della verità. D’altronde, lo hanno detto anche a Torino, L’ARCHITETTURA E’ PER TUTTI…

  16. marco ha detto:

    Ma… signora Mara… non capisco perchè non accetta critiche… lei può dire ciò che pensa… ed anche gli altri.
    Le sue parole, a mio giudizio, sono banali, inutili, frutto di invidia, profonda ignoranza e paura. Il fatto è che le generazioni di architetti italiane dal fascismo in poi… hanno fallito.
    Ridolfi, moretti, perugini…samonà, quaroni, aymonino…insomma tutta questa feccia… ha rovinato, distrutto messo in ridicolo la nostra architettura.
    Un consiglio lo do a lei… forse dovrebbe studiare un pò… o meglio… lasciar perdere.

  17. isabella guarini ha detto:

    A me preoccupa molto di più il costoso look che la signora Zaha impone alle nostre città, quindi a noi abitanti.

  18. mara dolce ha detto:

    gentile Torselli,
    la prego di rileggere la mia “prepotente provocazione” che – come Giorgio Muratore e molti altri avranno capito – neppure di sguincio si occupa e preoccupa del look (sic!) della Hadid,
    trattasi piuttosto di metafora: ha presente?

  19. federico calabrese ha detto:

    povera Zaja Jadid,.non e’ poi cosi male il padiglione ponte di ingresso alla Expo, a tratti addirittura elegante,
    E poi la Expo triste ed inutile….non lo so…aspettiamo a dirlo un paio di anni, dopo la chiusura , che dici?
    l’operazione dei pianificatori degli amministratori e degli urbanisti che hanno progettato la Expo sull’Ebro, che e’ l’unica risorsa vera che ha una sonnacchiosa ex-citta’ industriale in mezzo al quasi deserto, forse va approfondita e letta con attenzione, magari qualcosa di buono ci sta…

    ma davvero ci sei stata a Saragossa? ma sei arrivata dalla stazione di Delicias? bella vero?ma almeno il centro congressi ti e’ piaciuto?e la mazzarelle di Patxi?

  20. Vilma Torselli ha detto:

    Be’, signora Mara Dolce, direi che la metafora non l’hanno capita in molti, a giudicare da certi commenti al suo post ….. che Giorgio Muratore invece l’abbia capita lo lasci dire a lui.
    Io comunque insisto sul “prepotente”, il linguaggio è ingiustificatamente aggressivo, a meno che lei non abbia risentimenti personali che noi lettori ignoriamo, il che le fornirebbe un’attenuante solo sul piano puramente umano.

  21. mara dolce ha detto:

    Calabrese scrive:
    “non e’ poi cosi male il padiglione ponte di ingresso alla Expo, a tratti addirittura elegante” l’ha visto? se si, dove? il catalogo ufficiale dei progetti realizzati è uscito in Spagna solo la settimana scorsa, avrà visto i rendering forse.. ed è tutaltra storia. di sicuro lui a Zaragoza non c’è stato, lo conferma quando ripropone il triturato: “l’operazione dei pianificatori degli amministratori e degli urbanisti che hanno progettato la Expo sull’Ebro, che e’ l’unica risorsa vera che ha una sonnacchiosa ex-citta’ industriale”(..) comparsa su tutta la stampa pro-expo. L’operazione aveva un potenziale di partenza che è stato polverizzato da una commissione che ha scelto dei progetti per lo più inconsistenti e spettacolari. Le “mazzarelle” di Mangado? l’unico padiglione che ha che vedere con l’architettura e il tema proposto. la stazione di Ferrater? interessante dentro, fuori una infilata di errori dietro l’atro, tipo quello di non aver tenuto conto della passerella aerea dalla quale si vedono le istallazioni.

    Per la Torselli: se ne faccia una ragione, la metafora lei è l’unica che non l’ha capita. Quanto al linguaggio “ingiustificatamente aggressivo” dico qualcosa io dei suoi commenti “ingiustificatamente” soporiferi ? ( ah dimenticavo:sì, ho dei risentimenti personali con la Zazà, sconosciuti ai lettori sì, cose pazzesche, robe mai viste, fatti indicibili..è contenta?)

    Per marco , alias fuw, alias davide g, solo un augurio: speriamo che passi a veterinaria.

  22. franco di monaco ha detto:

    Mi inserisco, così, con un commento del quale, sicuramente, non se ne sente la mancanza (così come non si sentiva la mancanza del dibattere sui “toni” dell’interessante intervento dell’Arch. Mara Dolce; meglio sarebbe stato intervenire sui contenuti….del “non” fare Architettura di certe Archistar. E poi il “Tono” del Suo primo post l’ho trovato perfino equilibrato….): il Sig. Marco. che definisce Ridolfi, Moretti, Perugini…Samonà, Quaroni, Aymonino “feccia”, dove ha studiato? Nella Sprinfild dei Simpson? Avrà approfondito mai qualcosa sul pensiero architettonico di tali Maestri?
    Speriamo solo che il Suo fare architettura, nella professione, non rispecchi tali convincimenti….solo in questo caso mi spiegherei tanta pseudo edilizia (in sostituzione dell’Architettura..) che troviamo nelle nostre periferie. Interi territori devastati da Tecnici che dimenticano la “Storia di un Luogo” e da Amministartori “corrotti” (anche senza virgolette, va bene ugualmente) che speculano con la complicità dei tecnici suddetti.
    Comunque, senza rancore, tanto non se ne serntiva la mancanza di questo mio intervento, appunto; come di quelli che ne seguiranno a suo commento, eventualmente ve ne fossero…….
    Saluti
    Franco

