Giuseppe Strappa … che scopriamo nostro assiduo, attento e, peraltro, assai irascibile lettore … dopo un primo intervento piuttosto risentito … (e non capisco ancora bene il perché …) rispondendo, questa volta con maggior pacatezza, all’intervento di Sergio Cardone … e smessi i panni del vendicatore della 270 … così commenta, a sua volta:
“Caro Cardone,
credo che lo scopo di una riforma, oggi, dovrebbe essere quello di far funzionare dei veri laboratori composti da più discipline, come è stato sperimentato (non sempre nel modo migliore) in alcune facoltà (Torino, ad esempio).
Il vantaggio non è soltanto la riduzione del numero degli esami, ma soprattutto la formazione dello studente architetto alla sintesi: capire che ruolo ha la tecnologia nella forma architettonica, come vengono finalizzati al progetto gli studi di scienza delle costruzioni, come la tecnica di rappresentazione intervenga nel metodo di progetto.
Nelle nostre facoltà la tecnica delle costruzioni, ad esempio, viene spesso “subita” dallo studente. Questa disciplina viene in genere insegnata seguendo una logica professionale: si inventa la forma e la si realizza attraverso la tecnica (il calcolo, il dimensionamento delle sezioni ecc.). La tecnica serve all’esecuzione, interviene nella fase finale. Per un architetto la tecnica dovrebbe invece intervenire dall’inizio, costituire parte integrante delle scelte progettuali. Un laboratorio di progettazione e realizzazione insieme, per dirne una, potrebbe servire a insegnare meglio le due cose, ponendo anche problemi di metodo e, magari, coinvolgendo di più lo studente.
Non dico una cosa nuova. Se ti rileggi quello che scrivevano i fondatori della Scuola di Architettura romana del ’23 vedrai che la pensavano allo stesso modo, che tutti gli insegnamenti ruotavano intorno al progetto. E’ questo l’insegnamento che ne dovremmo trarre!!!
Purtroppo oggi la logica non è più quella di una scuola, ma di una facoltà costituita da discipline autonome.
E’ vero quello che dici: ogni riforma è figlia del proprio tempo. E ogni disciplina, nell’età delle specializzazioni, si arrocca infatti intorno ai propri interessi e il dialogo è, di fatto, quasi impossibile. I motivi non sono sempre le carriere e il potere accademico. Chi ha studiato e insegnato per decenni storia, tecnica o disegno ritiene che la propria materia sia il centro del mondo. Anche questo è un portato dei tempi.
Mi fermo qui per non tediare oltre i frequentatori del blog.
Ma lasciami dire che la voce degli studenti, in questa delicata fase di transizione, è molto fioca e si riduce spesso ad un mugugno sugli esami.
Saluti”
G.S.
Tutto sommato … una posizione condivisa … da sempre …
anche se ‘sta “centralità del Progetto” … mi sembra di averla sentita … da qualche parte … qualche altra volta … comunque … repetita …
certo che chi ha “studiato e insegnato per decenni” …
la progettazione …
magari … “ritiene che la propria materia sia al centro del mondo” …



