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Riflettendo … sul contesto …
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vorrei ricordare che l’architetto Passarelli abita nella casa di fronte a quella da lui costruita, una bella solida casa elegante del centro di Roma; forse questo gli consente di ammirare spesso la sua opera e di esserne fiero. O forse questo gli consente di rifarsi subito gli occhi quando chiude la finestra.
Noi che non abbiamo la stessa possibilità, possiamo solo passare da un’altra strada.
Adelaide ha lasciato il miglior commento in assoluto sull’argomento che va avanti da settimane: noi architetti progettiamo la modernità ma, appena possiamo, ci prendiamo una bella casa nel centro storico, meglio un palazzo se abbiamo maggiori disponibilità, oppure un bel casolare vecchio in campagna, meglio una villa con parco.
D’altronde certe cose il popolo non le può apprezzare…. bisogna essere architetti…!
La modernità la lasciamo ai clienti e a chi se la deve ciucciare passandoci davanti.
Non c’è chiacchiera teorica capace di spiegare meglio l’architettura moderna e l’onestà intellettuale della categoria.
Dopo Adelaide l’argomento mi sembra esaurito.
Pietro
passarelli abita nella casa di famiglia.
coi sensi unici è difficile passare da altre strade. la casa in questione usata come bersaglio mi pare assolutmente inadatta. per quanto possa non piacere, non è certo una nuvola
Preferirei la Farnsworth House, lascio a Voi il Centro Storico Italiano e le sue coche cole, i suoi kebab…
Si potrebbe fare un sondaggio, ognuno sceglie la casa documentata nella storia dell’architettura senza limiti di tempo, dove vorrebbe abitare.
Meglio così Gavino !
Uno di meno in fila per acquistare l’attico in centro !
Saluto
Io soggiornerei molto volentieri nella palazzina a via Panama di Ugo Luccichenti, quella con il lotto triangolare.
Anche se sarei propenso a cambiar casa ogni anno.
caro pietro,sono adelaide 33 ( tua mamma o nonna come vuoi ) e devo dirti qualcosa a proposito di quello che ha notato gianni accasto: spero di non deluderti, ma anch’io ho la “casa di famiglia”, ce l’aveva mio padre e ce l’avevano i miei suoceri, ma questo mi sembra non cambi il discorso: si può avere delle “case” e continuare a fare delle case anche per gli altri : non vecchie, non copie mal riuscite, non rifacimenti di cornici e decorazioni (non più compatibii con il progetto, il cantiere, e la città e la cultura contemporanea,) ma pur sempre delle “case”, non “parti” singolari dei singoli architetti, ma continuità della cultura di tutti. ti ringrazio adelaide
Un altro luogo di soggiorno d’epoca, romano, giusto per provare, un mese direi va bene “è ” la villa sui colli Parioli ad opera di Paniconi e Pediconi. Peccato che non esista più…
tanto sognare per sognare… voliamo in alto
Ormai è un post ad uso personale eh eh
Dove proprio non si è sentita la necessità del contesto… altra residenza, molto impegnativa, dove andrei tranquillamente due o tre anni, così come pied à terre, è una villa nei pressi del Celio, immersa nel verde, con giardino all’italiana. L’edifico è in stile rinascimentale, un’opera di Emilio Lancia, un gusto passato per essere degli anni Trenta. Sorta come residenza privata, non ho idea attualmente cosa sia diventata, e se resista ancora intatta. Architettonicamente non fa testo nella storia dell’architettura moderna, il suo prestigio sta nella sua posizione e monumentalità. Ma mi accontento… non si può avere tutto…
Ah! poter alzarsi la mattina a Bear Run e affacciarsi dalla terrazza di “fallingwater” in un mattino d’autunno durante il “fall foliage”, mentre le foglie giallo-oro e rosso-cremisi, galleggiando, vengono portate via dalla corrente. Poi, che c’entra, mi piacerebbe risvegliarmi dopo una pennichella estiva e affacciarmi dalla terrazza della “Malcontenta” mentre l’aria risuona del frinire impazzito delle cicale e le chiare acque del Brenta riflettono il vagare di leggiadre nuvolette. Comunque rimpiango ancora la vecchia casa colonica di mio nonno, alta sul mare Adriatico, dove passavo fanciullo le vacanze estive. Mi svegliavano i primi raggi di sole sorgente all’orizzonte e il cinguettare dei rondinotti nei loro nidi di fango sotto le travi del tetto. Il crudele progetto di un’autostrada ha spazzato via tutto. La famiglia, contenta di poter sfruttare un architetto appena laureato, mi ha dato modo di fare il mio primo progetto. Non so che cosa ho combinato ma sono ancora contento che da una terrazza posso controllare la mattina se il mare é in burrasca e che dalla terrazza posteriore posso vedere il paese, alto sulla collina, illuminarsi, una luce dopo l’altra, al calare del sole.