  23. eduardo Alamaro ha detto:

    “La signora Zaha Hadid? E’ una coatta, una tamarra, … una che ha a che fare (architetture) con la scollatura sbracata della tetta siliconata bene in vista e con il culo che scoppia nei jeans incollati o con il trucco pesante .. in questa nostra Italia cafona e in caduta libera.”
    Simpatica, acidula, Maradolce, sul gusto archizzazzà. Spero che invece di lasciare (perdere), raddoppi prossimanente la sua dose di cattiveria. E poi siamo ad agosto, Zazà mia non ti conosco!!! Caduta libera per tutti nel blog!!!
    All’uopo, quale concreto incoraggiamento, m’è venuto in mente il corposo verso di Raffaele Viviani che argutamente, forse maschilisticamente e amabile, così recitava tra le due guerre: «Si ‘a femmena te fa vede ‘o quarto e ‘nanze (davanti, ndt), se vede che vo’ affittà ‘o quarto ‘e rete!».
    Sublime, una teoria dell’architettura umana vivente estiva e sovraesposta. Altro che Leonardo o il Modulor di Le Corbusier. Pensiero che a Modu-Loro zazzabile (e trattabile) può essere così tradotto: “Si ‘a femmena te fa vede ‘o quartino ‘e ccoppa (sopra, ndt), se vede che vo’ affittà ‘o quartino ‘e sotto. E po’, co’ tiempo, te fa pure mettere ‘a machina dint’‘o ggarage arreta. E accussi fernesce (finisce, ndt) ca se mette appiso ‘e zizze ‘o cartiello: “Locasi, s’affitta tutto ‘o palazzo, al migliore s-offerente”. Caldi saluti dopopranzo scollacciati e siliconati. WW Maradolce & Zazzà a Zaracozza!, eldorado

  24. Sandro Bari ha detto:

    Non essendo architetto, leggo con interesse smaliziato ma anche rattristato tutti questi commenti. Mi ricordano le strane teorie che ascoltavo stupito dai miei più cari amici, compagni di studi, che hanno preso Architettura e sono diventati tutti più o meno importanti, dal Soprintendente al professore, al docente, al restauratore.
    Non c’è quindi un termine, un parametro che possa stabilire quel che vale o no. Leggo nomi di architetti che mi sembrava avessero compiuto opere eccezionali, che vengono tacciati di nullità. Non voglio neanche sapere se Leonardo o Bernini riscuotono la stima di qualcuno. Quello che ho notato, però, con una certa… soddisfatta delusione, è l’uso talvolta approssimativo della lingua italiana da parte di chi dovrebbe impersonare, in tutti i sensi, la cultura nazionale. Ma tant’è, io faccio lo storico e il saggista, e chi progetta non è tenuto ad essere anche un inappuntabile letterato.
    Quanto all’opera dell’architetto-tetta in questione, non entro certo nel merito per non farmi sbranare con commenti non consoni.
    Leggo di inviti, rivolti ai propri colleghi, a mettersi a studiare, e non mi permetto di giudicare la validità del pulpito dal quale vengono emanati (la creanza, però, sì).
    Mi sembra solo un po’ triste tutto ciò, che fa parte del costume italico del denigrarsi a vicenda, lasciando che gli stranieri la facciano da padroni nella terra che ha visto nascere l’arte e la cultura.
    Faccio un solo, modesto, semplice, elementare appello a quello che dovrebbe, secondo chi non è digiuno di conoscenze artistiche e architettoniche, governare l’arte del fare, del creare, del costruire: il connubio buon senso – buon gusto. Ecco, quella costruzione che ho per primo denominato “alcatraz”, quel grigio carcere dalla forma dissonante in un contesto estraneo, quella fiancata di transatlantico che compare tra gli isolotti di Helsinki, quella enorme torretta di carro armato dalla tinta sui generis, non potevano farla altrove? In una periferia da qualificare, in un paese della Campagna Romana, magari all’estero? Relata refero, commenti dei tarpani sprovveduti cittadini del Flaminio. Con i quali concordo.
    So che susciterò un vespaio di commenti dei difensori delle opere architettoniche che noi poveri umani non arriviamo a capire. Conosco gli amici architetti, per i quali il volgo è ignorante e bisogna imporgli la bellezza con la forza.
    Ecco perché sarebbe simpatico che almeno loro fossero d’accordo, tanto per farci stare tranquilli di essere in buone mani. Da come si aggrediscono, non sembra ci sia questa comunanza di gusti, di intenti, di cultura.
    Cordiali saluti, e scusate l’intrusione.
    Sandro Bari

  25. isabella guarini ha detto:

    È un piacere ricevere posta da Pinello Berti, che vede il mondo da google heart. Ma non posso dargli torto: le cose che sono state fatte ora per rimuovere la monnezza dalle strade di Napoli, potevano essere fatte prima. Condivido anche l’accusa che su questo si è speculato e che si sono prodotti arricchimenti. Tuttavia, la situazione napoletana della monnezza è complessa e non è da escludere che l’emergenza monnezza faccia da contrappeso alla escavazione continua del sottosuolo napoletano per infilarvi la rete metropolitana tra pertusi archeologici, musei d’arte contemporanea, centri commmerciali. Così l’architettura contemporanea sottana sta negli inferi, mentre quella antica soprana vive nel paesaggio paradisiaco che tutti ammirano.Tra le architetture sottane, incontriamo quelle di molte archistar, tra quelle soprane gli artisti della nostra storia. Dunque, a Napoli l’architettura contemporanea si è defilata nascondendosi, forse per la vergogna, nelle viscere della terra, mentre a Roma la posta è stata alta, ovvero quella di cambiare de visu i connotati alla città mondiale per antonomasia. Un surrogato rivoluzionario della sinistra realizzato attraverso l’architettura.

