Sul Pincio …

pincioparking

… “Quella terrazza del Pincio sembra un palco eretto dalla mano dell’uomo riconoscente, per ammirare lo spettacolo più grandioso che un Dio d’amore possa offrire alle sue creature. Si, riconoscente, o mio Dio, ché a distoglierci dalla frivola malignità e a infonderci un sacro disprezzo insulsamente inutile la nostra vita, ci donasti questo sterminato oceano di luce, quest’aria pregna dell’olezzo dei fiori, quell’infinita richezza di colori e di forme in cui la nostra anima si scuote e si adora!” …

A. Gide, Les nuorritoures terrestres, Paris, 1897.

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5 Responses to Sul Pincio …

  1. gabrielemari ha detto:

    A volte gli argomenti di questo blog e dei suoi lettori mi sembrano un po’ “Sgarbiani” (e non è un complimento, scusatemi).
    Per fare una sintesi, quello che si legge più spesso è:
    – la città va bene così com’è (o come era fino a qualche decennio fa), non cambiamo niente
    – recuperiamo tutto, non costruiamo nulla
    – il centro storico e l’architettura storica sono immutabili, anche nelle funzioni

    Io non mi ci ritrovo.
    E’ vero che in Italia ogni occasione è buona per speculare in barba alla qualità dell’architettura (ma non è che il resto d’Europa sia il paradiso…), però l’architettura (gli architetti?) non può pensare di essere al di sopra dei meccanismi economici, perché così semplicemente perde!

    Il resto del mondo è fatto di città molto più dinamiche delle nostre, solo noi Italiani ci facciamo le paranoie se qualcuno decide di spostare un mattone dal punto dov’era stato collocato 50 anni fa… E non mi pare proprio che questo atteggiamento abbia prodotto risultati esemplari.

    Proprio ieri ho parcheggiato a 2 passi dal fu velodromo. Mi dispiace che non ci sia più, ma non ho potuto fare a meno di notare che il quartiere dell’EUR è uno dei più belli di Roma, con una qualità degli spazi “ordinari” che il resto di Roma neanche si immagina… E non c’è bisogno delle casette di marzapane di Krier per avere dei luoghi a misura della gggente.

    Insomma, io tutto questo risentimento nei confronti del “nuovo che avanza” non ce l’ho.
    Dovrei averlo per essere un buon architetto? Non so. Parliamone…

  2. manuela marchesi ha detto:

    Caro Professore, tutti abbiamo fatto la stessa sconsolata e incazzatissima fotografia, trattenendo il fiato in attesa di deliberazioni sensate…Per scaramanzia, e come me credo anche altri frequentatori del Suo blog, non ho voluto fare alcun cenno alla sua nomina a “Saggio ” nella commissione Pincio.
    Evidentemente le ragioni della saggezza restano inascoltate, quasi fossero fole antiprogresso, e il vero buon senso è deriso……..Che dire?
    Quanto ancora si dovrà scontare la megalomania della Giunta uscente (che all’epoca votai perché non me la sentivo di fare diverso)? Non ho votato nemmeno questa attuale, ho sperato in altro, ma è andata così, e le analisi politiche dureranno molto ancora.
    Adesso cosa ci aspetta ancora?
    C’è da augurarsi che, vista la stretta economica, non cadano ancora
    soldi a pioggia su Roma, come è successo dal Giubileo in poi.
    Ed è con il Giubileo del 2000 che la città è stata via via pensata per turismo, spettacoli, riqualificazioni, restauri di varia levatura.
    Ed è da allora che hanno preso piede le ritinteggiature delle facciate con il famoso color “cacca di cicogna”, e basta prendere una vecchia cartolina di Trinità dei Monti o di Piazza Navona per vedere cosa sia successo ai colori di Roma.
    E basta girare per i quartieri “fighi”, dal centro alle periferie “in”, per inciampare in mille tavolinetti e in molti mangifici che manco un bicchiere d’acqua mi fiderei a prendere…
    Però la città “ha assunto un profilo internazionale”, vuoi mettere!
    E nelle periferie il consenso era all’ 80%, tant’è che le periferie lo hanno trombato, perché trattate a “panem et circenses”
    E con i nuovi eletti rispunta fuori l’annosa questione del parcheggio di Montecitorio perché “così come sta è un’indecenza”…
    E poi c’è tutto quello che non conosco e che non vedo coi miei occhi ed è tantissimo…

