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Non troppo.
Anzi! Troppo normale! Inteso come capacità di dare misura, ordine e “norma” a un ambiente urbano altrimenti senza qualità.
A proposito di ambiente urbano capace di dare una risposta corretta, in termini di omogeneità di linguaggio, di capacità di rappresentazione e di buon uso dei materiali, vorrei spezzare una lancia a favore del quartiere di Torre Spaccata che si impernia su Viale dei Romanisti. Per me sta ad un livello molto superiore delle varie Romanine, Tor Pagnotte, Porte di Roma ecc. ecc.
Edificio “fortunato”, pronto per ricevere cappottino secondo leggi vigenti di contenimento energetico e classificazione obbligatoria con documentazione tecnica a firma certificatore autorizzato…
mandi.
certo, poi uno vede le piante con tutte le stanze trapezoidali, e tanto normale non sembra…
Mando.
Perchè no? Alla fine del ciclo possiamo tornare, secondo la legge dell'”eterno ritorno”, all'”incipit”. Possiamo tornare, finalmente acquietati, all’archetipo della casa in cui l’unico valore del “costruito” é la necessità, l’ archi-tettura, intesa come un semplice sostegno e una semplice copertura. L’Architettura é invece parola ambigua che dice tutto e il suo contrario, che ci fa ronzare senza costrutto in questo blog, come mosche impazzite dentro un contenitore, cercando di superarci l’un l’altro in artifici retorici che non spiegano e non ci spiegano. L’esquimese che costruisce il suo igloo, il bantù che rizza il suo tucul, Romolo che pianta i pali di sostegno della sua capanna, il dauno che costruisce il suo trullo, non ha coscienza se la sua opera é bella o brutta ma sa che é necessario sia sempre così; non si chiede, perchè non conosce la domanda, se, nel mentre si affanna per proteggere la propria famiglia dalle intemperie , si sta esprimendo in linguaggio classico, neoclassico, razionalista, post-modernista, decostruttivista e via cantando con tutti gli -ismi che ci confondono nel momento stesso che cerchiamo di codificarli. Potremo forse distinguerci dai nostri progenitori perchè, non potendo rinunciare, come dice Emanuele Severino, alla Tecnica, saremo soddisfatti e felici quando il nostro edificio si esaurirà nella necessità di “un cappottino secondo leggi vigenti di contenimento energetico e classificazione obbligatoria con documentazione tecnica a firma cerificatore autorizzato” su un semplice cubo con copertura a due falde (quattro falde già sono un azzardo!). A questo risultato forse tendeva Aldo Rossi quando, nei suoi libricini, immaginava in punta di penna il più semplice degli edifici con l’unica decorazione di una bandierina segna-vento. Giunti a questo punto potremo fare a meno dell’Architettura, delle Facoltà di Architettura, dei Professori di Architettura, dei Maestri dell’Architettura, delle riviste e dei libri di Architettura, dei critici di Architettura e soprattutto…degli Architetti. Basteranno, se necessario, dei tecnici con la T minuscola. Se solo si azzarderanno a voler lasciare un loro segno, una loro modanatura sul semplice cubo con “cappottino” verranno accecati e gli si amputeranno entrambi le mani (volendo potremmo anche mozzar loro il naso!)!
mettere l’iSolamento termico a quelle facciaTe (come agli ormai perduti fronti tronchi del corviale) e cancellare la muRatura in scapoli di tufo e cOrsi di mattoNi come nei casaletti preesistenti a 50 mt di distanZa sarebbe una bella mossa da perIti del significante e del sembiante con la maiuscola.
Non vogliamo parlare , luca, di quell’altro anormale, dall’alieno nome anglo-gallese, quel Lloyd Wright che disegnava le stanze con un “modulo” esagonale (ahi! parola quanto mai esecrabile!)? Quanto più consone a un più umano modo di vivere o sopravvivere le celle su “modulo” quadrato (no! non voglio vederlo! declamava Gassman!) del carcere minorile di Porta Portese che ho avuto modo di riapprezzare in una ripassata del film “Sciuscià”!
Troppo fortE! Oramai i meSsaggi in quesTo blog, dAta la situazIone Dell’arte, sono cosI’ ermetiCi che si usAno i sistemi da Zero ZerO sette!