  26. Cristiano Cossu ha detto:

    —Conosco gli amici architetti, per i quali il volgo è ignorante e bisogna imporgli la bellezza con la forza.—
    Sandro Bari

    Mi scusi Sandro, forse ha conosciuto gli architetti sbagliati. Non siamo, per fortuna, tutti uguali. Un certo volgo ignorante e speculatore, comunque, esiste, vive, commissiona e paga opere edili in tutta Italia. E’ pur vero che trova i suoi tecnici di riferimento anche fra gli architetti, e che questi si abbassano troppo spesso ad accettare le tariffe dei geometri, e anche qualcosa in meno. Con un saluto anche al caro Bersani, pacatamente s’intende.
    In generale su Zazzà: si scherza, via… Se in un blog non si può nemmeno sbertucciare il top del top del creativismo mondiale senza essere tacciati di poca serietà, beh, c’è da preoccuparsi per la nostra tranquillità e serenità mentale… In questo spazio concessoci dal Prof. Muratore è bello fare due chiacchiere sull’architettura, e io quando faccio due chiacchiere cerco di non darmi arie da figlio di Walter Benjamin… Mangio due salatini, un’oliva, bevo un bianco secco e fresco, parlo con conosciuti e sconosciuti, e proprio con questi ultimi è bello scherzare, provare fare qualche battuta… Poi trovi sempre quello che ancora è al primo vino, e ti prende così sul serio da risponderti con un piccolo saggio in architettese.
    Consiglio a tutti più aperitivi, e solo poi di scrivere a Giorgio Muratore: penso che lui apprezzerebbe!
    saluti
    cristiano

  27. federico calabrese ha detto:

    per Dolce,

    vivo a circa 300 km da Saragossa, da piu’ o meno sette anni. ci sono stato prima, durante e ci andro’ dopo, alla Expo.
    i renderings non li ho visti, ma conoscendo chi li fa, sono sicuro che sono di ottima fattura, cerco di leggere poco le riviste, per non imbattermi in letture critiche demenziali.
    pero’ ho visto come montavano il pladur( cartongesso di cui e’ quasi interamente rivestito l’interno del ponte), poi le mando le foto del cantiere se mi passa la sua mail, cosi impara nuove cose.
    nessuna commissione ha scelto tutti i progetti, hanno fatto dei concorsi!!!
    non trovo per niente inconsistenti il palazzo dei congressi di Nieto e Sobejano ne il parco di Iñaki Alday e Margarita Jover.
    la cosa piu’ interessante il Padilgione Digitale di Carlo Ratti, italiano e bravo.
    state sempre a parlare della Hadid!!
    banali e tristi le architetture da Opus Dei di Patxi.(tutte)
    ma sta metafora del bamboo sull’acqua…ma era il padiglione della Spagna o della Cina?
    cmq grazie per la lezione magistrale di critica architettonica.Impressionante!!
    ma la passerella di Ferrater sta fuori o dentro? si e’ capito che lei e’ poliglotta, ma in italiano si dice impianti, istallazioni qui in Spagna.
    saluti da Ranillas, Aragó

  28. Davide Cavinato ha detto:

    Apprezzo il commento di Franco Di Monaco, tutt’altro che peregrino, e pure di Sandro Bari, seppure correttamente emendato da Cristiano Cossu. Il buon Cossu avrà la bontà di non volermene se dissento totalmente (opinione personalissima) dall’invito al clima da bar da tenere sul blog. Che nessuno, io per primo, voglia issarsi a novello Walter Benjamin è del tutto auspicabile, per carità, passino battute e provocazioni, ma ridurre un luogo di discussione tra i più letti della rete, in cui si parla di cose serie al punto da essere drammatiche, a una puntata del Processo di Biscardi, mi sembra proprio una pessima idea. Se è vero, come sostengo non solo io, che una via di salvezza per le nostre città e per rendere l’architettura partecipata, tema tanto caro anche a Pietro Pagliardini che qui è intervenuto, è quella di costruire pian piano una coscienza e una consapevolezza architettonica condivisa, come possiamo pensare di riuscirci se neanche tra “addetti ai lavori” si riesce a parlare IN MERITO all’architettura, ma solo CONTRO l’architettura?
    Ciò che vedo in questo blog e in molti altri da parte degli stessi architetti assomiglia sempre di più alla demonizzazione berlusconiana compiuta dalla sinistra radicale (non quella de Varter…), mai propositiva e assolutamente fine a se stessa…e abbiamo visto tutti che fina ingloriosa ha fatto.