    Da leggere:
    “Corriere della sera” – 22 luglio 2008 – cronaca di Roma –
    “Architetture e mode- Andrea Doria il mercato omologato.

    “Sulle facciate delle case popolari del Trionfale il tempo ha scritto i propri segni. Come in uno spartito che fonde le dissonanze, l’architettura ha finito per generare, qui, una qualche quotidiana armonia che gli abitanti colgono come identità. Un sentimento di appartenenza che va letto con leggerezza anche nell’ironica messinscena dei suoi architetti, nella romanità di De Renzi, nelle citazioni neomedievali dei casermoni ICP.
    Le forme di questi edifici si impastano, infatti, nella memoria e generano l’immagine ospitale del quartiere, il magma caldo di tante storie di architetture illustri od oscure che rifluscono in una forma urbana unitaria, capace di accogliere il caos della vita contemporanea.
    Una forma che sembra spezzarsi, oggi, per la violenza delle nuove, lucide pareti che già si allungano, brutali, tra le vecchie quinte di via Andrea Doria, a conclusione di una travagliata vicenda edilizia iniziata con la demoliozione del vecchio mercato e la gara di projet financing del 2002 per la sua ricostruzione, con l’aggiunta di sei piani di uffici e servizi privati.
    L’occhio non riesce ad abituarsi a queste forme, né la mente riesce a comprendere per quali ragioni il familiare carattere plastico e murario del quartiere sia stato sostituito dalla banalità del vetro a specchio, dai segni di un’ omologazione disinvolta e sguaiata che rende ormai simile la periferia di Atene a quella di Hong Kong.
    Queste scintillanti vetrate non indicano , in realtà, la modernità che irrompe nella città e rinnova i tessuti, ma l’indistinto che ne mina la qualità, che scardina il legame cordiale tra le forme degli isolati.
    Ed è un destino singolare che questa architettura/astronave, che non cerca una propria strada originale e preferisce raccogliere i cascami delle mode internazionali, sia atterrata proprio tra il cinema Doria e la “Casa dei Bambini” in via Ruggero di Lauria, tra due autentici capolavori che Innocenzo Sabbatini ci ha lasciato come esempi di una civile, affettuosa architettura di quartiere.”

    Alla prossima

  3. gabrielemari ha detto:

    manuela, ti prego! Se vuoi sapere che è successo ai colori di Roma lascia stare qualsiasi cartolina e vai a guardare qualche veduta di Gaspar Van Wittel!
    E menomale che la maggior parte degli edifici ha abbandonato quei marroni cupi tipici delle tinte ottocentesche, non certo del 600…

  4. manuela marchesi ha detto:

    Mi toccherà andare a Palazzo Braschi per farmi una ragione…ma il color “……..di cicogna” appiattisce i volumi delle architetture, a mio avviso. questione di materiali impiegati o di abaco delle tinte mal consultato, fatto si è che lo stesso colore lo si ritrova indifferenziato proprio nelle facciate più importanti, e principalmente senza tenere in giusto conto lesene, cornici, architravi e così via. Per i miei occhi non ci sono più rilievi, mi si perdono nel candore generale.
    Mi pare che siano state perse le scale cromatiche… e con questo non ho nostalgia dei marroni cupi alla “piemontese” che, per inciso, non sono neanche torinesi…
    ciao Gabriele Mari, andrò a dare i soldi del biglietto a Pal. Braschi…

  5. manuela marchesi ha detto:

    “Villa Borghese, scavi scempio”
    Le ruspe dell´Acea in via Pinciana. Dovrebbero proseguire fino alla Fontana dei Cavalli marini. Parcheggio del Pincio: polemica Cicchitto-Giro
    di Laura Mari
    Un cantiere che rischia di distruggere il patrimonio naturalistico di uno dei parchi storici più importanti d´Italia e d´Europa e che procede nonostante siano stati ritrovati importanti reperti archeologici di epoca romana. Un lungo scavo che, insieme ai lavori per il parcheggio del Pincio, potrebbe deturpare l´assetto di Villa Borghese.

    Da alcune settimane, infatti, lungo via Pinciana, all´angolo con via Puccini, sono iniziati i lavori per la realizzazione, da parte dell´Acea, di un acquedotto destinato ad alimentare il quartiere Parioli. Un progetto che ha sollevato le perplessità dei residenti e dei frequentatori della zona, nonché dell´associazione Amici di Villa Borghese, che da anni si batte per la tutela del parco.

    A suscitare le proteste dell´associazione è il fatto che per realizzare l´acquedotto i mezzi pesanti dell´Acea apriranno delle voragini all´interno del parco storico: da via Pinciana raggiungeranno largo Trombadori e, proseguendo verso la Fontana dei cavalli marini e il tempio di Faustina, scenderanno attraverso la Valle dei platani, violando così un paesaggio storico protetto, mettendo a rischio anche le radici affioranti e sotterranee degli alberi monumentali che furono piantati all´inizio del ‘600 da Savino da Montepulciano, il giardiniere del cardinale Borghese.

    Non solo. Nelle scorse settimane le ruspe dell´Acea hanno portato alla luce alcuni reperti di epoca romana. E gli archeologi della sovrintendenza hanno scoperto, a cinque metri di profondità, un mausoleo che conteneva un colombario romano con affreschi ben conservati.

    Poiché però il progetto dell´Acea prevede che l´acquedotto venga realizzato ad una profondità minore, il colombario è stato immediatamente ricoperto e il cantiere è ripartito. In compenso, è stata salvata dall´oblio una splendida urna cineraria con un´epigrafe. L´urna è stata portata al Museo delle Terme, dove sarà restaurata ed esposta.

    E intanto prosegue la polemica sul parcheggio del Pincio. Per il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto “Italia Nostra ha ragione ad essere contro”. Gli risponde il sottosegretario alla Cultura Francecso Giro: “Non faccia pressioni”. Infine Carlo Ripa di Meana di Italia Nostra: “Se non li fermiamo sbancheranno tutta la collina”.

    da: “la Repubblica” – Cronaca di Roma – 4 agosto 2008 –

    Stiamo messi così, ché le cose si fanno coi paraocchi, ad essere gentili, e in tutta mancanza di rispetto dovuto al patrimonio artistico, paesaggistico, culturale e, perché no, affettivo della città e dei suoi cittadini e anche dell’umanità, UNESCO insegna e insignisce.
    Siamo amministrati da una genìa di para..li ignoranti, iscritti tutti al “Partito del cemento”, che a bella posta lavorano per compartimenti stagni e se ne impipano dei danni irreparabili che continuamente fanno.

    Questa ultima chicca si aggiunge alla storia del Pincio, che vede Fabrizio Cicchitto unirsi alla causa “no-parcheggio” di Italia Nostra. Chapeau a Cicchitto, anche se non mi è molto simpatico, ma almeno stavolta è dalla parte corretta per una causa la cui correttezza è specchiata.

    Vedo una deriva pericolosa e ottusa, che rischia di dissolvere lo stesso patrimonio che porta nelle casse di Comune, Regione, Stato e commercio, un sacco di soldi.
    Oppure lo scivolo conduce alla parodia della cultura, al “tanto che c… ne sanno i turisti di come era bello, a loro “gli” va bene comunque, tanto sono venuti a Roma, hanno fatto le foto e comperato souvenirs (fatti chissà dove)…
    “Oh Capitano, oh mio Capitano!…”

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