    “…dica qualcosa di architettura…”

  29. mara dolce ha detto:

    Concorsi: e chi li decide i vincitori? una commissione o una giuria se preferisce, non stia a fare il saputello. il parco di Iñaki Alday e Margarita Jover non è terminato, quindi avrà visto il progetto. se nel complesso la “fiera” di Saragossa (come la chiama lei in catalano che stà a 300km di distanza,) tolti tre edifici le è piaciuta tanto prima durante e dopo, affari suoi . poi se ci spiegasse perchè è così importante assistere al montaggio del pladur (pladur va bene installazioni non ce lo fa passare? ma che cattivo) del ponte della Hadid ci farebbe piacere, sono sicura che lo apprezzeremmo molto di più e impareremmo tutti cose nuove, (oppure andrebbe ad avallare la tesi di Cinecittà). Ma se fosse perfino così generoso (perchè se abbiamo capito bene lei era in cantiere “prima durante e dopo” giusto?) da mostrarci le foto della quantità vergognosa di ferro che è stato impiegato (buono per farci una torre eiffel) forse imparerebbe qualcosa pure lei da questo: che per esempio una buona architettura quando è tale non spreca soldi, risorse e tempo come con l’inutile e superato formalismo del padiglione-ponte Zazá.

    quanto alla “lezione magistrale di critica architettonica” anche questi sono problemi suoi: se scambia due opinioni in blog per pretesa “critica” che le devo dire? se li legga un paio di libri così capisce la differenza. Invece quello che è veramente “impressionante” è la sua opinione (vede? ho detto opinione, mica critica o lezione magistrale ) sul padiglione de España (..)”banali e tristi le architetture da Opus Dei di Patxi.(tutte)” (..) qua la cosa che puzza d’incenso è il suo pregiudizio moralista esente da qualsiasi criterio architettonico; poi lo stereotipo Cina-uguale-bambù…questo sì che è triste..Se a Calabrese per avere un erezione gli servono le trasgressioni delle curve del “famolo-strano” della Hadid altrimenti la vita è triste e bigia – ma soprattutto impotente – con un architettura della misura, che mette a bando spreco, volgarità e spettacolarità superflue, che dobbiamo fare? ognuno ha le sue, di perversioni.

  30. mara dolce ha detto:

    un post per Calabresi che ci tiene tanto a farci sapere che lui stà a 300km da Zaragoza da 7 anni e fa su e giù nel cantiere di Zazà e che quindi è l’unico che ci può dire qualcosa di sensato sul ponte-padiglione perchè lui personalmente ha
    “visto come montavano il pladur-cartongesso ”

    “los imbéciles se toman en serio”

    (gli imbecilli si prendono sul serio)

    hasta luego

  31. Vilma Torselli ha detto:

    Mi sembra, Sandro Bari, che lei, da non addetto ai lavori e da osservatore esterno ed imparziale, abbia scattato una fotografia, impietosa ma obiettiva, di un dibattito che, date le premesse, più che ad un vivace scambio di opinioni ed un rilassante aperitivo tra amici, ha finito per assomigliare ad una rissa tra pescivendoli.
    E’ vero che la “comunanza di gusti, di intenti, di cultura” tra architetti è pura utopia, così come è possibile da parte loro “l’uso talvolta approssimativo della lingua italiana” non essendo essi inappuntabili letterati, ma è anche vero che Mara Dolce è, fortunatamente, un caso isolato.
    Cordiali saluti a lei, grazie dell’intrusione

  32. Cristiano Cossu ha detto:

    Per Davide: no Biscardi no, per quanto i primi dieci minuti della sua trasmissione siano sempre stati molto spassosi! :-))
    ciao
    c

  33. federico calabrese ha detto:

    per la Dulce
    oramai sono sicuro lei non ‘e mai stata alla EXPO, della quale non ho mai detto che mi sia piaciuta,ma lei evidentemente non sa leggere, nemmeno ho detto che il padilgione-ponte sia particolarmente interessante,semplicemente che non mi sembrava cosi da buttare, ne tanto volgare come alcune altre cose della Hadid.

    il parco e’ finito, inaugurato al principio di luglio.
    io direi:
    “los imbéciles se lo toman en serio”
    adeu

  34. luca ha detto:

    Bisogna ammettere che M.D. ha animato questo forum,……personalmente credo che la Hdid vada sicuramente rispettata come architetto, è stata capace di stupirci e di dare nuove direzioni all’architettura, il male è sicuramente la ripetitività dei suoi progetti che rischiano di inflazionare e ridimensionare anche il valore delle opere iniziali,……tutto questo non interessa solo la Hadid ma è un fenomeno ricorrente che coinvolge un po’ tutte le ArchiStar, la stessa critica puo’ essere rivolta anche a personaggi come Gehry o Libeskind i quali continuano a sfruttare questa ondata di incarichi che solo un pazzo potrebbe rifiutare,…….il problema è capire che ne sarà un giorno di questi edifici, riusciranno ancora a emozionarci come ci emozionano ancora oggi le cattedrali gotiche? Io spero vivamente di sì! Se il museo nuragico della Hadid una volta costruito non riuscirà a mantenere intatto il suo splendore formale allora diverrà veramente un problema, è difficile sbarazzarsi di una simile fusione di calcestruzzo!

  35. mara dolce ha detto:

    termino le mie vacanze con una rassicurante certezza: nel Blog di Muratore cè` qualcuno che dopo la gazzarra mette ordine, tira su le sedie fatte volare nella foga , rimette a posto i centrini, passa la cera al pavimento e poi cammina con le pattine..con discrezione, senza disturbare. Grazie Vilma Torselli, a differenza di me, come lei ce n’ è a secchiate, solo che invece di lagnare nei blog di architettura, molto più produttivamente, a una certa ora, portano in tavola la cena.

  36. pinello berti ha detto:

    Caro Giorgio,
    I più giovani non rammentano quando la Hadid vinse un anonimo concorso per un hotel in Asia, in pieno “post modernismo” durante gli anni ’80 !!!
    Pochi tra cui Peter Eisenman ed il sottoscritto si resero conto della importanza della rottura del grande inganno storicista di allora. Il barocchetto e certi epigoni in Italia imperversavano… con realizzazioni che tutt’oggi mostrano: la fine di un proibizionismo , come si diceva allora, che invece fu: l’inizio del tramonto della architettura italiana e del suo contributo nel mondo.
    Aldo Rossi, Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, furono tra i principali responsabili dell’ inizio della marginalizzazione della cultura del fare architettura italiana in europa in quanto preoccupati di vestire i panni degli “archi-stars” e foraggiare i loro studii… “tenevano famiglie…”
    Purini &Thermes, Cellini, Anselmi, Fuksas, Natalini, ma sopra-tutti: Piano’s “workshop”, più giovani, resistettero in Italia per un fare contemporaneo ee moderno.
    La critica dei Tafuri e DalCo da tempo aveva abiurato ed abbandonato gli italiani, tutti pubblicavano gli americani del nord e/o olandesi e spagnoli.
    Resistette qualche rivista come la spartana: “PARAMETRO”bolognese, “LOTUS”,
    mentre la “CASABELLA” di quegli anni era la “brochure” privata dello studio Gregotti e associati. “Domus” si occupava di design e moda.
    In U.S.A. chiudevano le testate di architettura storiche: “OPPOSITIONS”, “Progressive Architecture” per restare in vita solamente la “Architectural Record” della McGrawHill che diveniva anche la rivista istituzionale dell’ A.I.of A.
    La “Architectural Association” londinese in cui si formò Zaha Hadid sotto Rem Koolhaas, Daniel Libeskind, Bernard Schumì ed altri fu spartiacque e diga contro l’effimero post-modernista e come tutti ormai concordano, giustamente riprese il suo ruolo per la architettura contemporanea nel mondo.
    Cooper Union ed in parte Columbia U. chiuso l’I. for A. & U. S. dal 1985 di Eisenman, fecero da sponda atlantica.
    Ma questa è la storia.
    Ti ho ascoltato su “Radio Vaticana” intervenire circa la Tua opposizione alla politica della comissione della Giunta Capitolina di cui facevi parte insieme a Paolo Portohesi ed altri specie sulla questione ” pincio”.
    Ammiro la Tua coerenza.
    Cari saluti ,
    pinello berti
    Giglio porto arcipelago toscano

  37. Davide Cavinato ha detto:

    Sarà. Molti non saranno d’accordo. Ma mi sento molto in sintonia con il professor Berti. Anche se la Hadid di adesso non è sicuramente più la Hadid a cui di riferisce lui e che ha prodotto opere interessantissime sino a 7-8 anni fa, e forse la marginalizzazione della cultura architettonica italiana è stata forse sì colpa dei suddetti, ma ancor di più dei loro epigoni che per decenni hanno popolato (e popolano tuttora) le cattedre delle scuole di architettura italiane, vivendo di luce riflessa e proponendo una vera e propria minestra riscaldata priva di qualsiasi spessore critico. In ogni caso sposo in pieno lo spirito del suo post.

  38. Pietro ha detto:

    Sono molto lieto di leggere due cose:
    1) che Pinello Berti, nel suo girovagare isolano, sia finalmente approdato a Giglio Porto, che è un’amena località;
    2) che abbia preso atto che anche i grandi, algidi, puri, eticamente a posto, dotati di solido e non rubato pezzo di pergamena, architetti con cui egli ha avuto l’onore di collaborare “tengono famiglia”.
    Certo, la distinzione che egli fa è di tono alto, prettamente disciplnare, cioè sulle scelte architettoniche fatte, sulle diverse strade prese ma, guarda caso, è anche professionale, riuscendo a me difficile, ma anche a Pinello Berti pare, tenerle separate. Se è così, ed E’ COSI’, è molto meglio lasciare SEMPRE da parte giudizi moralistici e rimanere al pezzo, cioè all’architettura più che agli architetti.

    Nel merito, mi suona strano sentire che Gregotti e Aymonino si siano buttati nel filone Archistar mentre Libeskind, Hadid, Eisenmann, Koolhaas, Archistar per definizione, abbiano fatto diga contro i buzzurri scopiazzatori e abbiano riaperto la strada all’Architettura!
    Già, ma ormai lo riconoscono tutti che è così, quindi io che sto a dire! Beh, lo dico lo stesso: mi sembra che l’architettura di cui parla Pinello Berti sia quella autoreferenziale, fatta all’interno di un circolo, un grosso circolo intendiamoci, costituito senza dubbio da gente di talento che però mi sembra segua, all’ennesima potenza rispetto a prima, l’ego-architettura, supportata da media, università (a rimorchio), capitali e che è certamente vincente in Vanity Fair e nel gran circo mediatico del glamour.
    Se invece voleva dire che, dopo il post moderno, che effettivamente non avrebbe potuto che isterilirsi, è arrivato un “modo”, un “sistema” di fare architettura che è tanto vincente e globale (economicamente e culturalmente, cioè colonizzante) quanto mortifero per la gente, ma credo anche per l’architettura stessa che non esiste più come disciplina, allora sono totalmente d’accordo. Qualcuno mi spieghi, ad esempio, CityLife o il Museo di Ontario, facendone un’analisi architettonica (risparmiandomi però Leonardo da Vinci e Filarete). Sulla Hadid non necessito di spiegazioni.

    Ma temo che Pinello Berti abbia voluto dire proprio quello che ha detto.

    Saluti
    Pietro

  39. Davide Cavinato ha detto:

    Che si sia riaperta una possibile nuova strada per l’architettura, non lo si può negare. Che poi fosse una strada irta di difficoltà, non lo si può negare ugualmente. Come non si può negare che poi questa strada abbia lasciato anche segni di un certo valore, che diamine. Altro discorso è il constatare come, specialmente negli ultimi anni, tale strada abbia preso la direzione che la porta alla deriva, invece di portare rinnovamento nell’applicazione della disciplina: cosa verissima, ma bisogna distinguerla, non bisogna fare di ogni erba un fascio. Se uno disegna boiate, non si possono accusare tutti indistintamente solo perché vengono accomunati a quest’ultimo.

  40. Maria Pia Montesi ha detto:

    Sono una sprovveduta cittadina del Flaminio, non sono architetto, ma credo di amare lo stile in ogni occasione, nei rapporti umani, nell’adeguarsi alle età della vita, nelle opere. Condivido pienamente il paragone fatto da Sandro Bari: il Maxxi di Zaha Hadid è “alcatraz”, il “muro di Berlino” come dico io, spaventosamente cupo, senza aperture, grigio, divide in due le strade e il quartiere.Non ha stile, non è in sintonia con quanto lo circonda. Non posso più affacciarmi alle mie finestre, quella vista mi offende.
    Vorrei che Vittorio Sgarbi iniziasse una delle sue battaglie per cancellarlo!
    Maria Pia Montesi

  41. gabrielemari ha detto:

    Dio Mio, nooo!
    Ora pure la battaglia per buttare giù il Maxxi? Ma davvero Roma non ha altro a cui pensare se non distruggere le sue opere più recenti e costose?

    Mi vengono in mente un milione di battaglie “architettoniche” molto più urgenti…
    Esempio: facciamo una battaglia per progettare decentemente i marciapiedi? Che quelli di Roma sono quasi tutti in asfalto dissestato e percorrerli vuol dire fare lo slalom tra cassonetti maleodoranti e lampioni piantati esattamente al centro del marciapiede stesso…

  42. pi ha detto:

    Tutta la mia solidarietà a Vilma Torselli, che non conosco. Ma questa Mara La Dolce chi è? Chi la conosce? I suoi isterismi non spaventano né impressionano nessuno. E’ vero che gli accenni di rissa sono il sale dei blog, ma c’è sempre il limite della decenza.

  43. GIORDANA QUERCETO ha detto:

    Vilma Torselli noto con piacere che gli attacchi lanciati da qualcuno che ha un’ampia cultura in pavimenti cerati, pattine e piatti in tavola puntualmente serviti, lei se li scuote di dosso, con leggerezza, perchè no reagisce minimamente, come è giusto che sia, per non finire, come lei ha già sottolineato, al mercato del pesce. Ho letto per la prima volta il suo nome in questo blog, e sono risalita ai suoi articoli, per cui le volevo rivolgere i miei complimenti.
    personalmente ho grande stima dei progetti di Zaha Hadid, che considero una archistar degna dei suoi titoli, ma ammetto che la linea futuristica delle rappresentazioni inerenti ai suoi concetti, spesso spaventa.
    In ogni caso Alessandro Magno diceva che la fortuna favorisce gli audaci e “tormentare la forma” credo sia un continuo mettersi in gioco.

  44. sandro bari ha detto:

    La linea “futurista”(?) del progetto dell’autrice del Maxxi non mi spaventa. Da Romano (maiuscolo) ci vuole ben altro per mettermi paura. Nei secoli, ho digerito il Mausoleo di Adriano, il Colosseo, i barbari, i piemontesi, i muraglioni, Palazzo di Giustizia, il Vittoriano, i nuovi barbari… ci vuole altro!
    Solo che non mi spiego perché queste nuove esercitazioni non le facciano a Terni, o a Cefalù, o a Gallarate. Oppure al Trullo, o a Prima Porta, o al Torrino.
    Alessandro Magno, se fosse stato romano, avrebbe detto “chi nun risica nun rosica”. Ma qui, di risicatori e rosicatori, “tormentatori di forme”, ne siamo sazi.
    Se un architetto vuole “mettersi in gioco”, dobbiamo dargli proprio il centro di Roma per “tormentarsi”, pagato da noi? Ma è davvero questo il sito adatto per i “giochi”? Se il parere dei cittadini conta qualcosa (e lo dovrebbe, in base alla delibera Cons. Comun. n.57 del 2-3-2006 detta “della partecipazione”), perché non attuare un piccolo sondaggio prima di imporre opere dall’impatto… sconcertante?
    Cordiali saluti,
    Sandro Bari

  45. marco ha detto:

    Mara dolce… a mio giudizio, semplicemente demenziale, inutile e banale

  46. sergio 1943 ha detto:

    marco, ti voglio bene…come volevo bene a Gino Bartali quando ripeteva, su ogni questione: “L’é tutto sbagliato! L’é tutto da rifare!”. Come il grande ciclista, su ogni questione, intervieni con il tuo: “L’é tutto banale!” e, come Tomassino, l’indisponente figlio di Luca Cupiello, continui imperterrito a riaffermare: ” Nun mi piace o’ presepe!”.

  47. Biz ha detto:

    Zaha Hadid è semplicemente una stilista. Campionessa del tentativo di ridurre l’architettura a stilismo, design ecc.
    Per questo va forte, è molto promossa dai media ecc.
    Brava stilista.
    Quindi, è falso e fallace criticarla sul piano dello stile (“è una tamarra”, “ha annoiato (nessun rinnovamento fra la collezione inverno 2006 e estate 2008)”).
    Sono critiche che lasciano il tempo che trovano, e che prestano il fianco a controcritiche del tipo “siete solo dei frustrati perchè mentre IO faccio cose importanti, voi fate cuccie dei cani .. buoni, perchè non avete le unghie abbastanza forti, totò merumeni del cazzo, (Gozzano Nietzche)”

    Il punto è un altro: opporsi alla architettura come mero design, prodotto di consumo, alla stregua di un abito, un paio di scarpe …

  48. Marco ha detto:

    Bè… il fatto che io dico “nun me piace”, ed è un giudizio personale… su commenti che invece sono:
    “è tutto sbagliato… non va bene niente è tutto da rifare… lasciamo le cose come erano… no al nuovo no all’innovazione… (paura di cambiare?)”
    insomma luoghi comuni… tipo “se stava meglio quando si stava peggio”…
    Comunque è logico che chiunque scrive in questo blog deve anche essere disposto a prendersi delle sonore critiche.
    Anche io le/ti voglio bene caro SERGIO…

  49. pittopotti ha detto:

    vi invito a vedere il sito dell’architetto (così dice )Querceto http://www.giordanaquerceto.com/ che qui interviene per dire che conosce gli scritti della Torselli e che manifesta sdegno per le parole della Dolce, all’accorato appello si accoda l’architetto Pi.
    vi comunico che appoggio toni e contenuti della Dolce e che il sito della Querceto mi ha provocato ripetuti attacchi di colite.

    con la presente volevo inoltre testimoniare sull’indubbia l’utilità del tifo anonimo per uno o per l’altro nei blog. saluti

    maradolce@hotmail.com

  50. pi ha detto:

    Gli attacchi di colite ripetuti, uniti al linguaggio inspiegabilmente aggressivo e trucido della Dolce, testimoniano uno stato di profonda sofferenza che ha certamente radici che vanno al di là delle questioni trattate e che meritano da parte di tutti prudenza e comprensione.

  51. Pietro ha detto:

    Perchè pittopotti il sito di giordanaquerceto ti provoca colite?
    A me, che già una volta ci ero capitato, mi ha reso invece allegro. Un bel volto solare, una ragazza che gira per il mondo, una che si racconta senza alcuna protervia così, semplicemente, come se interessasse a tutti. Mi sembra che dimostri ottimismo e vitalità.
    Che male c’è? Non ci dice mica di essere un grande architetto superiore a tutti gli altri!
    E poi…se si comincia a fare l’analisi del sangue a tutti quelli che lasciano un commento, se si scende sul personale diventa un massacro, un posto da lavandaie, un luogo da cui stare alla larga.
    Evviva giordanaquerceto
    Saluti
    Pietro

  52. mara dolce ha detto:

    registrando che nei blog c’è ancora chi interviene unicamente sui pettegolezzi e nient’altro (vedi Pi con il tifo, la Querceto per fare i complimenti alla Torselli, quel Marco alias-molto-altro che dice bello/brutto come una creaturella dell’asilo, ect), mi trovo invece d’accordo con quel Pietro che ha postato il Venerdì, 22 Agosto 2008 alle 12:11:24 in risposta al sempre stimolante Pinello Berti, (con cui non concordo quasi su niente, ma le sue sono osservazioni stimolanti e colte). Ritengo infatti, che la generazione (tra cui Hadid) venuta e intervenuta dopo il post modernismo, non costuisca di per sè una certificazione in automatico di autorevolezza architettonica, nè che abbia marcato la direzione “giusta”dell’architettura contemporanea. Non si può decidere che “è bene” solo perchè ha interrotto l’errore catastrofico del post-moderno senza entrare nel merito dei criteri architettonici. Vede Pinello Berti, in tutti i suoi interventi, lei ragiona da storico, non da architetto, perchè non entra mai nel merito del progetto? Ritengo piuttosto l’arch. della Hadid uno sperimentalismo della forma che si è asaurito nella novità dei primi rendering fatti con i gessetti, bene sarebbe stato averci fatto i quadrucci e nient’altro.

    saluti
    md

  53. pi ha detto:

    Va già un po’ meglio, signora Dolce, vede che le critiche sui suoi modi un certo effetto l’hanno avuto? Certo ancora c’è da fare: chi ha mai sostenuto che chiunque abbia superato il postmodern automaticamente è diventato autorevole? E come si fa a marcare la direzione “giusta” dell’architettura contemporanea? E che cosa sono i “criteri architettonici”? E poi questa sua ossessione con la Hadid, che dovrebbe limitarsi ai “quadrucci”, …andiamo!

  54. Davide Cavinato ha detto:

    Pinello Berti non entra nel merito del progetto? Ma perché non lo fa Mara Dolce? Sono curiosissimo di sentire gli argomenti che ha da portare a sostegno delle sue invettive (e come lei tutti gli altri, sia i pro che i contro).

  55. gabrielemari ha detto:

    Proprio oggi parlavo con un collega (studente) dei progetti della Hadid.
    Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la Hadid ha poco da dire. Non è un cattivo architetto, intendiamoci… Solo che andare a vedere un edificio di Zaha Hadid è come andare al cinema a vedere Hulk o Iron Man: due cinefumetti divertenti e accattivanti, ma appena esci dal cinema, dopo aver visto effetti speciali per due ore, non senti proprio il bisogno di rivedere il film.
    Solo che un’architettura dura per decenni, non quelle poche settimane che la pellicola rimane nelle sale…

  56. Giancarlo Galassi ha detto:

    Le osservazioni di Gabriele Mari e del collega coincidono, guarda un po’ a 25 anni di distanza, mese più mese meno, con quelle della noiosa ma intelligente Casabella di Gregotti (aveva un palloso progetto di resistenza, un’idea faticosa di ricerca della modernità in architettura) che a commento dell’esito del concorso The Peak di Tokio esaltava il progetto vincente come il giusto riconoscimento che la cultura moderna finalmente tributa a Hanna e Barbera e ai cartoon dei Pronipoti.

    Una recensione a volte dura quanto un’architettura!

    Gabriele Mari, in confidenza, mi hai ricordato, per qualche neanche troppo complicata associazioni di idee, Wenders sull’aereo che lo porta in Giappone in “Tokio ga”, quando la sua voce si sovrappone alle battute di Katharine Hepburn sugli schermi e stronca senza appello “Sul lago dorato” e un certo genere di film di successo.

    E’ proprio vero che certi architetti si credono di fare le rock star per arditezza avanguardistica con l’esito di fare il paio con i Rolling Stones utilizzati come musichetta d’attesa al telefono.

  57. Giancarlo Galassi ha detto:

    E per la serie “chi s’accontenta…” eccovi anche la suoneria dei Rolling Stones al “telefono”. Una canzone in cui Marco Dolcetta riconosce sancita la fine delle avanguardie, cito a memoria: il testo si può interpretare come “meglio essere ricchi che all’avanguardia. Addio utopia”.

    Anno 1969.

    You Can’t Always Get What You Want

    I saw her today at the reception
    A glass of wine in her hand
    I knew she would meet her connection
    At her feet was a footloose man
    Now, you can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    But if you try sometime
    You’ll find
    You get what you need
    I saw her today at the reception
    A glass of wine in her hand
    I knew she was gonna meet her connection
    At her feet was a footloose man
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    But if you try sometime
    Well you might find
    You get what you need
    Oh yeah
    All right baby
    Yeah
    And I went down to the demonstration
    To get my fair share of abuse
    Singing “We’re gonna vent our frustration
    If we don’t we’re gonna blow a fifty amp fuse”
    Sing it now
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    But if you try sometime
    Well you just might find
    You get what you need
    Oh yeah
    Hey baby
    Yeah
    I went down to the Chelsea drugstore
    To get your prescription filled
    I was standing in line with Mister Jimmy
    And man, did he look pretty ill
    Sing it now
    We decided that we would have a soda
    My favorite flavor, cherry red
    I sang my song for Mister Jimmy
    Yeah, and he said one word to me
    And that was “dead”
    I said to him
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    But if you try sometime
    Well you just might find
    You get what you need
    All right
    Yeah
    I saw her today at the reception
    In her glass was a bleeding man
    She was practiced at the art of deception
    I could tell by her bloodstained hands
    Sing it now
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    But if you try sometime
    Well you just might find
    You get what you need
    Oh yeah
    All right
    Yeah
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    You can’t always get what you want
    Ah but if you try sometime
    You just might find
    You just might find uh find
    That you get what you need
    Oh yeah
    All right
    Oh baby
    Oh baby

    Non Puoi Avere Sempre Ciò Che Vuoi

    L’ho vista oggi nella sala d’aspetto
    Con in mano un bicchiere di vino
    Ho saputo che avrebbe preso la coincidenza
    Ai suoi piedi c’era il suo uomo indipendente

    No, non puoi avere sempre ciò che vuoi
    Non puoi avere sempre ciò che vuoi
    Non puoi avere sempre ciò che vuoi
    Ma se cerchi a volte trovi
    Ottieni ciò di cui hai bisogno

    Siamo arrivati fino alla dimostrazione
    Per avere la tua giusta parte di abuso
    Cantando “sfogheremo la nostra frustrazione
    Se non lo faremo perderemo la pazienza”

    Non puoi avere sempre ciò che vuoi
    Non puoi avere sempre ciò che vuoi
    Non puoi avere sempre ciò che vuoi
    Ma se cerchi bene a volte potresti proprio trovare
    Ottieni ciò di cui hai bisogno

    Sono andato al drugstore di Chelsea
    Per eseguire le tue commissioni
    Stavo facendo la fila con Mr. Jimmy
    E sembrava abbastanza malato
    Abbiamo deciso che avremmo preso una bibita
    Il mio gusto preferito, ciliegia rossa
    Ho cantato la mia canzone a Mr. Jimmy
    Sì, e mi ha detto una cosa,
    e gli ho detto che era morto

    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Ma se cerchi a volte potresti trovare
    Ottieni ciò di cui hai bisogno

    Ottieni ciò di cui hai bisogno, sì, oh baby

    L’ho vista oggi nella sala d’aspetto
    Nel suo bicchiere c’era un uomo sanguinante
    Lei era abile nell’arte delle delusione
    Potrei dirlo dalle sue mani sporche di sangue

    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Ma se cerchi a volte potresti trovare
    Potresti trovare
    Ottieni ciò di cui hai bisogno

    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Non puoi sempre avere ciò che vuoi
    Ma se cerchi a volte potresti trovare
    Potresti trovare
    Ottieni ciò di cui hai bisogno

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